| Intesa Sanpaolo: rapporto sull’economia e finanza dei distretti industriali 2011 |
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| Mercoledì 08 Febbraio 2012 | |||
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Il Consigliere Delegato di Intesa Sanpaolo Enrico Cucchiani e il ChiefEconomist Gregorio De Felice hanno presentato la quarta edizione del Rapporto annuale che ilServizio Studi e Ricerche della Banca dedica all’evoluzione economica e
finanziaria delle impresedistrettuali. L’analisi riguarda i bilanci aziendali per il triennio 2008-10 e comprende quasi 13.000imprese appartenenti a 139 distretti industriali e circa 36.000 imprese non distrettuali specializzatenei settori produttivi rilevanti per gli stessi distretti. Sono poi riportate le stime sui risultati di bilanciodelle imprese nel 2011 e le previsioni per il biennio 2012-13. Il Rapporto si sofferma, infine, sui segnalidi trasformazione del mondo distrettuale, in particolare in tema di evoluzione delle strategie finalizzate arafforzare la competitività. Risultati 2010- Il fatturato delle imprese dei distretti nel 2010 è cresciuto dell’8,3%, un valore superiore a quello delleimprese non distrettuali, pari al 6,6%. Su tale differenza ha inciso soprattutto la più pronunciatapropensione a esportare delle imprese distrettuali, che le ha premiate in un anno di ripresa delladomanda mondiale, a fronte di un mercato interno rimasto debole. Il fatturato 2010 è tuttavia ancora del10,6% inferiore rispetto ai livelli registrati nel 2008; il divario è leggermente più pronunciato nelle areenon distrettuali (-11,5%).Anche sul fronte dei margini di profitto, il 2010 ha rappresentato un anno di recupero solo parziale. Intermini di margini operativi netti (in % del fatturato), le imprese dei distretti hanno recuperato 0,6 puntipercentuali, all’incirca la metà di quanto perso dai livelli del 2008. Le imprese non-distrettuali stannoavendo tuttavia una ripresa più lenta (il livello del 2008 è distante ancora un punto).Il recupero di redditività e crescita non si è tradotto in un ridimensionamento significativo delladispersione dei risultati tra le diverse aziende che, sia nei distretti sia nelle aree non distrettuali, sonorimasti molto polarizzati. In termini di EBITDA margin, la distanza tra le imprese migliori e quelle peggioriè stata pari a circa 20 punti percentuali (+15,7% per le migliori e -3,9% per le peggiori). In termini divariazione del fatturato il differenziale tra imprese migliori e peggiori si è addirittura ampliato.Proiezioni al 2011 e previsioni per il biennio 2012-13- 2011: aumento fatturato 8,5%; 2012-2013: previsioni di crescita piu' contenute. Nel 2011, sulla base delle stime contenute nel Rapporto, il fatturato dei distretti dovrebbe avereregistrato un aumento dell’8,5% a prezzi correnti, mezzo punto percentuale in più rispetto alle aree nondistrettuali. I margini operativi dovrebbero poi avere recuperato altri tre decimi di punto.Il biennio 2012-13 si è aperto all’insegna di previsioni di crescita del fatturato più contenute. Nell’ipotesiche i distretti industriali riescano a far leva sulle loro strutturali caratteristiche di dinamicità, si prevedeuna crescita del fatturato distrettuale inferiore al punto percentuale nel 2012 e attorno al 3% nel 2013. Lamaggiore proiezione sui mercati esteri dovrebbe continuare a premiare le imprese distrettuali: dovrebbepertanto permanere, anche in previsione, il differenziale positivo tra le performance dei distretti industrialie quelle delle imprese non distrettuali. I segnali di trasformazione in corso- nel mondo distrettuale maggior propensione ad investire all'estero ead innovare, consolidamento delle reti d'impresa, fondamentale il ruolo dei confidi per superare le criticita' delle filiere. l Rapporto si sofferma su alcuni segnali di trasformazione del mondo distrettuale. Grazie ad una bancadati appositamente costruita, emerge una maggiore propensione a investire all’estero delle impresedistrettuali. Attualmente, ogni 100 imprese distrettuali, ci sono 25 imprese partecipate estere; questaquota si ferma a 16 nelle aree non distrettuali. Questo risultato non è legato all’operare di pochi grandiinvestitori ma ad una elevata e crescente diffusione dell’internazionalizzazione. La quota di impresedistrettuali con almeno una partecipazione all’estero è infatti, più elevata rispetto alle imprese nondistrettuali (6,6% vs. 4,5%). Le imprese non hanno tuttavia perso il contatto con il territorio di origine, dalquale traggono parte della loro competitività. E’ invece ancora contenuta la presenza di multinazionaliestere nelle aree distrettuali italiane Analizzando i dati più recenti dello European Patent Office, emerge poi con forza la maggiore ecrescente propensione a innovare delle imprese distrettuali rispetto a quelle non distrettuali (16 brevettiogni 100 imprese contro 12). Al tempo stesso, le imprese che operano nei distretti appaiono menopropense a utilizzare i risultati della ricerca scientifica; le loro innovazioni sono pertanto meno radicali. E’questo evidentemente un punto di debolezza, che rende meno facile una crescita accelerata.Le relazioni delle imprese distrettuali con altre imprese stanno evolvendo verso forme nuove,coinvolgendo spesso soggetti esterni ai distretti, attraverso le reti d’impresa, anche nella forma di“contratti di rete”. Le sinergie che se ne possono ricavare dovrebbero in prospettiva aiutare le imprese inrete a rafforzare il proprio posizionamento competitivo, soprattutto sul fronte dell’innovazione, dellapromozione e della distribuzione. In un caso su due, i 179 contratti di rete analizzati hanno comeobiettivo principale l’innovazione.Le imprese distrettuali continuano poi ad avvalersi ampiamente dei vantaggi che provengono dalla formaorganizzativa a “gruppo” e vi sono segnali di accelerazione del suo utilizzo. Se si tiene conto delleaggregazioni in gruppi per l’anno 2011, la dimensione media delle imprese distrettuali crescenotevolmente (+74% in termini di valore aggiunto), per lo più in linea con quanto emerge per le aree nondistrettuali.Le relazioni lungo la filiera sono state tradizionalmente un punto di forza della nostra industria ingenerale e dei distretti in particolare. Il Rapporto ha evidenziato tuttavia tre criticità. Le imprese minori hanno avuto più difficoltà negli ultimi anni e sembrano pertanto menoattrezzate per gestire la congiuntura negativa che si prospetta per il 2012. Vi sono pertanto rischidi numerose uscite. Il credito commerciale concesso dalle imprese minori è continuato a crescere in modopreoccupante a causa delle significative dilazioni di pagamento che devono rilasciare alla loroclientela. In prospettiva, queste tensioni potrebbero risultare per molte imprese difficilmentegestibili.Le imprese più deboli (siano o meno di piccole dimensioni) stanno manifestando una maggioredifficoltà rispetto al passato a trovare soluzioni che le riportino su un sentiero di sostenibilitàeconomico-finanziaria.Questi tre fattori, con i loro effetti combinati, mettono a rischio l’efficienza delle filiere. Occorre quindisviluppare iniziative per mantenere la loro integrità. Uno strumento utile possono essere i Confidi.L’analisi condotta ha mostrato che l’intervento dei Confidi, ex post, ha avuto effetti positivi in termini dicrescita: le imprese che hanno ottenuto la garanzia hanno complessivamente avuto migliori performancesia come attivo che come fatturato, pur presentando una accentuata maggior fragilità finanziaria. I distretti dell’agro-alimentare e i poli tecnologici- ottime potenzialita' di crescita per l'agro-alimentare e per i politecnologici, effetti di spillover per l’intera industria italiana. Il Rapporto dedica infine un’attenzione particolare a due comparti specifici, che potrebbero darecontributi molto importanti per la crescita complessiva del paese. Il primo è quello dei distretti dell’agroalimentare,che presentano ottime potenzialità di crescita sui mercati esteri, grazie al contenutoinnovativo e di qualità di molti prodotti, che formano barriere per i competitor. L’altro comparto èrappresentato dai “poli tecnologici”. I 20 poli individuati nel Rapporto appartengono ai settori ICT,biomedicale, aeronautico e farmaceutico e mostrano tassi di espansione strutturalmente migliori rispettoai distretti “tradizionali”. E’ difficile che l’Italia possa riacquistare a breve una posizione di punta sul pianodell’alta tecnologia, ma questi settori e poli possono comunque offrire molte opportunità di crescita egarantire effetti di spillover importanti sull’intera industria.
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