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Insediata la nuova Commissione fertilità e PMA della SIA PDF Stampa E-mail
Monday 30 June 2008
Circa il 15% delle coppie italiane (1 su 5) ha problemi di fertilità riconducibile nel 40% dei casi a patologie maschili. Patologie che in gran parte possono essere prevenute con visite andrologiche compiute nella prima infanzia o nell'adolescenza e con la trasmissione di alcune semplici nozioni comportamentali per evitare l'insorgere di problemi alla fertilità in età adulta, o risolte con la rivalutazione di un corretto approccio diagnostico e terapeutico.

Lo specialista di riferimento per il maschio è l'andrologo, eppure quando una coppia ha problemi di infertilità si rivolge in prima battuta al ginecologo. E la Legge 40/2004 sulle tecniche di procreazione assistita, che avrebbe dovuto portare ordine nella situazione confusa della cura dell'infertilità in Italia, su questo punto, ha fatto chiarezza solo in parte. Se attraverso le Linee Guida Ministeriali, infatti, si assegnano all’andrologo funzioni rilevanti quali l’iter diagnostico, terapeutico, e la certificazione di infertilità per l’accesso alle tecniche di PMA, la stesura delle Linee Guida Regionali per la definizione dei requisiti minimi strutturali, organizzativi e professionali dei Centri Specializzati, non ha sempre previsto l’inserimento vincolante di questa figura professionale (come ad esempio in Calabria) .

Da qui la stringente necessità di un riconoscimento nazionale del ruolo dell’andrologo nella diagnosi e nella terapia dell’infertilità di coppia, un problema di ordine sanitario che in alcuni casi, ed in particolare quando hanno fallito le terapie tradizionali, richiede il ricorso alle tecniche di fecondazione assistita (PMA), con una percentuale complessiva media di successo in termini di gravidanze del 21-22%. Con il risultato che sono circa 3.000 le coppie che ricorrono dalle 2 alle 4 volte l’anno alle tecniche di PMA.

A segnalare questa esigenza è la Commissione Fertilità e Procreazione Medicalmente Assistita per i Rapporti Istituzionali della SIA – Società Italiana di Andrologia, riunitasi a Roma per delineare il suo programma di intervento ed i punti centrali su cui concentrerà la sua attività in collaborazione con il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, l’Istituto Superiore di Sanità e gli Assessorati Regionali alla Salute.

“Nella pratica clinica, per motivi di ordine culturale, spesso la coppia infertile si rivolge prevalentemente all’Ostetrico-Ginecologo, figura competente a diagnosticare e trattare l’infertilità femminile – osserva il Dott. Giancarlo Morrone, Coordinatore della Commissione e Responsabile U.O.S. di Andrologia e Fisiopatologia della Riproduzione, Azienda Ospedaliera di Cosenza - In ciò, tuttavia, si annida il rischio di una sottovalutazione delle problematiche maschili, che se correttamente diagnosticate e trattate consentono spesso di risolvere il problema nel modo più naturale possibile.”

Va, infatti, sottolineato che non sempre è necessario ricorrere alle tecniche di procreazione assistita: più della metà dei casi di infertilità può essere risolto con un approccio graduale ricorrendo a terapie mediche o chirurgiche con una significativa riduzione del ricorso a trattamenti complessi e costosi, sia in termini materiali che morali e sociali e di efficacia incerta.

“L’entrata in vigore della legge 40 ha avuto un notevole impatto sull’attività della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia, soprattutto nei casi di infertilità maschile grave – continua Morrone - Infatti se da una parte la legge è servita a regolamentare il settore, dall’altra i dati

ufficiali del Registro Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità evidenziano nel 2005 una significativa diminuzione delle gravidanze rispetto al 2003, pari al 3,6%, nonostante siano almeno 60 mila le coppie italiane che si rivolgono ogni anno alle strutture sanitarie per diagnosi e cura dell’infertilità.”

“Stime recenti valutano che il 33% circa delle coppie italiane si trasferisce all’estero alla ricerca di una soluzione che potrebbe essere legalmente ricercata in Italia, grazie alla presenza di centri di eccellenza, sia nel settore pubblico che in quello privato – spiega il Dott. Rocco Rago, Coordinatore della Commissione e Responsabile UOS di Andrologia e Fisiopatologia della Riproduzione, Ospedale Santa Maria Goretti di Latina - La Commissione fertilità e PMA si pone quale obiettivo principale quello di garantire a tutte le coppie l’equità di accesso alle tecniche di procreazione assistita in tutta Italia in termini di competenza professionale e sicurezza nell’erogazione delle prestazioni, riducendo così il turismo procreativo nazionale ed internazionale - sottolinea Rago – La SIA, partendo da quanto contenuto nella legge 40 e facendo tesoro dalle eccellenze italiane in termini di strutture sanitarie e professionalità, suggerisce in particolare di implementare gli studi sulle tecniche di crioconservazione e scongelamento degli ovociti per ovviare al divieto di crioconservazione degli embrioni, tutelando la salute fisica e psichica della donna che, in caso di fallimento della procedura, dovrebbe essere sottoposta ad un ulteriore ciclo a partire dalla stimolazione ovarica.”

Pur riconoscendo alle attuali Linee Guida le importanti innovazioni introdotte in termini di accesso alle tecniche di PMA anche alle coppie in cui l’uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili, di ricevere assistenza e sostegno psicologico durante le fasi del trattamento, di affermazione per la coppia di conoscere lo stato di salute dell’embrione, la Commissione Fertilità e Procreazione Medicalmente Assistita per i rapporti Istituzionali della SIA, nello specifico, lavorerà per:

• rafforzare la campagna di informazione sul ruolo centrale dell’Andrologo nella diagnosi e terapia del maschio infertile
• valorizzare il ruolo dell’Andrologo nei centri di PMA quale garante del maschio infertile e della gradualità e qualità terapeutica
• uniformare la figura dell’andrologo nei differenti regolamenti regionali sulla base delle Linee Guida Nazionali
• ovviare al divieto di crioconservazione degli embrioni (Comma 1, art. 14 della legge 40/2004) migliorando le tecniche di crioconservazione e scongelamento degli ovociti
• garantire alle coppie equità di accesso ai trattamenti in termini di competenze professionali e sicurezza, colmando il divario attualmente esistente tra le diverse regioni, al fine di ridurre, almeno in questi casi specifici, il turismo procreativo
 
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