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Salgono a 25.000 i casi di frodi creditizie in Italia nel 2008: +11% PDF Stampa E-mail
Thursday 18 June 2009
 Nel 2008 in Italia sono stati  25.000 i casi di frodi creditizie (con un incremento del +11% rispetto al 2007), per un importo complessivo superiore ai 145 milioni di euro (+29%).
Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio CRIF sulle Frodi Creditizie - presentato oggi a Torino in occasione della Fraud Conference 2009 organizzata da CRIF e ACFE Italy Chapter - a conferma di come il fenomeno fraudolento non abbia risentito della crisi economica.

Ma se da un lato l’Osservatorio conferma il trend di costante crescita delle frodi, non solo come numero di casi ma anche in termini di importo medio (+16,5% rispetto al 2007, quando era stato di circa 5.000 euro), l’analisi di CRIF evidenzia alcune evoluzioni nelle caratteristiche delle frodi stesse.

Per quanto riguarda il prestito finalizzato, che rimane la forma di finanziamento più colpita (con una quota di oltre il 74% dei casi), se si analizza la tipologia di beni oggetto di frodi si registra uno spostamento verso il settore auto e moto, mentre negli anni precedenti colpivano in prevalenza nell’elettronica di consumo. Anche il settore dell’arredamento registra una rilevante crescita delle frodi creditizie, che passano dal 7% nel 2007 all’11% del totale nel 2008. Questo dato dimostra come i frodatori, pur rimanendo sempre nell’ambito di prodotti facilmente rivendibili, puntino maggiormente a beni di importo più elevato.
Ma se i prestiti finalizzati non rappresentano una sorpresa, in quanto sono sempre stati il segmento più attaccato, l’Osservatorio CRIF evidenzia anche l’aumento di frodi su prodotti finanziari che negli anni precedenti presentavano una minore rischiosità. Cresce infatti del 47% il peso percentuale delle frodi creditizie legate all’emissione di carte rateali con identità altrui e dell’ 11,1% quello dei prestiti personali (dal 5,1% al 5,6%) 
Un nuovo fenomeno che si osserva riguarda le frodi creditizie legate alla cessione del quinto, complice involontario la crescita che ha avuto questo strumento a seguito dell’apertura dei finanziamenti verso pensionati e dipendenti di aziende private.
Quando è stato possibile individuare in sede di denuncia un presunto responsabile della frode, l’Osservatorio evidenzia come nel 7% dei casi il presunto autore era il datore di lavoro, precedente o ancora in corso, e in alcuni casi sedicente tale. Gli esercenti continuano comunque a rappresentare quasi un terzo dei presunti autori dei reati (31%), seguiti dai parenti delle vittime (27%).
Un ulteriore dato interessante che emerge dall’Osservatorio CRIF  è la distribuzione delle frodi creditizie tra uomini e donne. Nel 2008 aumenta del 30%  il peso percentuale delle donne colpite da furto di identità e da frodi creditizie, che passano dal 19% del totale 2007 al 26,4% nel 2008. 

Le regioni in cui si è avuta una maggiore crescita in valori assoluti delle frodi creditizie legate al furto di identità risultano essere nell’ordine: Toscana (+43% rispetto al 2007), Lombardia (+36%), Veneto (+32%) e Piemonte (+29%). 

Per il 2009 gli esperti di CRIF si aspettano frodi con importi medi sempre più elevati e tecniche ancora più sofisticate, come ad esempio l’utilizzo congiunto di strumenti di finanziamento e di pagamento cross-market per un rapido riciclaggio.

Perché le frodi non sono in crisi? “In realtà i motivi principali per cui si cade facilmente vittima di frode creditizia tramite furto d’identità – spiega Enrico Lodi, Direttore Credit Bureau Services di CRIF – sono molteplici: la facilità per i criminali ad accedere a informazioni personali e riservate altrui, attraverso documenti cartacei o in formato digitale; la quasi certezza per i frodatori di non incorrere in rischi e/o sanzioni particolarmente severe e la scarsa conoscenza del problema, sia internamente alle aziende sia tra i cittadini”.
 
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