Il 49% delle imprese familiari – pari a oltre a 3,5 milioni su un totale di 4,3 milioni di imprese a livello nazionale – scompare alla seconda generazione: un danno quantificabile economicamente e socialmente sul sistema Italia in oltre 25 miliardi di euro,

analizzando i 16.513 passaggi generazionali che si stima non vadano a buon fine.

Dalla ricerca CERIF emerge inoltre che il 46% delle imprese familiari ha già la generazione successiva presente in azienda, ma si tratta di un ricambio non pianificato nei dettagli; il 17% supera la terza generazione; il 56% ha imprenditori al vertice oltre i 60 anni di età; il 75% degli imprenditori considera il passaggio generazionale un evento difficile da gestire e si dichiara impreparato; il 22% delle imprese ha già definito accordi per la successione, ma spesso è una pianificazione insufficiente.

La ricerca ha messo in luce altri aspetti originali nel panorama italiano che si stanno sempre più diffondendo nelle PMI eccellenti italiane: l’importanza della storia familiare, l’innovazione, la giovane età dell’imprenditore, la performance economico- finanziaria.

In particolare Cerif ha osservato come il 75% di tutti i migliori PG esaminati abbiano come elemento qualificante la Business History Familiare (Storia e Tradizione). “È appurato che la storia della famiglia e dell'azienda di famiglia condizionano il passaggio generazionale. Ciò accade perché lo stile della casa, le «tante battaglie condotte sul campo», gli esempi ricevuti, la vita vissuta dal fondatore e dagli eredi in tutte le sue dimensioni (affettive, valoriali, materiali, psicologiche), i condizionamenti sociopolitici ed economici ricevuti, tutto ciò contribuisce a determinare in modo indelebile il dna degli eredi” precisa il professore Claudio Devecchi, amministratore unico e direttore scientifico Cerif

L’altro fattore di successo presente nel 70% dei casi di eccellenza è l’innovazione. Il rinnovamento della formula imprenditoriale sta alla base del successo duraturo soprattutto delle aziende di famiglia. La distribuzione dell’innovazione lungo la catena del valore è la chiave per interpretare tale rinnovamento. “La famiglia che governa l’impresa deve ricorrentemente interrogarsi su cosa ha fatto, cosa sta facendo e cosa intende fare nel futuro prossimo per alimentare il vantaggio competitivo – continua Devecchi -  Occorre quindi innovare ovunque: dentro la supply chain, nell'IT, trasformandola da routine contabile a leva di business, nei prodotti e nei processi, nei servizi resi al cliente, nelle politiche di sviluppo del personale, nelle architetture organizzative e nella politica finanziaria”.

Un ulteriore aspetto originale è composto da altri due fattori: la presenza al vertice dell’azienda nel 65% dei casi esaminati di un giovane imprenditore, accompagnata da una performance economico-finanziaria forte, robusta e consistente rilevata nel 60% delle aziende indagate.

L’imprenditore giovane che tiene in mano le redini dell’azienda di famiglia (escludiamo quindi tutte le altre posizioni o situazioni intermedie) si caratterizza, nel campione delle aziende indagate, per i seguenti elementi: è riuscito a guadagnarsi la fiducia del fondatore/titolare, passaggio a suo dire obbligato per ricevere deleghe, autonomie e responsabilità, ha deciso di dedicarsi totalmente all’azienda, risulta essere dotato di equilibrio psicologico e comportamentale, ha un notevole carisma e una capacità di innovare continuamente, è portatore di una sua cultura aziendale dominante nonché un divulgatore di valori forti.

Si circonda inoltre di persone che, come lui, amano rischiare e quindi non hanno paura di sbagliare, e non di rado dedica il suo tempo libero ad attività associative di natura industriale soprattutto per arricchire il proprio network di conoscenze.

Il secondo fattore importante che, da studio Cerif, ha contribuito al successo del PG è la performance economico- finanziaria dell’azienda di famiglia che accompagna tale processo lungo tutto il suo periodo di svolgimento. Durante il passaggio, e appena dopo, le aziende eccellenti hanno fatto crescere il fatturato, spesso raddoppiandolo in sei-sette anni senza aiuti esterni (M&A, PE, Quotazioni, PIR, ecc.) unicamente ricorrendo all’autofinanziamento. Questi eredi riescono a mantenere, parallelamente a questa crescita, i principali indicatori e ratio economico-finanziari molto positivi.

I dati sopra elencati sono frutto di una ricerca condotta da CERIF in occasione del lancio dell’ottava edizione del premio “Di padre in figlio” (http://premiodipadreinfiglio.it/), promosso da CERIF con il contributo di Credit Suisse, LCA Studio Legale, KPMG, Mandarin Capital Partners, Lombard International Assurance e la collaborazione della Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi.