La vendemmia 2018 sembra voler far dimenticare a tutti la difficile annata precedente. Tanto era stato avaro il raccolto nel 2017, tanto è stato generoso, in termini di quantità e soprattutto di qualità, il raccolto 2018, oggi alle battute finali.

Per il Consorzio Prosecco Doc è tempo di bilanci.

Il clima più che mai favorevole ha caratterizzato una vendemmia eccezionale per tutti – dichiara Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco Doc - è fondamentale ricordare che la nostra denominazione è regolata da un disciplinare con regole ben precise, in cui viene stabilita la resa massima consentita per ogni vigneto e le caratteristiche organolettiche dell’uva. Il raccolto, dai primi dati, è assolutamente in linea con le attese. Anche la tolleranza produttiva viene regolati dal disciplinare e, per quest’annata eccezionale, potrà essere accantonata una riserva vendemmiale che servirà eventualmente a fronteggiare annate particolarmente infelici, con produzioni sotto la media, come è stata ad esempio l’annata 2017”.

Per quanto riguarda le prospettive, secondo Zanette “Il Consorzio è assolutamente in grado di assolvere uno dei suoi compiti principali, cioè rassicurare i mercati garantendo l’equilibrio tra domanda e offerta. Infatti, grazie al modello di pianificazione adottato dal Consorzio fin dal 2011, arriveremo a congiuntura senza tensioni nei prezzi”

Gli scenari internazionali. I mercati sembrano perfettamente in linea con la pianificazione del Consorzio: nei primi 9 mesi dell’anno in corso, le vendite di Prosecco Doc si attestano essere cresciute a livello mondiale del +5%. Leggendoli bene, i numeri rivelano alcuni dati interessanti che premiano ulteriormente l’’impegno del Consorzio.

Oltre al raggiungimento dell’equilibrio tra domanda e offerta, obiettivo per niente scontato in un settore così vivace e impetuoso qual è stato quello del Prosecco negli ultimi anni, si sono registrati anche un importante aumento del valore e l’avvio di una diversificazione sul fronte dei mercati esteri.

Cosa significa esattamente? “E’ semplice -spiega Zanette- La nostra quota export pari al 75% della produzione complessiva, si era concentrata su alcuni paesi chiave. Regno Unito, Stati Uniti e Germania, da soli se ne accaparravano circa i due terzi. Un rischio elevato in ogni caso, basti pensare a situazioni come la Brexit o l’eventualità paventata dagli Usa di introdurre dei dazi. Da qui la volontà di estendere la rosa dei mercati chiave e il conseguente impegno sul fronte della promozione mirata. Quest’anno arrivano i primi risultati.

Ad esempio il Regno Unito: a fronte di una leggera flessione pari al -2,3% abbiamo registrato un aumento 4del ,9% sul valore, quindi sui fatturati, ed era uno degli obiettivi da noi perseguiti. L’altra constatazione –incalza Zanette- riguarda invece lo sviluppo di mercati per noi ‘emergenti’ che aiutino a spalmare la quota export diminuendo il rischio generato da una eccessiva concentrazione. Possiamo citare la Russia che dopo alcuni anni di flessione registra un balzo del +28% negli ordini, o Taiwan con un +115%, o ancora la Polonia con +84,1% o il Belgio con + 63,9. Singolare il trend della Francia, paese nel quale per rispetto delle produzioni dei cugini d’oltralpe non abbiamo mai intrapreso campagne di promozione, e nonostante ciò è diventato il nostro quarto mercato e quest’anno registra un ulteriore + 26%. Infine Australia (+38,5%) e Svezia (+ 40,4%) suggellano una passerella di mercati relativamente nuovi e particolarmente performanti. Mentre tra gli storici, oltre al già citato Regno Unito, segnaliamo gli USA, nostro secondo mercato, con + 3,8% e la Germania che con il suo +12,5% si conferma al terzo posto del podio internazionale.