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È’ stata presentata presso la sede della Camera di Commercio Italo-Germanica (AHK Italien) la ricerca “Il valore delle aziende tedesche in Italia”, realizzata dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo per la AHK Italien e

volta a quantificare la presenza delle imprese a controllo tedesco nel nostro Paese e il loro contributo all’economia italiana.

Lo studio rileva che sono 1.900 le partecipate tedesche operanti in Italia, per un totale di 168.000 addetti e un fatturato complessivo che supera i 72 miliardi di euro; la presenza imprenditoriale tedesca si concretizza così in un’incidenza pari al 2,5% sul fatturato totale generato in Italia.

Le controllate tedesche hanno inoltre mantenuto il numero di addetti sostanzialmente stabile negli ultimi anni, anche nel periodo della crisi economica, in controtendenza rispetto alla media delle altre imprese.

Positiva anche l’evoluzione del fatturato, contraddistinta da una crescita dell’11% nel periodo 2015-2017, una performance migliore rispetto al totale delle aziende operanti in Italia (+7,5%).

«Si parla spesso in maniera critica del rapporto tra i nostri due Paesi e per questo crediamo che sia importante portare all’attenzione dell’opinione pubblica alcuni numeri che, invece, mostrano come gli investimenti tedeschi in Italia si concretizzino in un ecosistema produttivo che genera valore e crescita per tutto il sistema Paese» Ha dichiarato a margine dei lavori Jörg Buck, Consigliere Delegato della AHK Italien «I dati presentati nello studio confermano infatti che le aziende tedesche cercano e trovano in Italia l’eccellenza che permette alla partnership italo-tedesca di prosperare e consolidarsi».

«La presenza di imprese estere sul territorio nazionale è un potente fattore di crescita, in quanto caratterizzate da forti competenze e proiezione internazionale. Le imprese tedesche, in particolare, con la loro operatività hanno portato in Italia a benefici anche superiori rispetto a quelli delle multinazionali provenienti da altri paesi» ha dichiarato Fabrizio Guelpa, Responsabile Industry & Banking Research di Intesa Sanpaolo.

A livello settoriale, le controllate tedesche in Italia si concentrano nella distribuzione (circa 800 aziende, oltre 42 miliardi di euro di fatturato, 63.000 addetti) e nel manifatturiero (oltre 400 aziende, circa 19 miliardi di euro di fatturato, 51.000 addetti), dove si rileva una specializzazione nei settori d’eccellenza dell’industria tedesca. Le partecipate tedesche incidono infatti per il 9% sul fatturato totale della chimica nel nostro Paese, per il 6,2% nel farmaceutico e per il 4,8% nell’automotive, e hanno una presenza significativa anche nella meccanica e nell’elettrotecnica.

Le partecipate tedesche presentano inoltre una forte capillarità e diversificazione territoriale, anche rispetto alle multinazionali controllate da altri Paesi. A livello regionale, il 50% del fatturato delle aziende a controllo tedesco viene generato in Lombardia; a seguire il Veneto, con una quota del 18%.

La Germania è anche al primo posto tra gli investitori esteri nei distretti produttivi italiani: sebbene la presenza di imprese a controllo estero in queste aree sia storicamente bassa, il 22,2% delle controllate tedesche ha scelto un distretto per localizzarsi nel nostro Paese.

Lo studio mette dunque in luce come la presenza delle partecipate tedesche in Italia sia di rilievo non solo in termini quantitativi, occupazionali, di fatturato e di contributo alla crescita ma anche alla luce di elementi più qualitativi.

Peculiarità quali la diversificazione territoriale e la localizzazione nei distretti vanno infatti ad alimentare la joint production che da oltre cento anni caratterizza le relazioni economiche italo-tedesche. Una partnership che negli ultimi anni ha registrato una crescita continua e che, con ogni probabilità, farà registrare un nuovo record assoluto di interscambio commerciale per l’anno che si è appena concluso.

I dati della ricerca sono estratti da Istat/Eurostat e dal database ISID - Intesa Sanpaolo Integrated Database che contiene informazioni anagrafiche, sui risultati di bilancio e sulle strategie competitive (marchi, brevetti, certificazioni) delle imprese italiane. L’analisi è basata su un campione di 258mila imprese italiane, appartenenti a tutti i settori (con l’esclusione delle imprese finanziarie, assicurative e immobiliari), di cui si dispone dei bilanci nel triennio 2015-17.