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Il Fondo Strategico Italiano (FSI) chiude il 2013 siglando la quarta operazione dell’anno, l’acquisizione del 49,5% di Valvitalia. L’investimento si aggiunge alle recenti acquisizioni del 42% della società SIA 

(novembre 2013) e dell’85% ‐con l’impegno acquisto rimanente 15% attraverso struttura put‐call di Ansaldo Energia (settembre 2013). Inoltre, in occasione del recente vertice Italo‐Russo di Trieste, FSI ha sottoscritto un accordo di investimento paritetico, fino a un miliardo di euro complessivi, con il fondo sovrano russo Russian Direct Investment Fund, RDIF.

Del capitale disponibile, pari a 4,4 miliardi di euro, FSI ha investito e impegnato nei quasi due anni di vita 2,6 miliardi. Per il 2014, l’attività continuerà ad essere intensa, anche grazie all’implementazione di due progetti: la creazione del “polo italiano del turismo” e ulteriori investimenti atti a favorire il consolidamento del settore dei pubblici servizi.

L’ingresso in Valvitalia. FSI entra in Valvitalia a fianco dei fondatori, la famiglia Ruggeri, investendo 151 milioni di euro attraverso un prestito obbligazionario convertibile. L’obiettivo dell’investimento è consentire la continuità azionaria dell’imprenditore fondatore e accelerare la crescita aziendale, attraverso acquisizioni di produttori di nicchia e finalizzate all’espansione del portafoglio prodotti.

Fondata nel 2002, Valvitalia nel 2012 ha generato ricavi per 361 milioni di euro con EBITDA di 51 milioni di euro, in significativo progresso nel 2013, con una previsione di oltre 400 milioni di euro di ricavi ed oltre 70 milioni di EBITDA. Produce quasi interamente in Italia, con circa 1.000 dipendenti diretti ed ulteriori 2.000 nell’indotto (equivalenti complessivamente a 230 milioni di euro di fatturato e 70 milioni di euro di retribuzioni). Esporta oltre l’85% della produzione.

E’ tra i principali produttori a livello mondiale di componenti per il controllo dei flussi (valvole di sicurezza e di controllo, ecc.) per i settori dell’oil&gas, della generazione elettrica, della desalinizzazione e della cantieristica navale.

L’azienda rappresenta la punta di eccellenza del «Distretto delle Valvole» della Pianura Padana, che conta oltre 200 grandi e medie imprese, per un volume di affari complessivo di 16 miliardi di euro. Il mercato di riferimento presenta un tasso di crescita del 10% annuo.

Il polo italiano del turismo. Il progetto cui sta lavorando FSI prevede la creazione di una società di proprietà immobiliare specializzata negli alberghi (acquisiti e/o conferiti dai soci) aperta a investitori professionali. La gestione verrà invece affidata a società di gestione alberghiere professionali specializzate nei diversi settori del mercato (3 stelle, 4 stelle e 5 stelle).

Questo modello di separazione tra proprietà e gestione, adottato in diversi altri Paesi con vocazione turistica, ha l’obiettivo di aiutare le attuali eccellenze turistiche, spesso carenti di mezzi finanziari e con bassa generazione di cassa, a trasformarsi in strutture ricettive competitive, con ricadute positive sulla qualità del servizio e sull’occupazione.

Tale progetto beneficerà delle sinergie di Gruppo, nell’ambito del piano di acquisto e riqualificazione di immobili pubblici da parte di CDP.

Il consolidamento del settore dei pubblici servizi. A partire dal 2014 FSI intende dedicare fino a 500 milioni di euro per investimenti nel settore dei pubblici servizi, con particolare riguardo ad iniziative nel Sud. L’obiettivo strategico è promuovere il processo di consolidamento del settore iniziato nel settembre 2012, quando FSI ha deciso partecipare all’aumento di capitale di Hera, che si è recentemente concluso con successo.

FSI ritiene prioritario il settore italiano dei pubblici servizi ‐che continua a essere caratterizzato da una fortissima frammentazione, con centinaia di società di piccole e piccolissime dimensioni – al fine di promuovere aggregazioni, aumentare gli investimenti e la qualità dei servizi.

Guardando al resto d’Europa, in Francia 3 società controllano il 100% del mercato idrico mentre Gaz de France nel settore gas ha una quota di oltre l’80%; in UK il 99% del mercato della vendita del gas è controllato da 6 operatori.