Grandi Lavori Fincosit (Glf, sede a Roma, famiglia Mazzi), terzo grande gruppo di costruzioni andato quest'anno in crisi di liquidità con concordato in bianco aperto dal Tribunale di Roma il 12 luglio scorso (dopo il caso di Condotte e poco prima di Astaldi)

- secondo quanto apprende Radiocor Plus - ha messo nei giorni scorsi un punto fermo per il salvataggio della continuità aziendale, dei cantieri in corso e dell'assetto proprietario, seppure con un perimetro sostanzialmente dimezzato: la cessione a Salini Impregilo delle controllate Seli Overseas (infrastrutture in galleria) e Glf Construction Co. (Miami, Usa). Il numero uno delle costruzioni in Italia, Salini Impregilo, aveva fatto pervenire il 20 giugno scorso l'offerta vincolante di acquisto (con scadenza 31 ottobre), per un valore di 20,779 milioni di euro, condizionata però dal preventivo trasferimento da Glf alla controllata Seli del ramo d'azienda gallerie (inclusi i due lotti del Terzo Valico, Serravalle e Val Lemme). Preparate le carte, la cessione del ramo è stata autorizzata dal Tribunale il 4 ottobre scorso, e perfezionata contrattualmente il 9. Pochi giorni dopo Glf ha firmato dal notaio il contratto che cede in usufrutto le due società a Salini Impregilo. Da una settimana, dunque, il Gruppo Salini è subentrato a tutti gli effetti nell'esercizio dei diritti azionari e nella gestione delle due società Seli Overseas e Glf Usa.

Il perfezionamento dell'acquisto (anticipato da «Edilizia e Territorio», Il Sole 24 Ore) avverrà solo dopo l'autorizzazione del Tribunale (prevista entro poche settimane). In alternativa i giudici della sezione fallimentare potrebbero aprire la procedura ad offerte competitive di rilancio, ma certo non sarà facile sfidare il numero uno italiano delle costruzioni. Nel frattempo l'usufrutto a Salini garantisce da subito continuità ai cantieri (600 milioni di euro di portafoglio per Seli, 200 per la società Usa), mentre l'offerta complessiva è di 10 milioni per Seli e 10,779 per l'americana.

La cessione di Seli Overseas e Glf Usa a Salini Impregilo è uno dei tasselli chiave della strategia di ristrutturazione del gruppo, già delineata nella domanda del 5 luglio scorso al Tribunale di Roma. Oggi il gruppo Grandi Lavori Fincosit vale circa 350 milioni di euro di fatturato (contro i 447 medi 2014-2016), con un portafoglio di circa 1,3 miliardi (due miliardi nel 2016). Questa la strategia: 1) costituzione della controllata Newco Fincosit, già nel marzo scorso, con cessione già attiva da luglio del ramo lavori marittimi (tra gli altri piattaforma di Vado Ligure, piastra di Taranto, Tempa Rossa Eni); 2) cessione di Seli e Glf Usa a Salini Impregilo; 3) cessione altri asset minori; 4) proseguimento dell'attività diretta in alcuni contratti con cash flow favorevole; 5) ristrutturazione del debito.

Su circa 1,3 miliardi di euro di portafoglio lavori residuo (quote lavori da realizzare), circa 800 milioni sono andati a Salini Impregilo (200 nella società Usa e 600 milioni per Seli Overseas), mentre la parte che resta nel gruppo della famiglia Mazzi vale circa 500 milioni (300 nella newco Fincosit e 200 "in house" in Glf, lavori come la strada Rho-Monza e l'ospedale di Udine). La nuova scadenza per la presentazione del piano concordatario in continuità dovrebbe essere il 12 dicembre. La liquidità incassata da Salini, circa 20 milioni, insieme a quella derivante dalle altre cessioni e dagli incassi dei crediti dalle amministrazioni, dovrebbe consentire a quel che resta del gruppo Glf di proseguire i cantieri e di provare ad acquistarne di nuovi, mentre a questo punto il tassello da definire è la ristrutturazione del debito, la percentuale cioè di "sacrificio" da chiedere ai creditori (banche e fornitori) in cambio della continuità aziendale e la certezza del pagamento della quota (ridotta) concordata.

Per ora tutte le commesse rimaste in Glf stanno sostanzialmente continuando i lavori, senza ritardi nel pagamento degli stipendi e con cassa integrazione ridotta per i dipendenti (intorno al 20-25%), e anche in ambienti sindacali c'è fiducia che la soluzione in corso possa garantire il salvataggio di tutti i lavoratori attualmente impiegati (circa 900 in tutto tra parti cedute e parti che restano). Dopo l'ok del Tribunale al piano concordatario, naturalmente, l'ultima parola sulla ristrutturazione del debito spetterà per legge all'assemblea dei creditori.  (Radiocor Plus)