Italia. La fiducia delle imprese manifatturiere è scesa a sorpresa a gennaio, a 97,7 da 98,2 di dicembre. È il primo calo dopo otto mesi consecutivi di aumento. Il dettaglio però non è negativo,

 in quanto mostra che la flessione dell’indice sintetico è dovuta essenzialmente al saldo meno negativo sulle scorte di magazzino; viceversa, migliorano le indicazioni correnti e prospettiche su ordini e produzione, oltre che le attese sul clima economico generale. Il calo del morale riguarda i settori dei beni di consumo e intermedi, mentre si nota un miglioramento per i beni strumentali. Secondo le consuete domande trimestrali sulla capacità produttiva, il grado di utilizzo degli impianti è sceso a 72,7% nel 4° trimestre da 72,9% precedente; tuttavia, è diminuita, sia pur di poco (dal 36% al 35%), la quota di operatori che segnala la presenza di ostacoli all’attività produttiva (in particolare di quelli legati all’insufficienza degli impianti e/o dei materiali). L’indicatore sintetico dell’Istat sulla fiducia delle imprese mostra un miglioramento a 86,8 da 83,8 di dicembre (è il terzo aumento consecutivo, che porta l’indice ai massimi da oltre due anni). Infatti, a fronte di un calo della fiducia delle imprese manifatturiere e delle costruzioni, si nota un sensibile miglioramento per i servizi di mercato (con l’eccezione dei servizi turistici) e per il commercio al dettaglio. Anche nei servizi, in base alle consuete domande trimestrali, nel 4° trimestre è calata lievemente la quota di imprese che percepisce l’esistenza di ostacoli all’attività produttiva, con particolare riguardo all’insufficienza della domanda. In sintesi, il calo della fiducia delle imprese manifatturiere (specie perché dovuto principalmente all’aumento delle scorte, e se letto in contesto di aumento del morale nei servizi) non interrompe il trend di miglioramento degli indici anticipatori e pertanto non costituisce un campanello d’allarme circa il materializzarsi della ripresa.