E’ di 763 miliardi di euro il valore delle masse servite da Private Banking, un volume in crescita del 5% rispetto ai 726 miliardi di euro del 2015: il dato è stato rilevato da AIPB – l'Associazione degli operatori del Private Banking, che dal 2004 riunisce i principali player del settore

– nell’analisi annuale dedicata al “Mercato Servito dal Private Banking in Italia”.

La ricerca – che si pone come obiettivo quello di analizzare le dimensioni, la distribuzione, la segmentazione e l’evoluzione del mercato servito dal Private Banking in Italia – studia la gamma di offerta che le banche hanno pensato e dedicato esclusivamente a un target di clientela individuato come Private (tendenzialmente con patrimoni superiori ai 500 mila euro) e il profilo del cliente finale con le sue preferenze di investimento.

Il 5% di aumento delle masse registrato da AIPB al 31 dicembre 2016 (763 mld di euro vs 726 miliardi di euro) è il frutto della raccolta sviluppata dalle reti commerciali al netto di masse in uscita (raccolta netta +1,5%) e dell’andamento dei mercati che ha prodotto un effetto negativo pari a -1,9%. La complessiva crescita del sistema Private è frutto di ulteriori flussi in entrata (5,4%) che sono confluiti nel mondo Private grazie ad una migliore identificazione della clientela Private alla quale le banche offrono un modello di servizio dedicato. Nel corso del 2016 è cresciuto di conseguenza anche il numero di professionisti che banche e istituti hanno dedicato esclusivamente al segmento “private”, con 14.856 private banker rispetto ai 13.433 del 2015 (+10,6%).

Quali sono i servizi che il cliente richiede?  Dalla ricerca emerge che il 49% delle masse Private sono gestite attraverso un servizio di consulenza non a pagamento, a cui si aggiungono il 18% degli asset affidati a servizi di gestione patrimoniale e l’12% al servizio di consulenza a pagamento; di contro solo il 10% delle masse sono destinate a servizi di execution only, con una iniziativa diretta del cliente senza servizio di consulenza. Il restante 11% è destinato al servizio di deposito e custodia.

La ricerca analizza anche la composizione degli asset under management per tipologia di prodotto. L’asset mix del Private Banking è composto dal 13,5% di liquidità; il 2,1% di obbligazioni bancarie proprie; il 7,5% di altre obbligazioni; l’8,7% sono titoli di stato; il 7,9% azioni; 0,6% ETF; 1% certificates e 0,6% altri prodotti di raccolta amministrata; mentre il 23,7% è investito in fondi comuni di investimento; il 17,5% in gestioni patrimoniali; 0,2% in altri prodotti di raccolta gestita e il 16,7% in prodotti assicurativi.

Analizzando i dettagli sulla clientela servita, emerge che la massa media per nucleo familiare è di 1,4 milioni di euro, valore perfettamente in linea con il dato registrato nel 2015.

Osservando la distribuzione della ricchezza dei nuclei familiari, emerge che i 763 miliardi di euro sono ripartiti secondo le seguenti fasce patrimoniali: circa il 62% dei clienti possiede un patrimonio fino ai 5 milioni di euro, mentre il restante 38% circa supera i 5 milioni di euro (in particolare: il 12,3% possiede più di 50 mln euro; il 15,2% tra i 10 e 50 mln euro; il 10,9% tra i 5 e i 10 mln euro; il 39,6% tra 1 e 5 mln euro; il 16,9% tra 0,5 e 1 mln euro e il 5,2% meno di 0,5 mln euro).

Un capo famiglia su cinque (24%) è imprenditore o libero professionista, percentuale quasi pari a quella di dirigenti e impiegati (26%), superati dai pensionati e casalinghe (36%), con un restante 14% di non disponibile.

Per quel che riguarda il dettaglio dell’età del capo famiglia, nel 53% dei casi ha più di 65 anni (in particolare: 30,4% over 74; 22,9% tra 65 e 74; 22,3% tra 55 e 64; 14,6% tra 45 e 54; 6% tra 35 e 44; 3,7% meno di 34).

 

 Da questo punto di vista, la regione che detiene la maggior quota di asset sul totale si conferma la Lombardia con il 33,2% (in crescita rispetto al dato 2015), seguita da Emilia Romagna (12,2%), Piemonte (10,9%), Lazio (10,4%), Veneto (8,8%), mentre chiudono la classifica Sardegna e Trentino Alto Adige (0,6%), Calabria (0,5%), Valle d’Aosta (0,2%), Molise e Basilicata (0,1%).