Inter(net)dipendenti, così appaiono gli italiani ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere digitale nella società della conversazione”, il 4° rapporto Agi-Censis realizzato nell'ambito del programma pluriennale “Diario dell’Innovazione” della Fondazione Cotec,

che indaga la reazione degli italiani di fronte ai processi innovativi. 

Nel dibattito panel e interviste esclusive dedicate agli aspetti più rilevanti della cultura digitale con la partecipazione dei principali protagonisti della politica, delle istituzioni e delle aziende riuniti a Roma per l’occasione. Si parla di: “Le sfide del Governo nel campo dell’innovazione”, “Parole, informazioni e disinformazione: quali garanzie?”, “Il copyright nell’era digitale”, “L’agenda della legislatura: priorità e punti di contatto fra i partiti”, “GDPR e ePrivacy, la nuova era dei dati personali”, “Fare impresa nell’era del techlash”, “Il digitale come traino della ripresa economica”, “Innovazione e sharing economy: un settore da cambiare o da salvare?”, “Dalla rete all’intelligenza artificiale”, “Guerre di rete, le nuove armi della cybersecurity”, “La scuola digitale: cosa resta da fare”, “La trasformazione digitale della P.A.”.

Nel corso dell’evento l’esperimento di fact-checking in diretta condotto da Agi e Pagella Politica, principale progetto di fact-checking italiano e scelto da Facebook per la lotta contro la diffusione di notizie false sul social network, per presentare al pubblico il risultato della verifica delle dichiarazioni dei politici presenti.

Sintesi della ricerca.  Internet appare come un'esperienza sempre più intensa e totalizzante. La maggior parte degli utenti è ben consapevole dei lunghi periodi in rete, ma pochi fanno qualcosa per limitarsi. Tutti tracciabili, identificabili e raggiungibili, ma non importa. Anche se non si fidano della gestione dei dati da parte di social network e motori di ricerca. È il prezzo inevitabile della rete globale. In rete, ma senza barare. La diffusione delle fake news, i finti account, le false identità, i comportamenti scorretti protetti dall’anonimato infastidiscono la maggior parte degli utenti.

“Il rapporto Agi - Censis interroga gli italiani in questo momento di passaggio così delicato e i risultati confermano il cambiamento in corso. Per la prima volta emerge il fatto che i dati personali raccolti dalle piattaforme tecnologiche sono un valore che va tutelato; che la nostra identità digitale va protetta da attacchi hacker che possono creare seri danni; che molti iniziano a porsi il problema non più di essere connessi, e di esserlo sempre, ma di avere la capacità di staccarsi dalla rete ogni tanto per non restare vittime di una comunicazione fatta solo di notifiche istantanee”  - commenta il Direttore di Agi Riccardo Luna – “Si intravedono insomma segnali di una età della responsabilità digitale, ovvero di un atteggiamento più maturo e consapevole verso quelli che sono i rischi della rete. Non ancora lo stesso si può dire sulle opportunità. Una volta definii la rete la più grande piattaforma della conoscenza che l’umanità abbia mai avuto. E per questo, la prima “arma di costruzione di massa”. Invece sembra che l’uso, ormai intensissimo, anche se ancora un italiano su tre resta fuori, della rete in Italia sia soprattutto riconducibile a due fattori: i social e le app di messaggistica. Insomma: parole, parole, parole. Che sembrano delineare una società della conversazione in cui vale tutto, vale chi dice l’ultima parola, chi la spara più grossa. Chi ha lo slogan migliore” – continua Riccardo Luna – “Parafrasando un celebre film western, quando un uomo con una spiegazione incontra un uomo con uno slogan, l’uomo con una spiegazione è un uomo morto. Ma se rinunciamo alle spiegazioni, agli approfondimenti, alla complessità dei problemi e delle soluzioni, se rinunciamo alla verità dei fatti, quell’uomo morto del film western è soltanto la metafora del nostro declino” conclude il Direttore di Agi.