Il Banco Privado Português («BPP») è un istituto finanziario con sede a Lisbona (Portogallo), che presta servizi di private banking, corporate advisor e private equity (gestione di patrimoni, consulenza aziendale, e investimenti in società non quotate in borsa) in particolare in Portogallo e in Spagna. Le quote sociali del BPP sono detenute al 100 % da una holding (Privado Holding SGPS).

 

A partire da settembre 2008 il BPP ha avuto problemi di tesoreria a causa del deterioramento della situazione economica mondiale. Nel dicembre 2008 le autorità portoghesi hanno deciso di concedere al BPP una garanzia statale . Tale garanzia aveva ad oggetto un mutuo di EUR 450 milioni che doveva essere concesso al BPP da un consorzio composto di sei banche portoghesi . L’importo preso in prestito era destinato esclusivamente a coprire le passività del BPP iscritte in bilancio al 24 novembre 2008 e doveva servire unicamente a rimborsare i depositanti e gli altri creditori, e non a coprire i debiti delle altre società controllate dalla holding. La durata del mutuo era limitata a un periodo di sei mesi, rinnovabile per un periodo massimo di ventiquattro mesi.

Il 5 dicembre 2008 le autorità portoghesi hanno notificato alla Commissione la concessione della garanzia statale a favore del BPP. Nel marzo del 2009  la Commissione ha deciso, a titolo di misura d’urgenza, di non sollevare obiezioni riguardo alla concessione della garanzia statale al BPP, considerandola compatibile con il mercato interno. Tuttavia, le autorità portoghesi dovevano presentare, entro un termine di sei mesi (ossia entro il 5 giugno 2009), un piano di ristrutturazione del BPP e notificare alla Commissione ogni eventuale proroga.

A giugno e a dicembre 2009 le autorità portoghesi hanno informato la Commissione della proroga della garanzia statale, senza però notificargliela formalmente. Esse hanno affermato che tale proroga mirava a consentire al BPP di portare a compimento un piano di ristrutturazione e di risanamento nonché ad attuare una soluzione per la salvaguardia degli interessi dei suoi clienti.

Tra dicembre 2008 e luglio 2009 il BPP ha presentato al Banco de Portugal (la banca centrale del Portogallo) vari piani di ristrutturazione che sono stati respinti senza essere notificati dalle autorità portoghesi alla Commissione.

Nel novembre 2009  la Commissione ha avviato un procedimento d’indagine formale in merito alla concessione della garanzia statale al BPP e ha ingiunto alle autorità portoghesi di presentare il piano di ristrutturazione del BPP entro il 22 dicembre 2009. La Commissione ha ricordato a tali autorità che l’aiuto era considerato illegittimo dopo il 6 giugno 2009.

Il 15 aprile 2010, a fronte dell’impossibilità di ristrutturare o di ricapitalizzare il BPP, il Banco de Portugal gli ha revocato la licenza bancaria. La revoca ha acquisito efficacia il 16 aprile. Nei giorni seguenti le banche creditrici hanno chiesto l’escussione della garanzia statale e lo Stato portoghese ha rimborsato loro l’importo totale del mutuo coperto dalla garanzia. Il 22 aprile 2010 il Banco de Portugal ha richiesto l’avvio di una procedura di liquidazione del BPP presso il tribunale commerciale di Lisbona.

Con decisione del 20 luglio 2010  la Commissione ha dichiarato l’aiuto incompatibile con il mercato interno a partire dal 5 dicembre 2008 e ha ordinato al Portogallo il suo recupero immediato ed effettivo a partire dalla stessa data .

Nel febbraio 2011, in seguito a una richiesta delle autorità portoghesi, la commissione di liquidazione del BPP ha riconosciuto il credito dello Stato portoghese pari all’importo del mutuo a titolo del quale esso beneficiava di una surrogazione .

Il BPP e la Massa Insolvente do Banco Privado Português (rappresentanti della massa di liquidazione) chiedono al Tribunale dell’Unione europea l’annullamento della decisione della Commissione.

Con la sua sentenza, il Tribunale respinge il ricorso del BPP e della Massa Insolvente do Banco Privado Português.

Il Tribunale sottolinea che la Commissione ha attuato una valutazione costante e coerente della garanzia statale in quanto misura di aiuto, poiché il BPP ha beneficiato di un vantaggio derivante da risorse statali. Infatti, senza la garanzia statale, ossia in condizioni normali di mercato, il BPP non sarebbe stato in grado di ottenere il mutuo alle condizioni finanziarie vantaggiose concesse dalle banche creditrici. Peraltro, la remunerazione della garanzia statale in quanto tale era nettamente inferiore al livello generalmente ritenuto adeguato per le banche in difficoltà.

Secondo il Tribunale, la Commissione ha giustamente considerato che il rischio di un ritorno del BPP sul mercato e di una perturbazione della concorrenza e degli scambi tra Stati membri sia venuto meno solo il 16 aprile 2010, data della revoca effettiva della licenza bancaria. Inoltre, il Tribunale rileva che, in mancanza di prova contraria, il BPP ha effettivamente esercitato quantomeno, tra il 24 novembre 2008 e il 16 aprile 2010, un’attività commerciale ridotta consistente nell’offrire o nel gestire taluni prodotti o servizi finanziari, gestione la cui continuità è stata resa possibile dal mutuo e dalla garanzia statale. L’aiuto ha, così, da un lato, rafforzato la posizione economica del BPP rispetto ad altre imprese concorrenti negli scambi intracomunitari e, dall’altro, lo ha provvisoriamente liberato da costi che avrebbe normalmente dovuto sopportare nell’ambito della gestione corrente del suo patrimonio o delle sue attività commerciali quotidiane. La concessione del vantaggio costituito dall’aiuto era quindi idonea ad incidere sugli scambi tra Stati membri e a falsare le condizioni di concorrenza.

Secondo il Tribunale, la Commissione non è incorsa in errori nel considerare che, in mancanza di presentazione di un piano di ristrutturazione o di liquidazione alla data del 5 giugno 2009, la garanzia statale nonché la sua proroga oltre tale data dovevano essere dichiarate incompatibili con il mercato interno. La Commissione ha, infatti, seguito fedelmente le regole applicabili in tale ambito . Tali regole richiedono in particolare che: (i) la misura di salvataggio di emergenza destinata a mantenere a galla l'istituzione finanziaria insolvente sia seguita dalla notifica di un piano di ristrutturazione o di un piano di liquidazione; (ii) gli aiuti per il salvataggio in forma di garanzia cessino entro un termine non superiore a sei mesi.

Il Tribunale dichiara poi che l’ordine di recupero dell’aiuto è giustificato dalla necessità di ristabilire sul mercato la situazione anteriore alla concessione della garanzia grazie alla quale il BPP ha beneficiato di un vantaggio economico idoneo ad incidere sugli scambi tra Stati membri e a falsare la concorrenza. La Commissione poteva legittimamente ordinare il recupero del vantaggio economico conferito dalla garanzia statale nel periodo dal 5 dicembre 2008 al 5 giugno 2009 (periodo durante il quale l’aiuto era stato provvisoriamente autorizzato con decisione del 13 marzo 2009). Il carattere reversibile e lo spirito dell’aiuto per il salvataggio (che mira unicamente a consentire all’impresa in difficoltà di superare un breve periodo di crisi) richiede necessariamente la restituzione del vantaggio economico che la garanzia ha comportato per il beneficiario durante tutto il periodo della sua concessione. La semplice abrogazione della garanzia statale a partire dalla data di adozione della decisione del 20 luglio 2010 non è quindi sufficiente a tal fine.

Il Tribunale conferma inoltre che la Commissione non è incorsa in errori nel calcolo dell’importo da recuperare. Essa non ha neanche violato il principio del legittimo affidamento.

 

Infine, il Tribunale rileva che il principio di parità di trattamento non è stato violato. La situazione del BPP, infatti, non è comparabile, in particolare, a quella del Banco Português de Negócios (BPN) che era stata oggetto di una decisione della Commissione nel marzo del 2012 . Il Tribunale sottolinea che, a differenza della presente causa, in quella occasione le autorità portoghesi avevano effettivamente presentato alla Commissione un piano di ristrutturazione del BPN, sebbene tardivamente. Inoltre, nel caso del BPN, il procedimento d’indagine formale è stato avviato non già a motivo della totale mancanza di un piano di ristrutturazione, bensì in quanto, da un lato, il piano di ristrutturazione presentato inizialmente era divenuto obsoleto a causa della vendita del BPN e, dall’altro, la presentazione di un piano rivisto doveva essere oggetto di un’ulteriore valutazione della Commissione.