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Pur costituendo una netta vittoria per il Partito Liberal-Democratico (LDP), il risultato delle elezioni in Giappone per la Camera bassa si è rivelato in linea con i sondaggi ed è essenzialmente una conferma dello status quo. Gli unici cambiamenti significativi

si riscontrano nel guadagno di voti per l’estrema sinistra e nella perdita di consensi dell’estrema destra, anche se nessun gruppo è abbastanza consistente da aver un impatto significativo sulla vita politica del Paese. Prima del voto, alcuni si aspettavano una vittoria del LDP persino con un margine più ampio, prevedendo che avrebbe raccolto due terzi dei voti. Nei fatti, ciò non è avvenuto, ma il LDP ha comunque una maggioranza dei due terzi grazie all’apporto del partner minore di coalizione, il partito Komeito. Se tutto il resto non dovesse cambiare, questo scenario dovrebbe restare inalterato fino alla seconda metà del 2018.

 Apparentemente si è andati al voto per conoscere l’opinione dei cittadini sul rinvio dell’aumento dell’imposta sui consumi, ma nella pratica questo punto non è mai stato in discussione. In realtà, le elezioni sono state un atto di pragmatismo politico; la campagna elettorale è stata incentrata sul giudizio circa i due anni di Abenomics e il loro successo – o meno. Per i giapponesi che hanno votato, che rappresentano poco più della metà dell'elettorato, la risposta è stata affermativa.

Il manifesto elettorale del LDP non conteneva nessuna nuova iniziativa politica che potesse attirare l’attenzione. Di conseguenza, l’obiettivo di breve termine dell’Abenomics probabilmente sarà l'attuazione delle iniziative precedentemente discusse, come per esempio il pacchetto di stimoli economici, i tagli sulla fiscalità aziendale e il tentativo di andare avanti con la ripartenza del nucleare. Nel più lungo termine, uno dei focus dei mercati sarà quanto Abe userà il nuovo mandato sulle riforme economiche per aumentare il tasso di crescita di base.

 Il calo di circa 3 % del listino giapponese verificatosi nei due giorni immediatamente dopo le elezioni, così come il rafforzamento dello yen, sembra essere dovuto alla debolezza mercati globali piuttosto che al risultato delle elezioni. Ci possono anche essere alla base delle perdite dei listini delle prese di profitto, dopo un periodo di notizie macroeconomiche positive sul Giappone, come il nuovo round di allentamento quantitativo, il rinvio dell’aumento dell’IVA e i più bassi prezzi del petrolio. Nel 2015 l'attenzione dei mercati sarà puntata sulla deflazione, per capire se è stata definitivamente sconfitta: il trend dei redditi reali sarà un indicatore importante in tal senso. Inoltre, a livello micro, sarà molto interessante vedere se ai passi fatti verso una migliore corporate governance e una maggiore efficienza dei bilanci societari ne seguiranno altri.

A cura di: Andrew Rose, gestore di Schroders specializzato in azionario giapponese.