Il 28 giugno 2013, il signor CN ha proposto ricorso dinanzi al Tribunale avverso il Parlamento europeo chiedendo il risarcimento del danno materiale e morale subìto a seguito della pubblicazione nel sito istituzionale del Parlamento europeo dell'estratto di una petizione presentata dallo stesso CN, nel quale figurava una serie di dati personali (tra cui anche

informazioni relative al suo stato di salute e alla presenza in famiglia di un soggetto disabile).

 

Prima dell’inizio della causa, CN aveva chiesto al Parlamento la cancellazione dei dati sensibili. Il Parlamento aveva risposto che la pubblicazione della comunicazione era lecita ma che i dati in questione sarebbero stati comunque cancellati da Internet. In effetti, i dati erano poi stati cancellati, ma con tempistiche che, secondo il signor CN, non avrebbero comunque impedito il verificarsi del danno. Anzi, l’avvenuta cancellazione dei dati, secondo il ricorrente, dimostrerebbe l’illegittimità della divulgazione degli stessi.

 

Con sentenza, il Tribunale ha respinto la domanda risarcitoria, rilevando che il signor CN, inviando la petizione via Internet, aveva accettato le condizioni sulla pubblicità dei dati. Nei moduli che i richiedenti dichiarano di avere letto, infatti, è scritto che, ove essi non intendano far divulgare i propri dati personali, devono manifestarlo espressamente e chiaramente. In caso contrario, tutti i dati vengono resi disponibili su banche dati accessibili via internet.

 

Pertanto le petizioni sono, in linea di principio, documenti pubblici, sebbene alla regola della pubblicità si possa derogare a specifica domanda dell’interessato.

 

Con la propria dichiarazione di avere preso visione delle condizioni sulla privacy, il signor CN ha realizzato una manifestazione di volontà libera e informata rivolta specificamente al consenso del trattamento dei dati personali e alla loro divulgazione sul sito del Parlamento nel contesto della trattazione della petizione.

 

Il Parlamento, pertanto, non ha commesso, in tal senso, alcun illecito. Il fatto che, quale mera cortesia, esso abbia acconsentito alla cancellazione dei dati da Internet non implica un riconoscimento dell’illegalità della precedente pubblicazione. Per contro, avendo il signor CN acconsentito alla pubblicazione dei propri dati personali, egli non aveva alcun diritto alla successiva cancellazione (il c.d. diritto all’oblìo).

 

Il Tribunale rileva che un illecito potrebbe in astratto sussistere in relazione alla pubblicazione dei dati sulla salute del figlio del signor CN, posto che sul sito del Parlamento era stato diffuso il fatto che egli, benché non nominativamente indicato, era affetto da un grave handicap fisico o mentale. Tuttavia il figlio del signor CN non ha proposto alcuna domanda né risulta che fosse rappresentato in giudizio dal padre.