La presente questione pregiudiziale trova origine in un’inchiesta dell’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) condotta nei confronti della società di assicurazione Onix Asigurari, con sede in Romania, in grande espansione all’epoca dei fatti,

tanto che la stessa svolgeva la propria attività anche in favore di diverse istituzioni pubbliche italiane nel ramo cauzioni.

 

 Secondo l’IVASS, la società era sostanzialmente sotto il controllo di un cittadino italiano che non avrebbe potuto svolgere tale tipo di attività: in primo luogo, in quanto risultava condannato per un delitto ai danni dello Stato; in secondo luogo, perché era stato radiato dal registro degli intermediari per mancato possesso dei requisiti finanziari minimi per esercitare attività di intermediazione. Il principale azionista, secondo l’istituto di vigilanza, non soddisfaceva pertanto i “requisiti di reputazione”, obbligatori per tutti i soggetti esercenti un’impresa attiva in questo campo ai sensi di una Direttiva del ’92 e della disciplina italiana sulle assicurazioni private[1]. La scelta della Romania come sede sociale, secondo l’IVASS, sarebbe dovuta proprio alla volontà di sottrarsi a questi criteri sfuggendo alla legislazione italiana, ma continuando a esercitare in Italia in virtù del principio della libera prestazione dei servizi negli altri Paesi membri. L’IVASS ha rilevato, quindi, un rischio per gli assicurati, e in primo luogo per gli enti pubblici italiani che si affidavano alla Onix.

 

Avendo le autorità rumene dichiarato di essere impossibilitate a intervenire – stante l’assenza di disposizioni di trasposizione della direttiva in Romania – l’istituto di vigilanza ha deciso di vietare direttamente l’attività della Onix avvalendosi di una norma del Codice delle Assicurazioni che lo permette in casi di urgenza[2] per la tutela degli assicurati.

 

 

 

La Onix ha contestato il provvedimento dell’IVASS davanti al TAR del Lazio, rammentando la propria esclusiva sottoposizione alla legislazione e al controllo delle autorità della Romania (e quindi la non applicabilità dei “requisiti di reputazione” italiani), e lamentando che, comunque, l’IVASS non aveva né rispettato la procedura prevista in caso di avvio del procedimento, né dimostrato in alcun modo la sussistenza di una reale situazione di urgenza.

 

 

 

In seguito al rigetto del ricorso da parte del TAR, Onix ha proposto impugnazione al Consiglio di Stato, il quale ha portato la questione davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea chiedendo, in via pregiudiziale, se il diritto dell’Unione osti a un orientamento interpretativo secondo cui l'autorità di vigilanza di uno Stato ospitante un operatore assicurativo in regime di libera prestazione di servizi possa assumere, in via d'urgenza e a tutela degli interessi degli assicurati, provvedimenti inibitori, come il divieto di stipulazione di nuovi contratti sul territorio dello Stato ospitante, fondati sulla ritenuta carenza di un requisito soggettivo previsto ai fini del rilascio dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività assicurativa, e segnatamente della reputazione.

 

 

 

Nelle sue conclusioni, l’Avvocato generale Yves Bot (Francia) ha proposto un’interpretazione della “terza direttiva assicurazione non vita”  volta ad evitare situazioni di abuso del diritto alla libera prestazione dei servizi.

 

 

 

La direttiva pone, innanzitutto, il principio dell’autorizzazione unica, valida per tutta l’UE, rilasciata dallo Stato membro di origine a favore di una certa compagnia assicuratrice, sicché solo lo Stato membro di origine può revocare l’autorizzazione alla compagnia assicuratrice per il venir meno di alcune condizioni (come l’“onorabilità” dei dirigenti o la “reputazione” degli azionisti): perciò, solo lo Stato membro di origine (nel caso di specie, la Romania) è competente a valutare e liberamente apprezzare dette condizioni.

 

 

 

Secondo l’Avvocato generale, quindi, la direttiva non consente, in linea di principio, all’autorità di controllo dello Stato membro ospitante di adottare, contro una compagnia assicuratrice di altro Paese dell’Unione operante nel suo territorio, misure restrittive fondate esclusivamente sulla mancanza delle condizioni per il rilascio dell’autorizzazione.

 

 

 

L’Avvocato generale sottolinea, tuttavia, che, se quanto appena detto è vero, è però altrettanto vero che la direttiva predispone degli strumenti che consentono allo Stato membro ospitante di prevenire o reprimere le irregolarità commesse sul suo territorio da una compagnia assicuratrice autorizzata in altro Paese dell’UE. Tra questi, per quel che interessa nel caso in questione, vi è una procedura d’urgenza che consente agli Stati membri di vietare, in via preventiva, a una certa compagnia assicuratrice straniera la conclusione di nuovi contratti assicurativi. In questo caso, ciò che rileva è, in ultima analisi, l’esistenza di un rischio per gli assicurati e, in genere, per i beneficiari dei contratti assicurativi.

 

 

 

Secondo l’Avvocato generale, nello specifico, parrebbe effettivamente sussistere il rischio concreto che ONIX non sia in grado di onorare i propri impegni assicurativi e che, quindi, gli enti pubblici beneficiari delle coperture assicurative di ONIX possano subire un grave danno. Per questa ragione (indipendentemente dalla mancanza delle condizioni per operare sul mercato), ONIX ben può essere destinataria di misure restrittive da parte dell’IVASS (come il divieto di concludere nuovi contratti), tanto più che la situazione di urgenza emerge dall’assenza di cooperazione e dal difetto di diligenza delle autorità di controllo rumene, le quali, a torto, hanno creduto di poter invocare l’assenza di trasposizione delle linee guida del 18 luglio 2008 per giustificare il loro rifiuto di revocare l’autorizzazione a ONIX.