“Il voto del prossimo 16 aprile al Parlamento Europeo è vitale e determinante, soprattutto perché, dopo l’intensa attività di lobby politica degli ultimi anni, siamo finalmente giunti ad un momento significativo della nostra battaglia, nella quale abbiamo creduto e investito risorse e impegno, in costante sinergia con Confindustria

– afferma Diego Rossetti, vice presidente Assocalzaturifici. Chiediamo in questo ultimo appello che il Governo Italiano faccia sentire la propria voce in sede europea e che i nostri eurodeputati non manchino all’importante appuntamento di aprile, ormai alle porte, per votare, questa volta in via definitiva, una norma concreta ed efficace per la tutela del valore e dell’eccellenza manifatturiera, prima di tutto italiana, ma non solo”.

È questo l’ultimo decisivo appello che Assocalzaturifici lancia a Milano durante l’incontro “Made In: ultima chiamata!” con alcuni degli eurodeputati italiani che hanno lavorato e seguito da vicino il dossier relativo all’etichettatura d’origine obbligatoria per i prodotti commercializzati all’interno del mercato comunitario.

L’Associazione porta avanti da anni, assieme a Confindustria e altri settori manifatturieri italiani, una battaglia serrata per difendere in sede europea l’obbligo di indicazione di origine e il suo definitivo inserimento nel Regolamento comunitario sulla sicurezza dei prodotti destinati ai consumatori, attraverso l’approvazione dell’art.7. Il Regolamento, dopo aver ottenuto riscontri positivi da parte delle Commissioni parlamentari competenti, passerà al vaglio del Parlamento Europeo in seduta plenaria, in un ultimo decisivo momento di confronto, previsto per il 16 aprile.

“Rendere obbligatoria l’indicazione d’origine significa tutelare l’eccellenza, la qualità, l’artigianalità e il saper fare italiano, che rende il made-in-Italy unico in tutto il mondo e che trova nell’export linfa vitale per la propria sopravvivenza – continua Rossetti. Una mancata legislazione a livello europeo provoca danni enormi alle imprese manifatturiere, non solo italiane: la concorrenza sleale dei paesi emergenti ad esempio danneggia le imprese, oltre a mettere a rischio il valore di una tradizione e di una originalità secolari”.

L’urgenza di porre fine a questa lunga battaglia deriva anche dalla constatazione che l’Europa è ancora l’unica tra le maggiori economie mondiali a non prevedere per legge l’etichettatura d’origine per le merci che circolano al suo interno: una mancanza preoccupante se si pensa che l’etichettatura è prima di tutto uno strumento legittimo e non protezionistico di tutela del grande patrimonio dell’eccellenza manifatturiera italiana ed europea, il vero valore aggiunto delle imprese che fanno del manifatturiero la propria ragion d’essere. Alla luce delle grandi ambizioni della Commissione Europea di portare al 20% il valore dell’industria manifatturiera rispetto al PIL, l’indicazione sul Made In dovrebbe essere una priorità anche per Bruxelles.

Si tratta, inoltre, di un elemento importante che il consumatore ha il diritto di poter riconoscere nei prodotti che acquista. Con il Made In non si tutelano soltanto le imprese e la filiera manifatturiera, ma anche gli stessi consumatori: un mercato più trasparente e un consumatore più informato e consapevole è la ricetta giusta per il rilancio dell’economia, basato su un’equa competitività delle imprese. La conoscenza dei prodotti da parte dei consumatori stimolerebbe le aziende a migliorare i propri standard di produzione e ad adottare comportamenti eticamente più corretti.

La definizione dell’etichettatura d’origine obbligatoria è di fondamentale importanza per le imprese e per il futuro della manifattura italiana, perché in grado di produrre ricchezza e rilanciare i consumi, ultimamente molto provati dalla congiuntura economica sfavorevole. Supportare il Made In, quindi, significa anche supportare l’intera industria manifatturiera europea e la possibilità di creare posti di lavoro e crescita per l’Europa. L’appuntamento del 16 aprile diventa quindi di importanza strategica per non perdere l’occasione del rilancio economico dell’intero sistema manifatturiero.

La votazione si colloca in chiusura della fase di presentazione delle liste elettorali per le prossime votazioni europee. Ciò non deve distogliere l’attenzione dal dossier e l’appello di Assocalzaturifici, insieme a Confindustria, a tutta la compagine nazionale del Parlamento Europeo è soprattutto quello di non far mancare il proprio voto favorevole.

“Il rischio di non raggiungere un risultato positivo provocherebbe gravi conseguenze e irreparabili danni per chi, come le aziende manifatturiere italiane, fa della qualità la principale risorsa distintiva della propria produzione – conclude Diego Rossetti. In questo momento è per noi prioritario non abbassare la guardia, ma continuare con forza la nostra battaglia e il nostro appello affinché l’inestimabile patrimonio manifatturiero sia tutelato e salvaguardato. In questi anni abbiamo mobilitato tutte le forze in campo e fatto fronte comune per non lasciare che una mancata legislazione in materia determini conseguenze irreparabili per il futuro delle nostre imprese”.

L’evento di Milano, presso l’hotel Park Hyatt Milan, rappresenta l’ultima occasione per confrontarsi sullo stato dell’iter legislativo giunto ormai alla sua fase decisiva e per dare un ultimo determinante colpo di mano affinché la votazione del 16 aprile si concluda positivamente.

Come testimonianza di questo momento cruciale per il dossier, Assocalzaturifici presenta all’evento anche un campione della scarpina da bambino che, nell’ambito di una vera e propria operazione di sensibilizzazione politica a favore dell’art. 7, l’Associazione invierà a tutti i 766 europarlamentari, italiani e non, prima del voto previsto per il 16 aprile. La scarpina è accompagnata da un breve ma significativo messaggio a firma del presidente Cleto Sagripanti: “Sei preoccupato per il tuo futuro? Difendi la manifattura europea: vota per il Made In - art. 7”.

Presenti al dibattito Cristiana Muscardini, Vice-Presidente della Commissione INTA (Commercio Internazionale) del Parlamento Europeo; Patrizia Toia, Vice-Presidente della Commissione ITRE (Industria, Ricerca e Energia) del Parlamento Europeo e Lara Comi, Componente della Commissione IMCO (Mercato Interno e Protezione dei Consumatori) del Parlamento Europeo.