A distanza di pochi giorni dal voto, Assoelettrica sceglie di parlare degli incentivi alle fonti rinnovabili, illustrando nel dettaglio, non capiamo il perché,  solo i costi e non i benefici da essi derivanti, che sono: l’aumento dell’indipendenza 

 

energetica nazionale (meno gas, petrolio e carbone importati); la diminuzione dei costi che dovranno sostenere gli impianti termoelettrici nell’ambito del sistema europeo ETS sui diritti d’emissione (costi che pesano sulle bollette);

l’incremento del PIL (le energie rinnovabili generano più ricchezza delle fossili per il Paese) fino ad una rilevante crescita occupazionale non solo quantitativa, ma anche qualitativa.

Le stime più prudenti (cfr. Althesys) indicano in almeno 30 miliardi di euro il saldo tra benefici e costi delle politiche già varate (altre stime più ottimistiche arrivano fino a 76 miliardi).

Vale a dire che a fronte dei 220 miliardi di euro che gli Italiani avranno investito nel periodo 2008-2030, il Paese avrà benefici per quasi 300 miliardi. E, si badi, si tratta di stime che non tengono in considerazione gli impatti sicuramente positivi che lo sviluppo delle rinnovabili ha sul sistema sanitario nazionale e sull’ambiente (meno malattie dovute alle emissioni inquinanti e ad effetto serra).

Peraltro i costi, noti da tempo, sono stati “messi in sicurezza”, come la stessa Assoelettrica evidenzia, dai decreti del ministro Passera dello scorso luglio, che ha fissato chiari limiti di spesa massima annuale.

 “APER è fermamente convinta - ribadisce il presidente Agostino Re Rebaudengo - che le due facce della medaglia (costi e benefici) debbano sempre essere considerate congiuntamente. APER è altresì fiduciosa che le adesioni ricevute dalle forze politiche rispetto alle 26 azioni proposte per lo sviluppo della green economy (aper.it), si tradurranno in provvedimenti coerenti”.