Nell'Emilia devastata dal terremoto c'è chi crede che investire nel nostro Paese, e nella produzione industriale sul nostro territorio, abbia ancora un senso, nonostante tutto. 

L'azienda fortunata è la LAR S.p.A. di Campogalliano a pochi passi da Modena, salvata recentemente dal declino da una famiglia di imprenditori illuminati.  Quarantuno dipendenti che mantengono il posto di lavoro - cosa rara di questi tempi - e che, insieme ad altri nove colleghi neoassunti, continuano a produrre instancabilmente in un'azienda che, dopo un periodo di flessione, ora sta crescendo. Non di poco: alla LAR dichiarano una crescita di fatturato in pochi mesi pari al 20% con oltre 4.500 clienti vecchi e nuovi, grandi e piccoli, sparsi in tutta Europa, che continuano a credere nella rinascita della storica azienda modenese. Un piano industriale a medio e lungo termine, che guarda in avanti lasciandosi indietro l'immobilismo accumulato negli ultimi anni, grazie all'impegno costante di tutti coloro che si sentono parte attiva e propositiva di un processo di rinnovamento e di una sfida davanti al mondo intero, un tassello del nostro "made in Italy" ... con un forte senso di responsabilità nei confronti della società civile. La differenza in questo momento è data proprio dalla capacità di unire le forze e di investire nel futuro: operai, impiegati, manager, imprenditori, tutti insieme, protetti da quel poco di fortuna che si sono meritati, a partire dal fatto che il capannone industriale dove l'azienda si era appena trasferita ha resistito alle scosse della scorsa estate. Da Formigine a Campogalliano, sempre nel distretto industriale noto a livello internazionale per la lavorazione delle materie plastiche, dove la LAR ha iniziato la produzione nel lontano 1939 come laboratorio artigianale per la produzione di porta trucco, occhiali e pettini color tartaruga, fatti a mano separando i denti uno per uno, ed è diventata famosa negli anni Quaranta per gli inimitabili occhiali che "umiliano il sole", venduti in quantità e fogge inimmaginabili negli Stati Uniti.

Ma la vera svolta dell'azienda è arrivata negli anni Cinquanta quando la LAR sostenne le sperimentazioni segrete di Giulio Natta, che portarono alla produzione del primo oggetto in "moplen", un materiale ottenuto grazie alla lavorazione del polipropilene prodotto dalla Montecatini, meglio conosciuto come "plastica", quella plastica moderna che ha fruttato al suo inventore il Premio Nobel per la chimica nel 1963. Da allora la strada è stata solo in discesa per arrivare nel 2005 ad un fatturato di ventisette milioni di euro con un'azienda leader di mercato a livello europeo per la produzione di isotermici di fascia alta, il cui isolamento in poliuretano espanso non ha nulla a che vedere con quello in polistirolo dei prodotti più economici. Parliamo di duecento cinquantamila pezzi all'anno che insieme al mezzo milione di cassette per l'appassimento delle uve - uniche al mondo per efficienza - due milioni di secchielli di varia tipologia e due milioni di taniche e flaconi giustificano il salvataggio e l'obiettivo di rilancio di un'azienda che non poteva essere lasciata morire nell'assoluto silenzio. Un'azienda che - unica realtà industriale in Europa - vanta la contemporaneità di tre diversi tipi di produzione: lo stampaggio per iniezione, il soffiaggio per estrusione e la lavorazione del poliuretano espanso.

Basi solide queste per poter guardare al futuro con un concreto progetto di rinnovamento basato prima di tutto sulla ricerca scientifica che garantisca un utilizzo corretto della plastica, che ha ormai invaso la nostra vita quotidiana, in modo da farla diventare un prodotto non inquinante, non solamente riutilizzabile, ma rigenerabile.  Ma anche sulla valorizzazione del capitale umano che l'azienda si porta dietro da quasi un secolo. Puntare sulle risorse umane è stata una scelta vincente della nuova proprietà, convinta da sempre che la crescita di una realtà imprenditoriale dipende prima di tutto dalle persone. I Ferrini sono una famiglia impregnata di cultura, radicata sul territorio, del quale conoscono bene le ricchezze e le potenzialità. Ancora una volta testimonianza concreta che per guardare "oltre" bisogna avere "le spalle coperte" da una preparazione che non è solo tecnica. Bisogna avere acquisito negli anni, un metodo e una forma mentis, che solo la cultura, l'arte, la musica, la letteratura, la filosofia, la storia possono garantire. E da qui il salto è stato breve verso un futuro che si prospetta pieno di sorprese, belle ci auguriamo tutti.