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VALERIA BARTOLINI

Al via la riforma costituzionale per la libertà d'impresa PDF Stampa E-mail
Mercoledì 02 Marzo 2011

Liberalizzazione e sviluppo dell’economia nazionale. Trasparenza e merito nella PA. Questi gli  obiettivi del disegno di legge costituzionale, approvato in via definitiva lo scorso 9 febbraio dal Consiglio dei ministri, per la modifica degli articoli 41, 97 e 118 della Costituzione sulla 

 

libertà di impresa, la pubblica amministrazione e gli enti locali.

Il disegno di legge costituzionale che il Governo propone al Parlamento parte da una rivisitazione in senso liberista degli articoli 41 e 118, comma quarto, della Costituzione, nonché dell’articolo 97, dedicato alla pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda gli articoli 41 e 118, l’intervento di riforma costituzionale mira alla rimozione degli ostacoli che si frappongano fra l’imprenditore e la realizzazione dell’intrapresa, esaltando la responsabilità personale, nonchè il ruolo dei livelli territoriali di governo nel concorso e nell’impulso alla realizzazione dell’iniziativa economica.

La revisione dell’articolo 41 della Costituzione, introducendo al primo comma il principio secondo cui tutto è permesso tranne ciò che è espressamente vietato dalla legge ed abolendo il vigente terzo comma, intende affermare la libertà di iniziativa economica privata ed eliminare le incertezze e le contraddizioni presenti nell’attuale formulazione.

In stretta connessione si pone il successivo intervento di modifica dell’articolo 97 della Costituzione che, perseguendo l’obiettivo di incrementare qualità e trasparenza della pubblica amministrazione, esplicita il principio secondo cui le pubbliche funzioni sono al servizio del bene comune ed introduce una disposizione sulle carriere sancendo, a livello costituzionale, il principio della valorizzazione della capacità e del merito per tutti i pubblici impiegati.

La revisione dell'articolo 118, quarto comma, della Costituzione, infine, nel rafforzare la portata del principio di sussidiarietà orizziontale, prevede che gli enti locali non devono solo "favorire", ma anche "garantire l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati".