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Tremonti: la crescita dell’economia italiana è stimata all’1,0 per cento nel 2010 PDF Stampa E-mail
Friday 07 May 2010
La ripresa economica mondiale sembra più solida e dinamica, anche per effetto degli eccezionali programmi di stimolo fiscale e monetario attuati a livello internazionale. Tuttavia, nel mondo, la perdita di prodotto interno lordo è stata significativa, l’occupazione è scesa notevolmente e le finanze pubbliche sono
sotto pressione in quasi tutti i paesi sviluppati.
In questo contesto, il Governo italiano ha fatto la scelta di limitare i danni sociali ed economici della crisi e mantenere la stabilità delle finanze pubbliche, precondizione questa per una ripresa sostenibile e sana dell’economia. Anche per l’Italia, la sfida dei prossimi anni sarà quella di attuare strategie per innalzare la crescita del paese con un incisivo programma di riforme e per rientrare dai nuovi livelli del rapporto debito/PIL.
Nel 2009 si è assistito a una contrazione del PIL mondiale e a una caduta degli scambi internazionali (rispettivamente pari a -1,2 per cento e -12,3 per cento). L’economia italiana ha risentito della crisi internazionale, registrando un calo del PIL (-5,0 per cento) analogo a quanto sperimentato da altre grandi economie avanzate tipicamente trainate dalle esportazioni, quali la Germania e il Giappone. Il risultato del PIL del 2009 è lievemente peggiore di quanto stimato nel Programma di Stabilità (-4,8 per cento) dello scorso gennaio, per effetto dell’inatteso calo registrato dal prodotto nel quarto trimestre (-0,3 per cento rispetto al trimestre precedente).
Dall’inizio di quest’anno, i segnali di ripresa si stanno rafforzando. La crescita dell’economia italiana è stimata all’1,0 per cento nel 2010, all’1,5 per cento nel 2011 e al 2,0 per cento nel 2012. La mancanza di sbilanci strutturali di rilievo nel settore immobiliare, in quello finanziario, nei confronti dell’estero e nella situazione finanziaria delle famiglie e delle imprese rispetto ad altri paesi sviluppati rende la ripresa dell’economia italiana più solida e sostenibile, anche se ancora graduale.
L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è ammontato nel 2009 a 80,8 miliardi, pari al 5,3 per cento del PIL, confermando le previsioni del Programma di Stabilità. Tale risultato, nel complesso soddisfacente tenuto conto della forte contrazione della crescita economica, è il frutto della corretta impostazione della politica di bilancio adottata fin dall’emergere dei primi sintomi della crisi economico-finanziaria, volta a mantenere un controllo costante sulla tenuta dei conti pubblici e calibrare nel tempo gli interventi di sostegno all’economia. Il deterioramento del deficit, in aumento di 2,6 punti percentuali rispetto al 2008, è risultato minore di quello della media dei Paesi dell’area dell’euro. La pressione fiscale è una grandezza basata su un rapporto. In specie, su un rapporto tra totale delle entrate fiscali e prodotto interno lordo. Se il denominatore scende (e il PIL è sceso), il rapporto si modifica in aumento. Le entrate sono diminuite con velocità minore rispetto alla contrazione del PIL e, tra l'altro, sono state arricchite dalla dinamica positiva di due voci di entrata volontarie: le entrate da voluntary disclosure sui capitali rimpatriati e quelle da giochi. In aggiunta sono fortemente aumentate le entrate da contrasto all'evasione fiscale. Ne deriva che al netto di questi effetti la pressione fiscale, formalmente al 43,2 per cento del PIL, è in realtà scesa dal 42,8 per cento del 2008 al 42,4 per cento del 2009.
Le proiezioni per il 2010 confermano il livello di indebitamento netto al 5,0 per cento del PIL. La pressione fiscale è prevista diminuire al 42,8 per cento, riportandosi su un livello inferiore a quello del 2008.
Nel biennio 2011-2012, il profilo di evoluzione dell’indebitamento a legislazione vigente risulta condizionato da un peso crescente degli interessi, la cui incidenza sul PIL è attesa elevarsi dal 4,6 per cento nel 2010 al 4,9 per cento nel 2011 e al 5,2 per cento nel 2012. In presenza di un saldo primario a legislazione vigente in aumento dal -0,4 per cento nel 2010 allo 0,2 per cento nel 2011 e allo 0,9 per cento nel 2012, l’indebitamento netto a legislazione vigente è stimato in riduzione al 4,7 per cento del PIL (-0,3 punti percentuali rispetto al 2010), per collocarsi al 4,3 per cento nel 2012.
Gli altri paesi europei nel 2009 registrano disavanzi primari in rapporto al PIL tendenzialmente più ampi rispetto all’Italia. Inoltre, tali saldi sono stimati permanere in territorio negativo anche nel biennio 2010-2011, a differenza di quanto è previsto nel presente documento per l’Italia che è attesa registrare un avanzo a partire dal 2010 (dal 2011 secondo la Commissione Europea). Infatti, per la Germania la Commissione stima un saldo primario in deterioramento da -0,6 per cento del PIL nel 2009 a -1,7 per cento nel 2011 mentre per altri paesi europei prevede un miglioramento che lascerebbe tuttavia il disavanzo su livelli elevati in rapporto al PIL. Per la Francia, tale saldo passerebbe da -5,5 per cento nel 2009 a -4,7 per cento del PIL nel 2011, per il Regno Unito da -10,2 a -8,1 per cento del PIL, per la Spagna da -9,4 a -6,3 per cento del PIL.
Il Governo intende mantenere gli impegni assunti in sede europea, confermando il percorso di consolidamento finanziario: gli obiettivi programmatici di indebitamento netto restano fissati al 3,9 per cento del PIL nel 2011 e al 2,7 per cento nel 2012. Tenuto conto dell’andamento tendenziale, il mantenimento degli obiettivi individua una manovra correttiva sul saldo primario pari in termini cumulati a circa l’1,6 per cento del PIL nel biennio 2011-2012.
Il debito pubblico programmatico in rapporto al PIL è previsto riprendere un profilo discendente dal 2012, attestandosi in tale anno al 117,2 per cento. Al riguardo, è opportuno precisare che, in un’accezione di debito aggregato ottenuto considerando i vari settori dell’economia (PA, famiglie, imprese non finanziarie), l’Italia si colloca tra i paesi meno indebitati in ambito europeo (cfr. Riquadro Andamento del debito aggregato dei Paesi europei).
Il percorso di risanamento strutturale della finanza pubblica riprende dall’anno in corso. Dopo aver toccato il -3,8 per cento del PIL nel 2009, il saldo di bilancio corretto per il ciclo al netto delle una tantum è atteso ridursi al -3,3 per cento nel 2010, al -2,5 per cento nel 2011, al -2,0 per cento nel 2012, con un miglioramento annuale di 0,5 punti percentuali nell’anno in corso, di 0,8 punti percentuali nel 2011 e di 0,5 punti percentuali nel 2012, pienamente in linea con le raccomandazioni del Consiglio Europeo nell’ambito della procedura per disavanzo eccessivo aperta nei confronti dell’Italia.
 
Sintesi relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica
 
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