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Il Parlamento Europeo ha adottato mercoledì scorso i nuovi obiettivi obbligatori di riduzione delle emissioni di gas serra, in linea con l’accordo di Parigi, dopo un dibattito sul ritiro degli Stati Uniti. Tali riduzioni consentiranno di raggiungere l'obiettivo generale dell'UE: un taglio del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030.

L'UE si impegna a effettuare questi tagli in linea con l’accordo di Parigi. La legislazione ripartisce l’obiettivo UE in obiettivi vincolanti nazionali per i settori non coperti dal mercato UE del carbonio (ETS) quali l’agricoltura, i trasporti, l’edilizia e i rifiuti, che rappresentano il 60% delle emissioni di gas a effetto serra dell’Unione europea. Ogni Stato membro dovrà seguire un percorso di riduzione delle emissioni, calcolato a partire da un punto di partenza nel 2018, anziché nel 2020 come proposto dalla Commissione, al fine di evitare un aumento delle emissioni nei primi anni o un rinvio delle riduzioni.

Per l’Italia, l’obiettivo è meno 33% sul 2030.  Analisi approfondita della proposta, compresi gli obiettivi di riduzione nazionali e la flessibilità massima annuale. Per garantire la prevedibilità a lungo termine, i deputati hanno anche fissato un obiettivo per il 2050 per un livello di emissioni inferiore dell'80% rispetto ai livelli del 2005.

Premiare le misure tempestive.  I deputati hanno modificato la proposta inziale della Commissione per poter premiare gli Stati membri, con un PIL pro-capite inferiore alla media UE che hanno adottato o adotteranno prima del 2020 le misure necessarie, con una maggiore flessibilità durante la parte successiva del programma di riduzione.

Per aiutare gli Stati membri a raggiungere i loro obiettivi, il regolamento consente loro di "prendere in prestito" fino al 10% dell'indennità dell'anno successivo, riducendo così quella dell’anno in corso.

 

La relazione legislativa è stata approvata con 534 voti favorevoli, 88 contrari e 56 astensioni.

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