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Nel 2016 l’attività economica in Campania è cresciuta, riflettendo l’espansione della domanda interna, in particolare dei consumi, e di quella estera. Secondo stime preliminari di fonte Prometeia, il PIL del 2016 è risultato inferiore di circa il 14 per cento rispetto a quello del 2007.

Le imprese.  L’espansione dell’attività economica continua a interessare in modo non diffuso il sistema economico campano. Secondo l’Indagine sulle imprese industriali e dei servizi svolta dalle Filiali dalla Banca d’Italia, nel 2016 la dinamica del fatturato e degli investimenti delle imprese industriali si è attenuata, sebbene a fronte di previsioni di graduale rafforzamento dei livelli di attività nel 2017. In particolare, l’accumulazione di capitale dovrebbe intensificarsi nell’anno in corso, beneficiando anche degli incentivi previsti per l’adozione delle tecnologie rientranti nella cosiddettaIndustria 4.0, le quali rimangono ancora relativamente poco diffuse. Un contributo all’innovazione potrà provenire in prospettiva anche dalle start-up innovative il cui numero si espande rapidamente in Campania, come in Italia.

Il commercio internazionale ha fornito un positivo contributo all’attività economica. Le vendite all’estero del comparto agroalimentare, un terzo delle esportazioni regionali, hanno continuato a sostenere l’export campano, come nella lunga fase di crisi.

Il valore aggiunto del comparto delle costruzioni e delle opere pubbliche ha ripreso a contrarsi nel 2016, dopo l’espansione del 2015, in larga parte sospinta dai piani di accelerazione della spesa adottati in vista della chiusura del ciclo di programmazione europea 2007-2013. Il settore risente sia delle difficoltà di avvio del ciclo di programmazione 2014-2020 sia di quelle di adeguamento alle norme previste dal nuovo codice degli appalti. Nel comparto dei servizi, complessivamente in ripresa nel 2016, il turismo internazionale registra andamenti particolarmente favorevoli.

Si è rafforzata l’espansione dei prestiti alle imprese che tuttavia continua a interessare esclusivamente i finanziamenti a quelle con livelli contenuti di rischiosità.

Il mercato del lavoro.  Nel 2016 è proseguita in Campania l’espansione dei livelli occupazionali, diffusa tra le principali fasce di età. Hanno beneficiato maggiormente della crescita i lavoratori più anziani e quelli in possesso di diploma o laurea. Il migliorato clima di fiducia delle famiglie campane ha spinto una quota più ampia di inattivi a cercare lavoro, facendo aumentare lievemente il tasso di disoccupazione. L’espansione dei livelli occupazionali è stata alimentata anche dal rientro nell’occupazione di lavoratori che erano stati precedentemente licenziati o il cui contratto di lavoro non era stato rinnovato alla scadenza. Nostre analisi mostrano che circa il 60 per cento di coloro che perdono il lavoro lo ritrovano entro tre anni, sebbene i tempi di riassunzione siano più brevi per i lavoratori con più di 35 anni e i laureati. Tali differenze si riducono al crescere del periodo di inoccupazione e tendono ad annullarsi dopo due anni dalla perdita del lavoro. Con il crescere del tempo di inoccupazione aumenta la probabilità che siano accettate mansioni meno qualificate e meno remunerate.

Le famiglie.  Le migliorate condizioni del mercato del lavoro hanno sostenuto il reddito disponibile e contribuito all’espansione dei consumi. La distribuzione del reddito in regione si caratterizza però per una maggiore polarizzazione rispetto all’Italia. La quota di residenti in Campania in condizioni di povertà assoluta assume valori superiori alla media nazionale.

Le favorevoli condizioni di accesso al credito e il livello dei prezzi ancora contenuto hanno sostenuto la ripresa delle transazioni relative a immobili residenziali. Le erogazioni di mutui sono ancora fortemente cresciute, anche al netto delle operazioni di surroghe e sostituzioni. In presenza di bassi livelli dei tassi di interesse, le famiglie hanno indirizzato il risparmio finanziario, da un lato, verso forme dirette d’investimento prontamente liquidabili e, dall’altro, verso strumenti di risparmio gestito, che agevola la diversificazione del rischio.

Il mercato del credito.  Nel 2016 le banche, specie quelle di maggiori dimensioni, hanno ulteriormente ridimensionato la rete di sportelli. Sono ancora diminuiti i dipendenti bancari, in particolare quelli addetti agli sportelli. Sono aumentati i comuni nei quali non sono presenti dipendenze bancarie, che rappresentano nel complesso quasi un terzo del territorio regionale e un decimo della popolazione. Le banche che hanno maggiormente ristrutturato la rete fisica di distribuzione dei loro servizi hanno anche fatto un più intenso ricorso a canali telematici. Dal 2009, anno nel quale le banche hanno avviato la ristrutturazione della rete territoriale, la diffusione dei canali online è quasi raddoppiata tra la popolazione campana. Nel 2016 circa il 70 per cento dei bonifici bancari è stato disposto per via telematica.

La qualità del credito è lievemente migliorata consentendo, insieme alla ripresa delle operazioni di cessione e di stralcio di posizioni giudicate non recuperabili, di stabilizzare l’incidenza dei crediti deteriorati sui prestiti complessivi. Quest’ultima si attesta su valori molto più elevati di quelli registrati prima dell’avvio della crisi globale. A mitigare gli effetti prospettici dell’elevato peso dei prestiti deteriorati sui bilanci delle banche contribuiscono il graduale aumento delle rettifiche di valore e la crescente incidenza dei crediti garantiti su tali esposizioni.

La finanza pubblica.  Le Amministrazioni pubbliche locali sono impegnate nella stabilizzazione della spesa per il personale e nella riduzione dei debiti verso il settore privato, perseguita con l’utilizzo della leva fiscale e il ricorso a prestiti concessi dal Ministero dell’Economia e delle finanze. Nel 2016 il debito in rapporto al PIL continuava a essere tra i più elevati delle regioni italiane.

 

Si è consolidato l’equilibrio finanziario nella gestione sanitaria. In altri comparti è invece necessario proseguire nel risanamento, in particolare in quello dei servizi essenziali erogati mediante società partecipate che hanno registrato perdite diffuse nel triennio 2012-14. L’efficienza e la qualità dei servizi pubblici locali, che presentano ampi margini di miglioramento, potranno beneficiare della concentrazione della spesa nei progetti di rilevanza strategica individuati nell’ambito della programmazione europea 2014-2020.

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