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Università, enti di ricerca, organismi sanitari e società scientifiche potranno utilizzare dati o campioni già raccolti a fini di cura o in precedenti progetti di ricerca per svolgere ricerche su particolari patologie e terapie o sull'efficacia di 

 

determinati farmaci, senza il consenso dei pazienti nei casi in cui non sia possibile fornire loro l'informativa prevista per legge.

Il Garante della privacy ha infatti semplificato gli adempimenti per l'effettuazione di studi e ricerche in campo medico, senza diminuire il livello di tutela per i pazienti, con un’ Autorizzazione pubblicata nella G.U. n. 85 del 26 marzo 2012.

Gli organismi che intendono condurre ricerche a carattere medico scientifico, quindi, potranno essere esonerati dall'obbligo di raccogliere il consenso informato dei pazienti per "motivi etici" e per "motivi di impossibilità organizzativa": cioè quando fornire dettagli sulla ricerca comporterebbe la rivelazione di notizie sullo studio che potrebbero arrecare danno materiale o psicologico agli interessati (ad. es. nei casi in cui l'interessato ignori la propria condizione); oppure quando risulti impossibile contattare, per informarli, tutti i soggetti che si intende coinvolgere nella ricerca (ad. es. in casi patologia con elevata incidenza di mortalità o in casi di studi che riguardino dati risalenti molto nel tempo). In quest'ultimo caso, rimane comunque confermato l'obbligo di acquisire il consenso dei pazienti che risultino reperibili.

L'autorizzazione (Deliberazione 1° marzo 2012) obbliga chi effettua gli studi in questione ad adottare specifiche misure per non rendere i dati trattati e i campioni biologici direttamente riconducibili ai pazienti (adozione di tecniche crittografiche, uso di codici identificativi univoci). La sicurezza dei dati e dei campioni biologici dovrà essere assicurata in ogni fase della ricerca.

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