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VALERIA BARTOLINI

Identikit neo-imprenditori: nel 2011, un terzo delle imprese è nata al Sud; 3 su 4 sono imprenditori uomini, l’87% italiani PDF Stampa E-mail
Lunedì 20 Febbraio 2012

Un terzo delle imprese italiane nate nel 2011 ha sede nel Mezzogiorno. A fondarle, in 3 casi su 4 sono uomini e per 7 su 10 sono bastati 10mila euro per partire. L’obiettivo è la soddisfazione personale e professionale (lo affermano in più del 

 

57% di coloro che  hanno deciso di fondare, da titolari o da soci di maggioranza, una nuova azienda). Perché, anche in tempi di crisi, fare impresa nel nostro Paese è un sogno nel cassetto che, nel 2011, molti hanno potuto concretizzare.

E’ quanto emerge dall’indagine del Centro studi di Unioncamere su un campione di circa 9mila imprese attive nate nel corso del 2011 e per le quali è possibile identificare il settore di appartenenza, rappresentativo di circa 176mila “vere” nuove imprese iscritte nel corso dell’anno.

L’impresa è e resta una grande opportunità soprattutto per i giovani. Non è la soluzione alla disoccupazione, ma è una concreta e solida chances per dare corpo alle giuste aspettative di soddisfazione professionale”. Questo il commento del presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “In un momento di difficoltà quale è quello che stiamo vivendo, sostenere la diffusione delle imprese significa operare soprattutto per chi oggi si affaccia sul mercato del lavoro e non riesce a trovare risposte. Quindi, ben vengano tutti i programmi e progetti che possono offrire alle tante intelligenze e saperi che il nostro Paese sa esprimere delle occasioni reali”.

Un terzo delle nuove imprese nasce al Sud.  Anche nel 2011, sono Sud e Isole a dare vita alla quota prevalente di nuove iniziative imprenditoriali (30,9%), seguite a breve distanza dal Nord Ovest (28,6%). Incidenze minori spettano al Centro e al Nord Est (rispettivamente, 21,0% e 19,5%). Come guardano al futuro? Nella maggior parte dei casi (88,7%), le imprese neo-nate sono caute e non avvertono la necessità di assumere personale, impegnate come sono ad attendere i primi riscontri da parte del mercato. Circa un’impresa su dieci prevede di aumentare gli occupati, ma la quota sale sensibilmente tra quelle con più di 10 addetti (raggiungendo il 19,6%), che, nascendo più grandi, prevedono già di dover svolgere una gamma più ampia di mansioni, per svolgere le quali sarà necessario introdurre figure con specializzazioni diverse.

Oltre un quarto ha meno di 30 anni; aumentano gli uomini; nella metà dei casi sono diplomati.  Le opportunità del “fare impresa” sono colte sempre più frequentemente dai giovani: infatti, supera il 26% (2 punti in più rispetto al 2010) l’incidenza degli under 30 e un ulteriore 19,1% di neo-imprenditori si colloca nella fascia di età tra i 31 e i 35 anni. Lo spirito di iniziativa e le capacità innovative proprie dei giovani hanno generato nel 2011 poco meno della metà delle nuove imprese, mentre il restante 54,5% è da attribuire agli ultra 35enni, che si avvalgono principalmente dell’esperienza e del proprio background tecnico-professionale per trovare stimoli all’avventura imprenditoriale.

Gli uomini confermano nel 2011 una più netta propensione a realizzarsi attraverso la creazione di un’impresa: sono quasi tre quarti i neo-capitani d’impresa maschi, in lieve crescita rispetto al 2010. Quindi, si sono ulteriormente ridotti gli spazi per le donne, che però si ampliano in specifici settori. I servizi alle persone è l’unico settore in cui il genere femminile detiene il primato delle nuove iniziative imprenditoriali (51,7%), ma quote superiori alla media si riscontrano anche nei servizi turistici, nell’agricoltura e nelle attività commerciali.

E’ il diploma il trampolino di lancio per i capitani d’impresa: poco meno della metà (48,9%) di essi, infatti, proviene da una scuola secondaria superiore, una quota in crescita rispetto ai dati 2010. Anche l’incidenza di quanti si sono fermati alla scuola dell’obbligo è in aumento (supera un quarto dei casi) e, di conseguenza, sono in riduzione i neo-imprenditori con qualifica professionale e con laurea, cui corrispondono rispettivamente quote intorno al 12%.

Poche le risorse da investire: in 8 casi su 10 sono mezzi propri.  Visto che l’investimento per dare avvio a una nuova attività non supera i 10mila euro nel 72,1% dei casi (quota che si amplia, raggiungendo il 75,3%, per i giovani), i nuovi imprenditori fanno affidamento prevalentemente su mezzi propri: infatti, scelgono l’autofinanziamento 8 imprenditori su 10, affiancando a questo i prestiti di parenti o amici e, in seconda battuta, i prestiti bancari. Non è però trascurabile il numero di quanti partono con un capitale iniziale compreso tra gli 11 e i 30mila euro (una nuova impresa su 5): sono specialmente i servizi turistici, il commercio e i servizi alle persone i comparti da cui scaturiscono esigenze di un investimento iniziale più cospicuo.

In un caso su 2 hanno una esperienza di lavoro alle spalle.  La precedente attività come operaio o apprendista, quella da impiegato o quadro e pregresse esperienze come imprenditori o lavoratori autonomi costituiscono la base di partenza per quasi il 55% dei neo-capitani d’impresa nel 2011. C’è dunque alle spalle un solido percorso professionale e un’attenta analisi delle condizioni del mercato a indurre la maggior parte di questi soggetti a intraprendere l’impegnativo percorso dell’imprenditorialità. Invece, la motivazione prevalente è da ricercarsi nella necessità di trovare uno sbocco lavorativo per quanti precedentemente si trovavano nella condizione di disoccupati, studenti, casalinghe e collaboratori a progetto, che complessivamente rappresentano il 22,4% dei nuovi imprenditori, con un’incidenza in aumento di 1,5 punti sul 2010.