| Ue, come avere più donne manager |
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| Mercoledì 22 Febbraio 2012 |
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Le donne costituiscono il 60% dei nuovi laureati dell'UE, eppure nei consigli di amministrazione delle maggiori società quotate in borsa rappresentano solo il 12% dei membri. Qual è il modo migliore per arrivare a questi talenti inutilizzati?
Il Consiglio "Occupazione, politica sociale, salute e consumatori" (EPSCO) si è occupato di tale questione nella sessione del 17 febbraio. I ministri hanno discusso riguardo possibili misure a livello nazionale e dell'UE che faciliterebbero l'accesso di donne qualificate ai livelli dirigenziali. Molti hanno sottolineato i vantaggi economici derivanti dalla partecipazione femminile all'occupazione e al processo decisionale, così come il fatto che l'Europa non possa permettersi di sprecare il potenziale di donne con un elevato grado d'istruzione. "Le pari opportunità creano un valore aggiunto", ha affermato Manu Sareen, ministro danese delle pari opportunità, che ha presieduto la riunione. "Credo sia molto importante diffondere questo messaggio". Secondo la Commissione europea nei prossimi decenni la percentuale di donne nei consigli di amministrazione delle più grandi società aumenterà di mezzo punto percentuale all'anno. In altri termini, a meno che non si ricorra ad altre misure, ci vorranno altri 50 anni affinché si raggiunga un equilibrio ragionevole (almeno il 40% di entrambi i sessi nei consigli di amministrazione). La Commissione ha quindi chiesto alle società di sottoscrivere, su base volontaria, all'impegno di aumentare la presenza femminile nei consigli, al 30% entro il 2015 e al 40% entro il 2020, assumendo attivamente donne qualificate per sostituire i membri uscenti del consiglio di amministrazione di sesso maschile. Sono tuttavia pochissime le imprese che hanno effettivamente preso quest'impegno. Il dibattito del Consiglio costituirà un contributo alla valutazione della situazione da parte della Commissione nel marzo 2012. Se non saranno stati compiuti sufficienti progressi attraverso l'autoregolamentazione, la Commissione prenderà in considerazione diverse alternative per azioni mirate a livello dell'UE. Nonostante il dibattito abbia rivelato un ampio consenso sulla necessità di migliorare l'equilibrio tra i sessi nei consigli di amministrazione delle società, gli Stati membri hanno chiaramente idee differenti al riguardo: alcuni sono a favore di quote obbligatorie, mentre molti altri preferiscono un approccio volontario, almeno in questa fase. |
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