di Giovanni Da Pozzo, Presidente di Promos Italia

 

Anche il 2021, nonostante le speranze, si sta rivelando assai complesso da un punto di vista economico,

oltre che sanitario. Secondo le ultime stime del Go­verno, per l'anno in corso, si pre­vede una crescita del prodotto in­terno lordo del 4,5%. Il dato è ri­ferito al quadro programmatico, cioè alle previsioni effettuate in base alle misure economiche che l’Esecutivo varerà nel corso dei dodici mesi.

Questo scenario di crescita è però vincolato alla combinazione di alcuni elementi chiave.

Il primo, di cui si dibatte quo­tidianamente, è la campagna di immunizzazione, che si sta di­mostrando l’unica via d’uscita da una situazione emergenziale che dura ormai da oltre un anno. Le ultime stime parlano dell’80% della popolazione vaccinata en­tro ottobre, orizzonte temporale molto lontano.

Questo elemento è stretta­mente legato al secondo: la ria­pertura delle attività produttive, ferme da troppo tempo, con la conseguenza di danni gravissimi per il nostro tessuto imprendito­riale e di ricadute anche a livello sociale, quest’ultime rilevanti quanto le prime. In questi giorni - finalmente – alcuni esercizi commerciali hanno potuto riapri­re, la speranza e l’auspicio è che si tratti di riaperture definitive e che a breve si possa ritornare ai canonici afflussi. I proprietari di negozi, ristoranti, bar, hotel e pa­lestre hanno già pagato un conto salatissimo e l’unica via per fer­mare l’emorragia causata da scelte discutibili prese nel corso degli ultimi 12 mesi è garantire la possibilità di ripartire in sicu­rezza e soprattutto senza più stop and go.

L’ultimo elemento chiave per intravedere reali segnali di ripre­sa è rappresentato dalle misure di sostegno all’economia che il Go­verno sta mettendo in campo. Lo scostamento da 40 miliardi, che è stato deciso, e la linea di finan­ziamento complementare al Re­covery Plan da circa 30 miliardi hanno l’obiettivo di dare una spinta aggiuntiva alla nostra eco­nomia riportando il deficit sotto il 3% nel 2025. Questi provvedi­menti, buoni nelle intenzioni, de­vono tramutarsi in sostegni con­creti per le nostre imprenditrici e per i nostri imprenditori, dando un concreto impulso alla ripresa della nostra economia reale. Nel corso dell’ultimo anno troppi aiuti promessi non sono mai arri­vati a destinazione.

La ripresa economica del no­stro paese e del nostro tessuto imprenditoriale passa anche dalla ripartenza dell’export, un asset che nel 2019 ha raggiunto un va­lore di 585 miliardi di euro, con un peso pari a oltre il 30% del PIL nazionale. La pandemia, e tutto quello che ne è conseguito, ha portato inevitabilmente a un brusco rallentamento degli scam­bi commerciali internazionali e anche le esportazioni italiane ne hanno risentito. Nell’ultimo an­no, infatti, l’export del nostro paese ha fatto segnare una con­trazione complessiva del 9,7%, il peggior risultato dal lontano 2009. Qualche timido segnale di ripresa c’è stato alla fine dello scorso anno e all’inizio di quello corrente, ma per ritornare ai va­lori pre-pandemia è necessario attendere il 2022.

 

Tribuna Economica

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