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Category: Editoriali

di Raffaella Pergamo - Confassociazioni International

 

L’attenzione crescente dei consumatori svedesi per alimenti con elevato valore nutrizionale e salutistico hanno rafforzato

il ruo­lo dell’Italia come paese esporta­tore di prodotti agroalimentari di qualità. La Svezia, infatti, si col­loca al 13° posto, sia nel 2018 sia nel 2019, come principale paese di destinazione dei prodotti agroalimentari italiani per un im­porto in valore assoluto di 713mlndi euro. Il trend crescente di richi­esta di prodotti di alta qualità e bi­ologici è direttamente pro­porzionale al benessere economi­co registrato dalla popolazione svedese, che manifesta una volon­tà di spesa per prodotti di punta del paniere Italia come la pasta, gli ortofrutticoli, l’olio d’oliva e il vino. L’Italia si classifica al 5°posto come fornitore di prodotti agroalimentari in Svezia, subito dopo Germania e Norvegia, su­perando, in tal modo, gli effetti negativi della distanza e fron­teggiando la crescente segmen­tazione della domanda di prodotti alimentari legata anche all’au­mento della sensibilità dei con­sumatori verso beni più complessi e a maggiore valore aggiunto.

Queste caratteristiche insite in diverse produzioni agroali­mentari italiane ha affermato, nel tempo, la posizione dell’Italia come esportatore di prodotti trasformati, prevalentemente dal­l’industria, ma sempre di più an­che da aziende agricole che in­camerano al loro interno il pro­cesso di prima trasformazione.

I prodotti italiani di punta in Svezia si confermano la pasta, con un trend crescente del 4%annuo ed un giro di affari di60mln di euro e l’olio di oliva che riporta un trend in crescita del 6% annuo ed un valore di oltre 20mln di euro. Sono diversi i fattori che determinano la di­namica delle esportazioni nel rapporto Italia/Svezia: oltre alla crescita economica, incidono, per la Svezia, variabili quali la stabilità politica, il grado di apertura al mercato inter­nazionale, i modelli di specializ­zazione, l’orientamento ge­ografico dell’export ed il ruolo non trascurabile della Grande Distribuzione per la vendita del biologico.

Da una rapida panoramica sui circuiti commerciali esistenti e che veicolano i prodotti agroal­imentari italiani sul territorio svedese, insieme all’aumento della richiesta del biologico da parte del catering, si registra l’aumento di società, già tipiche del convenzionale, che proces­sano per conto terzi enormi quantitativi di prodotti di base biologici, confezionandoli poi con le private label della Gdo o con le etichette di altre ditte. Si registra, infatti, la presenza di società di trading e processing, in rapporto intermedio tra i pro­duttori biologici e biodinamici, oppure tra le società di es­portazione italiane ed il sistema della distribuzione.

Questo allungamento della catena commerciale, però, rende il prodotto al consumo abbastan­za costoso e spesso “sostituito” dai consumatori con prodotti convenzionali, anche per la man­cata percezione, in alcuni casi, della tradizione produttiva e del peso delle certificazioni di qual­ità riportate.

 

(Tribuna Economica© Riproduzione riservata)