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Category: Editoriali

di Riccardo Fuochi Presidente Associazione Italia Hong Kong

 

La crisi indotta dalla pande­mia impone alle nostre imprese di rilanciare l’export con rinnovato impeto, senza indugi,

per ricupe­rare in tempi brevi fatturato e vo­glia di crescere ma, soprattutto, per ridurre la dipendenza dal mercato interno. Ma da dove co­minciare? Ovviamente dalla Ci­na, l’unico paese al mondo che esce dalla crisi accelerando lo sviluppo interno. Un paese che per le dimensioni del mercato, la rapida crescita del ceto medio, la forte domanda di beni stranieri, la strategia del governo di Pechino volta a incentivare importazioni e consumi interni, per ricuperare il PIL perduto sui mercati interna­zionali, deve essere il primo obiettivo per le nostre imprese, se vogliono riprendere a crescere in tempi brevi.

Tra i molti percorsi di avvici­namento al grande mercato cine­se, quello che passa per la regio­ne autonoma di Hong Kong è di gran lunga il più accessibile, una vera “Fast Track”, un percorso privilegiato verso le enormi op­portunità che la Cina offre alle imprese straniere, con progetti e prodotti innovativi, originali, con contenuti di design e gusto italia­no, tecnologia avanzata, lusso e life-style. Hong Kong è la città più vicina a noi, quando si parla di Cina. Non solo perché immer­sa in una gigantesca area metro­politana di 70 milioni di abitanti, distribuiti in città come Shenzhen, Guangzhou e le altre 8 città che compongono la Greater Bay Area, la regione con la più alta concentrazione di industrie al mondo. Più vicina anche in ter­mini di cultura, lingua, stile di vi­ta, abitudini commerciali, dispo­nibilità di servizi finanziari e di ogni altro tipo, che facilitano enormemente la vita a noi occi­dentali, nel percorso di inseri­mento delle nostre attività econo­miche e gestione dei rapporti so­ciali nel continente asiatico. L’in­glese è la lingua ufficiale a Hong Kong. Le merci entrano ed esco­no in tempi da record, senza re­strizioni e licenze. I pagamenti, allo stesso modo, entrano ed escono rapidamente, tramite le banche locali, in qualunque valu­ta, ovviamente incluso il Ren­minbi cinese, senza formalità particolari. La valuta locale, il dollaro di Hong Kong, legato al dollaro USA, mette al riparo da rischi di cambio capitali e profit­ti. Per non parlare del semplice e moderatissimo regime fiscale, che chiede solo l’8,25% di impo­ste sui primi 2 milioni di dollari di Hong Kong di profitti di im­presa, e il 16,5% sulla parte rima­nente, un tetto massimo del 15% sui redditi delle persone fisiche, niente IVA e nessuna delle deci­ne di imposte con cui siamo or­mai abituati a convivere.

Hong Kong è una città aperta, che offre accesso a un mondo di opportunità per le imprese che sono pronte a coglierle. La con­correnza internazionale non con­cede il lusso di aspettare. Chi non si muove subito potrebbe non avere una seconda chance.

 

Tribuna Economica

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