Eni ha fatto sapere i risultati degli approfondimenti tecnici e scientifici condotti da consulenti di fama internazionale su tutti i profili interessati dall’attività industriale del COVA, depositati in giudizio, e che confermano come tutte le operazioni di Eni siano sempre state condotte

nel pieno rispetto dei requisiti normativi e autorizzativi.

 

I risultati del monitoraggio ambientale e delle perizie ribadiscono, infatti, che lo stato di qualità dell’ambiente, osservato in tutte le sue matrici circostanti il COVA, è ottimo secondo gli standard normativi vigenti.

 

Infatti, a partire dal 2014, in totale trasparenza e collaborazione con la Procura della Repubblica di Potenza, Eni ha incaricato un gruppo di consulenti di altissimo profilo scientifico per condurre una serie di approfondimenti e studi, volti a fornire un quadro oggettivo sullo stato di qualità ambientale e sanitario dell’area intorno al COVA.

 

Le indagini sono state svolte senza il coinvolgimento del personale Eni per assicurarne la totale indipendenza.

 

Gli studi hanno riguardato:

 

1)      Tecnologie adottate presso il COVA: la società internazionale ENVIRON ha analizzato le tecnologie applicate presso il COVA per confermare la rispondenza alle Best Available Technologies (BAT) anche tramite un confronto con altre realtà internazionali. Envinron ha concluso che:

la re iniezione nel mondo risulta di gran lunga l’opzione preferita in termini di impatto ambientale

gli additivi utilizzati presso il COVA sono della stessa tipologia di quelli utilizzati in altri impianti di re iniezione e le concentrazioni sono dello stesso ordine di grandezza di additivi simili

il regime autorizzativo alla re-iniezione al “CostaMolina-2” presenta prescrizioni maggiormente restrittive in termini di tutela ambientale delle corrispondenti normative internazionali.

 

2)      Qualità delle acque re-iniettate e dell’aria: la SGS s.a. di Ginevra, prima società nel mondo per attività di certificazione di analisi ambientali e monitoraggio ambientale, ha condotto un’attività di monitoraggio in campo e di analisi della qualità delle acque di strato re-iniettate in giacimento per un periodo di 75 giorni continuativi, 24 ore su 24, in più punti dello stabilimento con 660 campioni di monitoraggio, per un totale di 166.320 parametri misurati. Sulla qualità dell’aria, in aggiunta a all’attività di monitoraggio sulle emissioni, a fine febbraio 2016 è partito un nuovo monitoraggio per l’aria al COVA e dintorni per un mese in stagione fredda. I risultati di tali approfondimenti forniscono un quadro analitico in cui:

nelle acque di produzione, sia in quelle reiniettate in giacimento sia in quelle smaltite come rifiuto liquido che in quelle di contro-lavaggio, il contenuto di acqua rilevato è sempre prossimo al 99%. Mentre, i Sali assommano intorno all’1%;

l’acqua di produzione reiniettata in giacimento e smaltita come rifiuto, oltre che quella di contro- lavaggio, NON è pericolosa né da un punto di vista sostanziale né secondo la normativa sui rifiuti;

è corretta la classificazione CER operata dal produttore del rifiuto: 16.10.02 «Soluzioni acquose di scarto diverse da quelle di cui alla voce 160101»;

La MDEA è in concentrazioni medie di 115mg/L, di molto al di sotto del limite di pericolosità secondo la legge sui rifiuti (200000mg/L al 1/06/16; 10000 dal 1/06/16). Il TEG è in concentrazioni medie di 4mg/L e non ha un limite di riferimento perché non è incluso nell’elenco delle sostanze pericolose.

 

3)      Qualità dell’aria: Sulla qualità dell’aria, in aggiunta all’attività di monitoraggio delle emissioni, a fine febbraio 2016 è partito un nuovo monitoraggio per l’aria al COVA e dintorni, effettuato da SGS, per un mese in stagione fredda. Dai risultati emerge che la qualità dell’aria nell’area indagata nell’intorno del COVA appare caratterizzata da livelli di concentrazione che si attestano su valori significativamente inferiori ai rispettivi limiti normativi.

 

4)      Stato di salute dei dipendenti Eni: Eni ha chiesto di esaminare il quadro clinico dei dipendenti che, in un arco temporale di 16 anni (1998-2015), hanno prestato – e prestano ancora – la propria attività lavorativa, anche in forma occasionale, presso lo stabilimento e gli uffici afferenti sia dei dipendenti che lavorano esclusivamente sulle aree pozzo. Sono state esaminate 688 cartelle sanitarie e di rischio da cui è emerso che oltre 90% dei lavoratori è in sostanziale buona salute. L’analisi complessiva delle cartelle dei dipendenti Eni in forza sia nel Centro Olio sia nelle aree pozzo ha evidenziato 6 casi di tumore, tutti non correlabili ai fattori di rischio espositivi presenti in impianto. Il dato è altamente significativo perché fornisce una rappresentazione di chi è maggiormente esposto al rischio cancerogeno, dando quindi un’utile chiave di confronto con il dato sanitario nell’intorno dello stabilimento.

 

Eni ribadisce che salute, sicurezza e ambiente sono la priorità assoluta dell’azienda. Un impegno confermato dagli investimenti che, solo in Italia, dal 2009 al 2015, sono stati pari a 6,1 miliardi di euro in salute, ambiente, sicurezza e bonifiche, con in previsione per i prossimi 4 anni ulteriori 3,4 miliardi.