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Generalfinance, l’intermediario finanziario vigilato specializzato nel factoring verso le Pmi, in particolare quelle distressed, chiude il 2019 con tutti gli indicatori in crescita a doppia cifra.

Lo comunica la società con sede a Milano e Biella guidata da Massimo Gianolli, in seguito all’approvazione da parte del Consiglio di Amministrazione dei risultati preliminari al 31 dicembre 2019 - redatti secondo i principi contabili internazionali IAS/IFRS - avvenuta in data 17 gennaio u.s.

“Cresciamo del 23% circa in termini di turnover - commenta Massimo Gianolli, Amministratore Delegato di Generalfinance - e generiamo oltre quattro milioni di euro di utile netto, in linea con il Piano Industriale, con una redditività sul capitale (ROE) del 28% circa. Questi risultati positivi - prosegue Gianolli - ci consentono di guardare con ottimismo ai prossimi esercizi. La capacità di execution del Piano Industriale evidenziata nel 2019 è una premessa importante per il raggiungimento del target di oltre 1 miliardo di turnover fissato per il 2021”.

Particolarmente positivo l’aumento del turnover - in crescita tripla rispetto al dato medio nazionale di settore stimato da Assifact per il 2019 -, a 590 milioni di euro (+23%) che ha contribuito all’incremento dell’utile netto nel 2019, fissato a 4,2 milioni di euro (+43%). Ma la performance positiva dell’utile è anche il combinato disposto di un sostanzioso incremento del margine di interesse (a 3,4 milioni di euro, +14% rispetto al 2018) e delle commissioni nette, a 10,1 milioni di euro (+24%). In netto aumento, inoltre, anche l’erogato: 445 milioni di euro, a + 27% sul 2018.

Infine, valori positivi anche sul fronte del rischio, con un basso profilo conseguito anche grazie a una piattaforma proprietaria in grado di gestire l’intero processo di erogazione e gestione del credito. Infatti, all’interno dell’aggregato i crediti deteriorati netti totalizzano 0,8 milioni di euro, con un NPE ratio netto pari a 0,6%, fra i più bassi del settore finanziario italiano. Quasi dimezzato, poi, l’NPE ratio lordo (da 2,2% a 1,2%), anche questo valore significativamente inferiore alla media di settore.

In aumento i debitori ceduti, a circa 8.200, +10% sul 2018, con positivi effetti sul frazionamento del rischio e sulla diversificazione del portafoglio