La Commissione europea, attraverso la Presidente Ursula von der Leyen, assieme al vice presidente Frans Timmermans, ai Commissari Thierry Breton e Kadri Simson, ha presentato oggi le sue proposte di regolamento e un piano generale, che semplicemente si basano

su un: “Risparmiamo il gas, per affrontare in maniera più sicura il prossimo inverno”. Sostanzialmente, Bruxelles non ha molte carte in mano per ridurre la sua forte dipendenza dal gas russo e tutti attendono domani o forse dopodomani, quando Gazprom ci farà sapere se riprenderanno o no i flussi del Nord Stream 1, attualmente fermo per manutenzione (ma tutti sanno che si tratta di rappresaglia politica di Mosca a carico dei Paesi europei più esposti alle forniture di gas, come la Germania, l’Austria e l’Italia ad esempio). Il piano annunciato prevede un nuovo strumento legislativo che favorirà la riduzione della domanda di gas ad ogni livello, fino ad un 15% entro la primavera 2023. Famiglie, imprese, industrie, enti pubblici e privati, tutti potranno e dovranno concorrere al raggiungimento di questo obiettivo, si legge nel comunicato della Commissione. Che poi è quanto anticipato dall’Agenzia internazionale per l’energia attraverso un documento redatto dal suo direttore, Birol. Bruxelles, dal canto suo, provvederà a diversificare ulteriormente le fonti di approvvigionamento alternative alla Russia di gas naturale, compreso l’acquisto congiunto.

Proposto inoltre un nuovo regolamento per facilitare la riduzione dei consumi di gas del 15% a partire dal 1° agosto 2022 e fino al 13 marzo 2023. Si discute anche sulla possibilità di dichiarare, previa consultazione con gli Stati membri, “un’allerta generale dell’Unione” in caso venga meno la sicurezza degli approvvigionamenti. In questo caso scatterebbe “l’obbligo” di taglio ai consumi, il razionamento dell’energia insomma. Ma quando scatterebbe questo obbligo? L’allerta generale potrebbe essere dichiarata in caso di una domanda troppo elevata di gas o di una carenza grave delle forniture. Tutti gli Stati membri dell’Unione dovranno inoltre presentare il proprio piano di emergenza nazionale entro la fine di settembre 2022. In esso dovranno illustrare come intendono raggiungere questi obiettivi, con quali strumenti e in quali tempi. Ogni due mesi i governi centrali dovranno informare la Commissione dei passi in avanti fatti. Soprattutto quei Paesi che riceveranno forniture solidali dovranno dimostrare di aver adottato misure efficaci per ridurre i consumi nazionali.

Tutta l’energia risparmiata nei prossimi mesi tornerà utile durante l’inverno del 2023. Per ottenere questo risultato la Commissione suggerisce caldamente di prendere in considerazione tutte le fonti alternative al gas naturale, soprattutto le fonti energetiche rinnovabili e l’idrogeno, fino ai carburanti a basse emissioni di gas climalteranti. Entro il primo novembre 2022 l’Ue deve raggiungere il principale obiettivo, cioè l’80% degli stoccaggi di gas e al momento siamo ancora lontani da questa quota.

Si intensificano gli approvvigionamenti esteri non russi.

Nella prima metà del 2022, le importazioni di GNL non russe sono aumentate di 21 miliardi di metri cubi (bcm) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Anche le importazioni di gasdotti non russi sono cresciute di 14 miliardi di metri cubi da Norvegia, Azerbaigian, Regno Unito e Nord Africa.

Contemporaneamente, facendo sempre più a meno dei combustibili fossili, favorendo la diffusione e la costruzione di impianti a fonti rinnovabili, si dovrebbe quindi rafforzare l’autonomia e l’efficienza energetica dell’Unione. Oltre il 20% dell’energia dell’UE proviene attualmente da fonti rinnovabili e la Commissione ha proposto di raddoppiare questa percentuale fino ad almeno il 45% entro il 2030. Dall’inizio dell’anno si stima che siano stati aggiunti ulteriori 20 Gw di capacità di energia rinnovabile, equivalenti a più di 4 miliardi di metri cubi di gas naturale.