Enrico Letta, politico e pro­fessore universitario italiano, ini­zia l'attività politica nella Demo­crazia Cristiana. Più volte Mini­stro, Sottosegretario, Europarla­mentare e Deputato, nel 2013 ri­ceve l'incarico di formare un nuovo Governo dal Presidente della Repubblica,

Giorgio Napo­litano e ricopre la carica di Presi­dente del Consiglio dei Ministri per la durata di un anno. Dopo i contrasti con i nuovi esecutivi,nel 2015 egli abbandona definiti­vamente la politica che ripren­derà solo nel 2019. Nel contempo si trasferisce aParigi e si dedica alla sua vecchia passione: l'insegnamento universitario. Ancora oggi, la sua attività principale è quella diD irettore della Paris School ofInternational Affairs (Psia) di SciencesPo. Enrico Letta è Presidente del­l'Associazione Italia-Asean nata con l'obiettivo di rafforzare il dialogo, la conoscenza e gli scambi tra il nostro Paese e quel­li dell'area Asean. Al Presidente Letta abbiamo chiesto un commento sulla situa­zione economica globale nel post covid, mettendo l'accento su quel che sta accadendo in Malesia.

Presidente, secondo quanto riferisce l’Ocse, l’emergenza coronavirus sull’economia mondiale supera le peggiori previsioni. A suo parere questa crisi come impatta sulle catene globali?

Qualsiasi stima fatta prima dell’eliminazione definitiva del coronavirus dal pianeta, va presa con le pinze. Fenomeni del gene­re avrebbero bisogno del confor­to del tempo per essere compresi. Abbiamo provato a utilizzare delle analogie per capire cosa sa­rebbe successo, ma il contesto è talmente inedito che nessuno cre­de che su base annua non ci sa­ranno forti contraccolpi econo­mici. Oggi le catene del valore sono molto più lunghe, globali e interdipendenti. Nel 2003, l’anno della Sars,la Cina contribuiva alla ricchezza mondiale per circa l’8% (oggi èil 20%), e a fine anno, segnava una crescita del Pil del 10%.Scordiamoci questo lieto fine. La magnitudo del fenomeno odierno è enormemente più grande: su tutti i mercati si è registrato pri­ma uno shock dell’offerta e poi una depressione della domanda,che perdurerà ancora. È necessa­rio che la comunità internaziona­le faccia un grande sforzo per riannodare i rapporti interrotti e,soprattutto, per far fare all’eco­nomia un rimbalzo che ci per­metta di coprire l’indebitamento,attuale e pregresso, attraverso una ripresa guidata da investi­menti in infrastrutture, sostenibi­lità, istruzione e welfare.

Integrazioni Regionali e ne­cessità di politiche efficaci per far fronte a sfide comuni. Che cosa si può fare?

Stiamo affrontando una sfida senza precedenti. Questa crisi rappresenta una profonda minac­cia alle reti di collaborazione e cooperazione che abbiamo fati­cosamente costruito fino ad oggi. Di fronte alla recessione, inevita­bile soprattutto per l’Occidente,sarebbe facile rintanarsi in sovra­nismi, incolpare l’iperconnessio­ne o ergere barriere. Tuttavia,questa pandemia non ha né fre­nato né dirottato il processo di globalizzazione, anzi, essa ha ac­celerato tendenze già in atto da tempo, come la digitalizzazione e lo spostamento di pesi demo­grafici ed economici verso l’O­riente. Da soli non ne usciremmo bene, come dimostrano le previ­sioni del Fondo Monetario Inter­nazionale. Per questo, come Ita­lia e come Unione europea, è in­dispensabile trovare soluzioni comuni e coraggiose, ma anche rafforzare la cooperazione con Paesi che usciranno relativamen­te forti dalla crisi come Corea del Sud, Singapore e gli altri Paesi Asean. Non è sufficiente usare stru­menti obsoleti per una crisi senza precedenti. Il pacchetto sulla disoccupazione messo in campo dalla Commissione e il Mes sen­za condizionalità per le spese sanitarie sono due passi avanti nel­la giusta direzione ma certamen­te non bastano.

Anche i Paesi Asean sono impegnati nel contrasto al Co­vid-19. C’è il rischio di blocca­re importanti cantieri infra­strutturali, come per esempio,quelli legati alla Belt and Road Initiative, il cui completamento è previsto per il 2049?

Dalle autorità e dalle imprese interessate sono arrivate ripetute rassicurazioni sul fatto che i la­vori proseguiranno con ritardi minimi sulle tempistiche preven­tivate. Ad esempio, in Malesia,fino ad un mese fa la Malaysia Rail Link assicurava che non ci sarebbero stati ritardi nella co­struzione della East Coast Rail Link, il progetto da oltre 10 mi­liardi di dollari che collegherà la capitale malese Kuala Lumpur e la capitale amministrativa Pu­trajaya agli Stati della costa orientale di Pahang, Terengganue Kelantan. Tuttavia, queste previsioni sono probabilmente troppo otti­mistiche: le nuove regole di sicu­rezza sanitaria sui luoghi di lavo­ro che ci accompagneranno in futuro e il rischio di una nuova ondata di contagi in autunno avranno sicuramente un impatto. Il compito dei Governi Asean, in questa fase, sarà allora quello di aiutare il tessuto produttivo dei propri Paesi a trasformarsi e mo­dernizzarsi. Le aziende italiane,con il proprio know-how ricono­sciuto in tutto il mondo, possono offrire un contributo importante in questo processo e accreditarsi come partner strategici, con benefici per entrambe le parti.

Volendo focalizzare l’atten­zione sulla Malesia, argomento che trattiamo in questo nume­ro, volevamo avere un suo commento sull’improvviso cambio di leadership nel Paese.

La nomina di un nuovo Pri­mo ministro, come tutti i cambi in corsa, può sempre suscitare degli interrogativi sull’evoluzio­ne politica di un Paese. Il ritorno dell’esperto Mahathir nel 2018aveva rappresentato un grande momento per la democrazia in Asia; ma questa bellissima e per­fettibile forma di governo, per sua stessa natura, non può affi­darsi solo a singole personalità. La democrazia vive e resta in sa­lute se ha il pieno coinvolgimen­to della società civile e delle classi dirigenti. Gli ultimi svilup­pi, legati al contemporaneo avvi­cendamento al governo e allo scoppio della crisi covid, pongo­no per forza di cose, degli inter­rogativi sul percorso di gover­nance avviato nel Paese. Ma so­no fiducioso che in questo fran­gente la classe dirigente malese saprà mostrare la propria dedi­zione alla causa dello sviluppo del sistema economico del Paese e al rafforzamento delle sue isti­tuzioni democratiche. È bene che questa transizione politica sia li­neare e trasparente. Il Parlamen­to, la cui prossima seduta è stata rinviata a maggio, a quanto mi risulta sarà convocato per verifi­care il sostegno politico al nuovo esecutivo. Servirà, dunque, estre­ma attenzione per effettuare un passaggio democratico di conse­gne nel bel mezzo di una crisi economico-sanitaria, della quale abbiamo pochi punti riferimento nelle nostre storie recenti. L’au­gurio è, ovviamente, quello di una transizione che sia allo stes­so tempo limpida, democratica­mente legittima e che eviti ogni rischio per la salute pubblica.

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 29 giugno 2020

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