Tra i fattori principali che spingono le imprese a operare nel mercato cinese vi sono senz’altro “la crescita economica registra­ta dalla Repubblica Popolare ci­nese nel 2020 (+2,3%), l’elevata domanda di prodotti e servizi da parte dei consumatori, l’accesso a un mercato che risulta per mol­ti settori

il più grande al mondo, la presenza di un business envi­ronment dinamico e gli incentivi introdotti a livello locale”. Va sottolineato che oggi le aziende italiane sono presenti in Cina non più solo per localizzare le supply chain o la produzione ma anche per commercializzare i propri prodotti nel Paese o espor­tare in Paesi Terzi. “Per quanto riguarda l’ou­tlook sul fatturato nell’anno 2021, il 70% degli intervistati nella nostra business survey pre­vede una tendenza positiva nello scenario aziendale complessivo per i prossimi 5 anni; il 18% si è detto neutrale; e il 7%, infine, ha espresso pessimismo”.

 

Presidente Bazzoni, ad oggi dove si trovano le maggiori op­portunità per le nostre imprese sia a livello di insediamento che di settori?

La Cina è un continente, con un enorme mercato differenziato per tipologia di domanda, geo­grafia e tipologia di consumo. Non bisogna dimenticare, inoltre, le priorità delle amministrazioni locali. È per questo che la Camera di Commercio Italiana in Cina (CCIC) adotta come sua strategia prioritaria la copertura capillare del territorio con uffici e presidi. Si tratta di osservatori che ci per­mettono di identificare e indiriz­zare le domande e le opportunità di business per le nostre aziende localizzate e per quelle che anco­ra non sono in Cina. Dalla CICC Business Survey pubblicata dalla CCIC nel feb­braio 2021 emerge che la compo­sizione della business commu­nity sino-italiana è costituita per oltre il 60% da piccole e medie imprese localizzate in Cina da più di 10 anni, dunque con un’e­sperienza consistente alle spalle. Sono attive in diversi settori, in particolare: meccanica, compo­nentistica industriale, meccatro­nica, automotive e servizi a sup­porto delle aziende. Altre opportunità sono ine­renti a temi di primaria importan­za per entrambi i Paesi, come la transizione energetica.

 

Quali sono, ad oggi, le prin­cipali agevolazioni per gli inve­stimenti esteri anche con even­tuali nuove dovute dalla situa­zione pandemica?

Il Paese è uscito dall’emer­genza Covid-19 ormai dal secon­do trimestre del 2020, riprenden­do appieno la crescita economica e i consumi interni. Ovviamente ci sono state una serie di misure agevolative a li­vello locale messe in campo l’anno scorso che hanno suppor­tato le aziende nei vari territori. Ora il business è tornato alla nor­malità, esistono molte opportu­nità legate ad aree di investimen­to sui territori in cui le varie mu­nicipalità offrono incentivi a lo­calizzazione/start up/delocalizza­zione. Si tratta di agevolazioni che coprono diverse aree: tassa­zione, produzione, hr/r&d, trai­ning e innovazione tecnologica. Va ricordato infine che, con l’introduzione della politica della dual circulation, la Cina, oltre a coltivare i rapporti con i Paesi adiacenti e con il resto del mon­do, ha deciso anche di spingere sull’aumento dei consumi inter­ni, per cui i beni di consumo di alta qualità sono sicuramente un segmento che sta spingendo mol­to. Settori emergenti che avranno tutta una serie di opportunità so­no, tra gli altri, proprio il lifesty­le e il quality retail, l’healthcare e il f&b. Esistono anche aree specifi­che dove le agevolazioni all’in­sediamento sono particolarmente attrattive. Possiamo citare, ad esempio, l’isola di Hainan e la sua duty free area. Proprio su questo tema stiamo organizzando insieme al progetto europeo EU Sme Centre, di cui la Camera è coordinatore del consorzio di im­plementing partners, un semina­rio intitolato "Opportunities in the Hainan Free Trade Zone: In­sights on the Logistic Sector", in programma per il prossimo 7 maggio. Per chi fosse ancora a di­giuno di Cina ma guarda il Paese con interesse, quali sono le prime regole per affrontare un investimento o intraprende­re un rapporto commerciale con esso? Occorre innanzitutto elabora­re, con il supporto di professioni­sti (inclusa la Camera di Com­mercio), un piano di azione che comprenda informazione/forma­zione. È inoltre necessario defini­re un business plan con priorità focalizzate alla value proposition del proprio business per poi indi­rizzare le proprie attività. Occorre inoltre strutturare l’investimento in Cina, come un investimento a medio lungo ter­mine, aspettandosi un Roi (Re­turn on Investment) non imme­diato. Ed evitare dunque missioni spot, a meno che non siano parte di missioni organizzate dal Siste­ma Paese o parte di fiere settoria­li di associazioni di categoria.

 

La Camera di Commercio Italiana in Cina ha da poco te­nuto un’importante conferenza sul tema della transizione ener­getica. Quali opportunità può portare alla business commu­nity sino-italiana?

L’“Italy-China: Energy Tran­sition – Towards a Sustainable Development” è stato un impor­tante evento organizzato dalla Camera di Commercio Italiana in Cina in collaborazione con Am­basciata d'Italia e Ice, che ha visto la partecipazione in forma fisica e da remoto di oltre 250 tra azien­de, operatori del settore e istitu­zioni italiane e cinesi. Prosegue dunque la strategia della Camera per un concreto e qualitativo dia­logo tra aziende italiane e cinesi, in sinergia e con il supporto delle istituzioni, per un sempre più mi­rato servizio alle nostre aziende e posizionamento autorevole del si­stema di business italiano sul ter­ritorio. Aziende che si posizionano in modo importante e con leadership in soluzioni di eccellenza nei set­tori dell'energia rinnovabile, dei sistemi di trasporto energetico, della componentistica a supporto del wind, del construction e della mobilità sostenibile. Oggi la Cina punta sempre di più sulla qualità e investe in qualità, tecnologia e sostenibilità. Ciò rappresenta una opportunità da non sprecare per le nostre aziende, soprattutto le Pmi (anche per quelle non ancora pre­senti), dove il nostro posiziona­mento di innovazione tecnologi­ca, flessibilità di soluzioni ed esperienza accumulata sono ele­menti di vantaggio competitivo.

 

 

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica  del 26 aprile 2021

(© Riproduzione riservata)