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Category: Interviste

Nell’ultimo anno quasi ogni area della nostra vita è stata col­pita: l’economia, la sicurezza so­ciale e personale, i rapporti fa­miliari, la sensazione di essere in grado di riconoscere e risolvere crisi così gravi, i nostri figli. Ora sappiamo che il mondo che ab­biamo costruito

è molto più fra­gile di quanto pensassimo. Per molto tempo abbiamo vissuto re­lativamente spensierati, abbiamo considerato il progresso tecnolo­gico come il progresso generale della vita, stavamo cavalcando l’onda della globalizzazione, quando il trasferimento della produzione in continenti lontani sembrava così vantaggioso.” L’Ambasciatore della Repubbli­ca Ceca in Italia, traccia una sin­tesi di un anno di pandemia.

 

Ambasciatore Hubáčková è passato un anno dall’ultima intervista e la crisi economica globale è ancora nella nostra quotidianità. Che cosa è cambiato nel Suo Paese in ambito sociale ed economico?

Abbiamo avuto un anno ec­cezionale ma in un modo com­pletamente diverso da quello che avremmo potuto immaginare fi­no a poco tempo fa. Abbiamo sopportato il peso del duro colpo della prima ondata e vissuto una crisi di portata senza precedenti, i cui effetti complessivi si ag­giungeranno per qualche tempo a venire. Nel 2020, l’economia ceca è crollata e il PIL è sceso a meno 5,6%. Il governo ha adottato una serie di misure per sostenere i settori dell’economia, imprendi­tori, imprese individuali e lavo­ratori colpiti dalle conseguenze della pandemia, e ha annunciato una serie di programmi di sussi­dio. Allo stesso tempo, sono stati rinviati alcuni adempimenti fi­scali e sono stati introdotti bonus compensativi per gli imprendito­ri. Il bilancio dello Stato per que­st’anno prevede un deficit di 12,6 miliardi di euro e investi­menti record di 7,4 miliardi di euro. La crescita del PIL è nel 2021, trainata dalla formazione di capitale fisso lordo, dai rinno­vi delle scorte e dai consumi del­le amministrazioni pubbliche, e potrebbe raggiungere il 3,1% quest’anno. L’economia ceca do­vrebbe raggiungere il livello pre-crisi al più tardi nella prima metà del 2022. Grazie alla ripresa al­l’estero, anche il saldo del com­mercio estero dovrebbe dare un contributo positivo. Mentre è probabile che i consumi delle fa­miglie ristagnino nel 2021, nel 2022 la sua ripresa dovrebbe da­re un contributo significativo alla crescita.

 

Lei pensa che dovremmo ri­considerare le nostre attuali priorità?

L’anno scorso, la nostra prio­rità era mantenere le catene e le capacità produttive, mitigare gli effetti della pandemia e rafforza­re il settore sanitario. Ora siamo in una fase di rinnovamento che è ancora una volta, come i mesi precedenti, diversa da quella che abbiamo mai vissuto. Stiamo riavviando l’economia, rivalu­tando le priorità economiche e sociali e, allo stesso tempo, adot­tando misure per prevenire il ri­petersi di una crisi di simile por­tata in futuro. Sfortunatamente, siamo solo in grado di difenderci da ciò che sappiamo. L’anno scorso, tuttavia, ha notevolmente ampliato la nostra immaginazio­ne. È positivo che abbiamo ricor­dato l’importanza della scienza e della ricerca, che abbiamo con­fermato l’importanza dell’istru­zione e della formazione di qua­lità, che ci sia stata ricordata l’importanza della coesione e delle buone relazioni.

 

Dobbiamo aspettarci cam­biamenti fondamentali?

Forse non è abbastanza otti­mistico dire che la pandemia sta iniziando a placarsi e vediamo la luce alla fine del tunnel. Credo che ne abbiamo tratto lezioni sufficienti, ci siamo ricordati, tra l’altro, l’importanza ed il signifi­cato vitale della scienza e della ricerca per la nostra società. Ab­biamo anche dolorosamente ca­pito che cosa significa la perdita dei contatti interpersonali. Quan­to è difficile accettare le restri­zioni necessarie a lungo termine e quanto sia cruciale la solida­rietà interpersonale. Dobbiamo essere in grado di riflettere bene su queste esperienze per indiriz­zare le nostre energie verso cam­biamenti che gioveranno alla so­cietà.

 

La Repubblica Ceca è riu­scita a mantenere un buon ra­ting. Attraverso quali strumen­ti?

L’agenzia di rating Moody’s Investors Service ha confermato il rating della Repubblica Ceca per le passività a lungo termine all’ottimo livello Aa3 con ou­tlook stabile. Secondo l’agenzia la resilienza dell’economia na­zionale rimane forte, nonostante gli shock causati dalla pandemia. Il vantaggio è che la Repubblica Ceca è entrata in crisi con un basso livello di debito pubblico, una buona posizione sui mercati

 

Vedremo una ripresa del commercio italo-ceco nel 2021?

Il commercio bilaterale ceco - italiano è diminuito solo del 6,5% nel 2020, rispetto al 2019. Le esportazioni dalla Repubblica Ceca verso l’Italia sono diminui­te del 4,5%, mentre dall’Italia verso la Repubblica Ceca dell’8%. Questo dimostra che i nostri legami commerciali si ba­sano su fondamenta molto soli­de, la crescita della nostra bilan­cia commerciale negli ultimi an­ni non è stata casuale e ha ancora un enorme potenziale. Quindi la ripresa avverrà si­curamente entro la fine dell’anno. An­che durante la pan­demia, abbiamo ri­scontrato interesse nell’instaurare nuovi rapporti commerciali e la nostra ambasciata ha preparato pro­getti di supporto nel campo del­l’informatica, dell’innovazione ed anche del setto­re ferroviario, che verranno avviati con il rilascio delle misure esistenti.

 

La composi­zione del nostro reciproco com­mercio è cambia­ta in qualche mo­do?

La produzione di autoveicoli nella Repubblica Ceca nel 2020 è stata ben al di sotto del livello dell’anno precedente: -19,8%. Tuttavia, Il obbligazionari, un settore banca­rio sano e stabile. Moody sottoli­nea inoltre l’adeguatezza delle ri­serve di liquidità, i forti accordi istituzionali e l’attrattiva della Repubblica Ceca per gli investi­tori stranieri principale comparto dell’inter­scambio italo-ceco continua a es­sere quello dei macchinari e mezzi di trasporto per un totale di 5,5 miliardi di euro. Seguono i semilavorati, scesi del 12% a 2,6 miliardi di euro. Le voci princi­pali delle esportazioni ceche ri­mangono trattori, reattori e cal­daie, elettrodomestici, apparec­chi di registrazione, riproduzione e suono, ferro e acciaio e prodot­ti derivati, plastica, gomma, stru­menti ottici e tabacco. L’Italia esporta nella Repubblica Ceca principalmente autoveicoli, reat­tori e caldaie, elettrodomestici, ferro e acciaio e prodotti siderur­gici, materie plastiche e prodotti farmaceutici.

 

Anche il turismo è una voce importante del PIL del Paese. Che contraccolpo ha subito il comparto?

Il turismo rappresenta il 7,8% del nostro PIL, una quota inferio­re a quella dell’Italia, pari al 13,2%, ma resta un settore molto importante. La meta più visitata è Praga, ma va detto che la Re­pubblica Ceca offre anche una serie di altre mete attraenti. Il numero di pernottamenti stranieri è diminuito del 73% nel 2020. I consumi legati al turismo sono diminuiti di 6,1 miliardi di euro, mentre i ricavi in moltiplicazione sono diminuiti di 12,7 miliardi di euro.

 

Il Piano Nazionale di Ripre­sa che cosa prevede?

Abbiamo in programma di in­vestire circa 7,9 miliardi di euro. Per ripristinare l’economia dopo la pandemia, dovremmo ricevere circa 6,7 miliardi di euro dal Fondo europeo di salvataggio sotto forma di sovvenzioni. Il no­stro paese prenderà in prestito ul­teriori fondi dal bilancio dell’UE. Le priorità si basano su 6 pilastri della strategia economica della Repubblica Ceca. Questi inclu­dono la trasformazione digitale, le infrastrutture e la transizione verde, l’istruzione e il mercato del lavoro, il sostegno alle im­prese, la ricerca e lo sviluppo, la salute e la resilienza. La parte più consistente, circa 3,5 miliardi di euro, è dedicata alle infrastruttu­re e alla cosiddetta transizione verde. Per i progetti climatici, il 41 % del totale, la quota di spesa per la transizione digitale do­vrebbe essere del 23%.

 

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 28 giugno 2021

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