Le stime ufficiali di Eurostat e del Ministero delle Finanze della Repubblica Ceca prevedo­no una crescita per i prossimi due anni oltre il 3% all’anno, da­to che per il primo trimestre 2021 non si è ancora avverato. “Rispetto alla fine del 2020 è stato addirittura registrato un lieve calo,

dovuto al protrarsi delle dure restrizioni fino a mag­gio di quest’anno. In alcuni set­tori chiave però la ripresa è ben visibile, come nell’industria, che ha segnato un aumento della produzione di quasi il 4% e il va­lore dei nuovi ordini di oltre l‘8% nel primo trimestre”. Il valore aggiunto lordo nel manifatturiero è aumentato del 3%. Un’evoluzione positiva è stata registrata anche nel settore finanziario, la pubblica ammini­strazione e servizi informatici e telecomunicazione. “Gli stipendi sono aumentati dell’1% anche nel 2020 e i prezzi degli immobili di oltre i 10% a livello naziona­le. Anche a Praga, nonostante il crollo del turismo, i prezzi gli immobili residenziali hanno se­gnato +8%, assestandosi sui 5 mila euro al metro quadrato. Con l’allentamento progressivo delle restrizioni, il Paese tornerà rapidamente ai trend pre-Co­vid”.

 

Presidente Manghi, che co­sa ha generato la pandemia all’interno dell’economia Ce­ca?

Come nella maggior parte dei Paesi, la pandemia anche in Re­pubblica Ceca ha avuto un forte impatto sulla società e sui con­sueti modelli di business e di in­terazione tra imprese. Dopo una riapertura quasi totale durante l’estate 2020, è stato istituito un duro lockdown a partire dai pri­mi giorni di ottobre, che si è pro­lungato di fatto fino a maggio 2021. Il blocco ha avuto mag­giori ripercussioni su alcuni set­tori tra cui la cultura, il turismo, i congressi e il mondo dell’ospital­ità che basano la maggior parte delle proprie attività sulla pre­senza fisica dei clienti. Questo ha generato un drastico calo delle entrate congelando molti piani di investimento. Al contempo alcu­ni settori hanno potenziato le vendite, implementando anche nuovi modelli di interazione con i clienti, grazie agli strumenti digitali e forti investimenti in tecnologia. Per molte imprese, soprattutto nei servizi, la crisi è stata anche un acceleratore di processi già avviati o anche solo pianificati negli scorsi anni. In altri casi, come nell’immobiliare, dove la comunità italiana è parti­colarmente attiva in Repubblica Ceca, il mercato ha registrato un cambio nella domanda e nuovi trend, con un rinnovato interesse per le aree verdi fuori dai centri urbani, con abitazioni disegnate in modo nuovo, compatibile an­che con il lavoro e l’insegnamen­to a distanza.

 

 

Come è stato affrontato il supporto al sistema imprendi­toriale?

Il governo ceco ha messo in campo risorse importanti, combi­nando misure fiscali ad hoc ad una serie di programmi di sup­porto generali e settoriali. I primi grandi interventi, all’inizio della pandemia, si sono incentrati sulla concessione di prestiti e linee di credito senza interessi, al fine di assicurare liquidità alle aziende e non interrompere le operazioni, individuando anche sussidi per la riconversione degli impianti per le produzioni di attrezzature mediche utili alla lotta contro il Covid-19. A seguire sono stati poi elaborati programmi per la salvaguardia dei posti di lavoro, con uno strumento simile alla cassa integrazione straordinaria. È stata inoltre approvata la cosiddetta Lex Covid, che ha in­trodotto una serie di misure volte a stabilizzare il campo imprendi­toriale, come il blocco delle in­solvenze o la moratoria per il pagamento degli affitti commer­ciali e abitativi. Infine sono stati stanziati dei bonus per i liberi professionisti, così come per i ristoratori, hotel e altre categorie particolarmente colpite. Conside­rando che questo è un Paese po­co abituato agli interventi pubbli­ci, in questo caso possiamo dire che l’intervento è stato ampio e massiccio.

 

 

Investimenti pubblici per il futuro?

Questo è certamente un as­petto strategico. La Repubblica Ceca ha presentato il proprio pi­ano nazionale di ripresa nell’am­bito del Recovery Fund europeo, prevedendo uno stanziamento complessivo a fondo perduto di 200 miliardi di corone (7,5mld €), a cui si aggiungono altri 405 miliardi di corone (15,8mld €) di mutui agevolati, a cui per ora il governo ceco non intende at­tingere. Uno dei comparti che riceverà maggiori risorse è quel­lo delle infrastrutture e della transizione tecnologica, per il quale il governo intende stanziare 91 miliardi di corone (3,5mld €) da destinare allo sviluppo di infrastrutture fer­roviarie, stazioni di rifornimento, macchine a basso impatto eco­logico e motorizzazione alterna­tiva, sostituzione caldaie, mag­giore riciclo, migliore gestione delle risorse idriche e green economy. Tutti prodotti e com­parti in cui l’Italia è leader a liv­ello europeo e in cui le nostre aziende sono in grado di offrire tecnologie all’avanguardia.

 

 

Quali sono le previsioni di scambio economico nel breve e medio periodo?

Lo scorso anno il volume del commercio tra i due Paesi ha raggiunto 12,5 miliardi di euro, circa il 6,5 per cento in meno ri­spetto al 2019. Dal secondo trimestre dello scorso anno però l’interscambio bilaterale ha reg­istrato un continuo miglioramen­to. Nell’ultimo trimestre 2020, il volume è stato addirittura del 7% superiore a quello del 2019. Per quanto riguarda il 2021 nel pri­mo trimestre, rispetto al primo trimestre 2020, l’interscambio tra i due Paesi è cresciuto ancora del 7% a circa 3,5 miliardi di euro. A conferma della solidità dei rap­porti tra i due Paesi, nonostante il rallentamento dovuto alla pan­demia, il valore degli scambi è rimasto complessivamente alto, garantendo quindi le basi per poter tornare sopra i 13mld di € come nel 2019. Per le imprese italiane questo significa oltre 6 miliardi di export all’anno, fatto soprattutto di componenti e macchinari industriali. Un mer­cato già oggi di assoluto rilievo per l’Italia.

 


Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 28 giugno 2021

 

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