Obiettivo della Croazia è introdurre l’euro come la valuta ufficiale a partire dal 1 gennaio 2023 e questo sarà possibile so­lamente se saranno adempiuti tutti gli adeguamenti e attuate tutte le misure richieste. Uno dei principali presupposti è conti­nuare con una responsabile

poli­tica monetaria non solo per l’in­troduzione dell’euro, ma, ancora più importante, per una sana e sostenibile ripresa e crescita economica”. Il ministro delle Finanze e vicepresidente del Go­verno della Repubblica di Croa­zia, Zdravko Marić, intervistato da Tribuna Economica, parla di Eurozona, Euro, PNRR e post- pandemia.

 

Ministro Marić, come pro­seguono i preparativi della Croazia per l’adesione all’eu­rozona e per l’introduzione dell’Euro come valuta ufficia­le?

Dopo aver adottato la Strate­gia per l’introduzione dell’euro come valuta ufficiale in Croazia, nel maggio 2018, l’adesione alla zona euro è individuata come uno dei nostri obiettivi strategici principali. La procedura prevede­va l’invio della lettera d’intenti per l’attuazione delle misure da adottare e il nostro Governo ha attuato prima del tempo tutte le 19 misure elencate nella lettera. A metà del 2020 siamo entrati nel Meccanismo di scambi euro­pei (ERM II) e nell’Unione Ban­caria. Attualmente è in corso la realizzazione delle riforme che ci siamo impegnati ad attuare ade­rendo al ERM II. A maggio di quest’anno abbiamo consegnato alla Commissione Europea il pri­mo Rapporto sull’attualizzazione degli impegni intrapresi per l’ade­sione alla zona euro (post entry comittments). La Commissione Europea ha stabilito che la Repub­blica di Croazia sta attuando gli impegni intrapresi in conformità con le scadenze definite e che non vi sono rischi significativi legati alla loro implementazione, di cui, successivamente, ha informato gli stati membri della zona euro. Inol­tre, alla fine dell’anno scorso il nostro Governo ha adottato il Pia­no Nazionale dello scambio della kuna croata con l’euro. Il Piano contiene una serie di attività che tutti i soggetti partecipanti al pro­cesso della preparazione per l’in­troduzione dell’euro, sia quelli ap­partenenti al settore privato o quello pubblico, attueranno nel periodo successivo. Le attività so­no volte a garantire uno svolgi­mento imperturbabile del processo dello scambio della kuna con l’eu­ro, prestando una particolare at­tenzione alla campagna di infor­mazione dei cittadini e alla tutela dei consumatori.

 

Il suo dicastero che iniziati­ve ha intrapreso per mantene­re la stabilità di Bilancio in epoca di pandemia?

Dall’inizio della pandemia, il Bilancio è stato messo a disposi­zione della salute dei cittadini e alla tutela dei posti di lavoro. A tutte le esigenze dell’economia abbiamo risposto tempestiva­mente e in modo adeguato. Per l’intera durata della pandemia la Croazia ha ricompensato com­pletamente o parzialmente lo sti­pendio ai lavoratori nei rami del settore privato in cui l’attività economica era significativamen­te ridotta, gli imprenditori erano completamente o parzialmente esenti dalle tasse e dai contributi, abbiamo coperto completamente o parzialmente i costi fissi, do­vendo affrontare spese significa­tive nel settore sanitario. I due terremoti che hanno colpito pri­ma Zagabria e i suoi dintorni e successivamente la zone intorno alla città di Sisak, hanno contri­buito, insieme alla pandemia, a una significativa incertezza e all’aumento enorme delle spese. Tenendo conto delle sfide legate alla crisi del Covid-19 ancora presenti, e dell’incertezza colle­gata con la dinamica della ripre­sa economica, è benvenuto e po­sitivo il fatto che tutti gli indica­tori macroeconomici pertinenti dimostrano che l’intera econo­mia si sta continuamente ade­guando alla nuova situazione e che non saranno particolarmente danneggiati né la pianificata ri­presa economica né il consolida­mento della finanza pubblica. Nel periodo successivo il centro del nostro interesse si spo­sterà verso le uscite di bilancio. Abbiamo affrontato una situazio­ne simile all’inizio del nostro mandato cinque anni fa, quando ci trovammo di fronte a una cre­scita galoppante del rapporto de­bito/Pil, e la componente crucia­le della stabilizzazione delle fi­nanze pubbliche furono le uscite di bilancio. In particolare vorrei sottolineare che dal 2016 al 2019 la Croazia ha ridotto continua­mente il rapporto debito/Pil, in modo che, in quel periodo, il de­bito pubblico si è ridotto di 12 punti percentuali e, a fine 2019, la sua quota sul Pil era del 72,8% con la tendenza ad un’ulteriore riduzione, visto che per tre anni consecutivi abbiamo registrato anche un avanzo di bilancio. La crisi causata dal Covid-19 ha influito sulla crescita del debi­to pubblico che ammonta al 88,7%. Un controllo sempre più accurato delle spese e il loro mi­gliore orientamento, ovvero la loro efficacia, saranno ancora una volta il perno della nuova ondata di consolidamento fiscale e della tendenza di riduzione del rapporto debito/Pil.

 

Pnrr: che ruolo ha il Mi­nistero delle Finanze nell’at­tuazione del Piano?

Tramite il Meccanismo di Ri­presa e Resilienza l’Unione Eu­ropea ha stanziato 6.3 miliardi di euro in sovvenzioni alla Croazia, che rappresentano quasi 12% del Pil. Il presupposto per l’utilizzo dei fondi è stato concordato a li­vello europeo definendo in pri­mis le riforme e poi gli investi­menti privati e pubblici legati alle riforme stesse, attuati attraverso sov­venzioni o stru­menti finanzia­ri. Nel PNRR croato l’accento più significativo è posto sulle riforme che mi­rano all’aumen­to della compe­titività dell’eco­nomia e alla tra­sformazione verde e digitale. I fondi saranno destinati alla modernizzazio­ne dell’operato delle imprese e, di conseguenza, all’aumento della competiti­vità del settore privato. Vorrei sottolineare gli investimenti nella riforma dell’istruzione, nella scienza e nella ricerca. Il Ministero delle Finanze, su de­cisione del Go­verno croato, avrà la carica di monitorare l’attuazione operativa del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, coordinando il rag­giungimento degli obiettivi prin­cipali del Piano, stimolando una tempestiva attualizzazione delle riforme e degli investimenti. Il Ministero delle Finanze avrà an­che il ruolo di supporto alle isti­tuzioni settoriali competenti. Il fatto che il nostro Piano naziona­le contenga 76 riforme e 146 in­vestimenti dimostra quanto sia complesso e responsabile il com­pito del Ministero delle Finanze. Sono convinto però che il Mini­stero abbia sufficiente conoscen­za, forza e determinazione per svolgere con successo questo re­sponsabile impegno. Siamo con­sapevoli che le riforme e gli in­vestimenti che fanno la parte in­tegrante del nostro PNRR, sono un prerequisito per realizzare un ambiente imprenditoriale compe­titivo e per attirare gli investi­menti stranieri, quindi ci aspet­tiamo il rafforzamento della coo­perazione economica con l’Italia e sono convinto che la Croazia diventerà più attraente per gli in­vestitori italiani.

 

Negli ultimi anni, la Croa­zia ha visto aumentare il suo rating. Come intende, il Mini­stero, mantenere i risultati rag­giunti, soprattutto dopo l’emergenza economica causa­ta dalla pandemia?

Controllando le spese, rifor­mando il settore pubblico, crean­do un ambiente imprenditoriale positivo che porterà a un’econo­mia competitiva a livello interna­zionale. Con l’adesione alla zona euro, secondo le agenzie di ra­ting internazionali, non solo manterremo l’attuale livello di rating, ma il suo potenziale di crescita arriva fino a due gradi. Colgo l’occasione per sottolinea­re che, nel suo ultimo rapporto, il Fondo Monetario Internazionale ha dimostrato ottimismo riguardo al prossimo periodo, sottolinean­do che spetta a noi sfruttare le opportunità che ci vengono of­ferte. Gli ultimi eventi nei settori dell’IT e nell’industria automobi­listica mostrano che ci sono dei positivi passi in avanti. Tutto ciò avrà un impatto positivo sul Bi­lancio dello Stato e sulle Finanze Pubbliche.

 

L.R.

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 2 agosto 2021

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