Ad oltre due anni di distanza dalla crisi finanziaria che, con il suo passaggio, ha profondamente modificato la struttura dell’economia mondiale, Unioncamere Toscana ha realizzato un’indagine presso un campione di pmi toscane rilevando 

 

alcuni indicatori che evidenziano la prosecuzione del percorso di uscita dalla crisi avviato nel 2010. Uscita, che, ad ogni modo, si presenta fortemente differenziata in funzione dei diversi settori presi in esame e soprattutto, all’interno di ciascun settore, delle diverse tipologie di imprese che vi operano.

L’indagine su cui si basano queste indicazioni è stata condotta fra la fine di febbraio e la prima metà di marzo 2011 tramite interviste telefoniche a circa 1.000 PMI localizzate in Toscana e rappresentative di otto settori a livello regionale (agricoltura, sistema moda, metalmeccanica, altre manifatturiere, commercio, turismo, informatica, servizi alle imprese) e delle dieci province toscane (solo per il totale).

Il contesto in cui si inseriscono i risultati dell’indagine è quello di un 2010 in cui l’economia mondiale è tornata a crescere, anche se con caratteri fortemente disomogenei fra le differenti aree geo-economiche, ed in cui l’economia italiana conferma in pieno tutto il suo gap di competitività rispetto alle principali economie avanzate, mettendo a segno un tasso di crescita che risulta fra i più bassi (+1,3%) anche limitando il confronto ai soli paesi dell’Area Euro.

Il quadro toscano è quello di una economia in cui le vendite all’estero sono cresciute, nel 2010, in maniera consistente (+15,4% a valori correnti), trainando il recupero dell’industria manifatturiera regionale (+4,0% l’indicatore tendenziale della produzione). Gli incrementi più rilevanti di produzione e fatturato si sono concentrati soprattutto fra le imprese di maggiori dimensioni, principalmente in ragione di una propensione all’esportazione più elevata, ma anche fra le PMI toscane la quota di imprese con fatturato in aumento, in progressiva diminuzione fra il 2007 (14%) e il 2009 (6%), ha ripreso vigore nel 2010, raggiungendo il 15% del totale. Le tendenze registrate a consuntivo sembrano inoltre destinate a proseguire anche nel 2011 con previsioni di crescita per il 21% delle imprese, in ulteriore aumento rispetto alla chiusura del 2010.

Il miglioramento della situazione che caratterizza i mercati di riferimento ha fatto affluire nuove disponibilità presso le imprese, e ciò contribuisce a spiegare la riduzione dei casi di ricapitalizzazione dell’azienda con mezzi propri (dal 41% del 2009 al 27% del 2010) e di quelli in cui si è fatto ricorso all’indebitamento bancario (dal 30% al 17%). Tale ricorso resta tuttavia ancora legato, in prevalenza, alla necessità di far fronte alle necessità derivanti dalla gestione delle scorte e del capitale circolante, evidenziando persistenti problematiche sul fronte della gestione della liquidità e dei flussi di cassa che deriva da un rapporto fra tempi di incasso dai clienti e tempi di pagamento ai propri fornitori che resta squilibrato. Grazie a migliori andamenti di mercato e ad un’attenuazione della necessità di reperire nuove risorse, anche la “congiuntura del credito” evidenzia un parziale rientro delle criticità che - particolarmente nella fase più acuta della crisi - hanno contrassegnato il rapporto fra sistema bancario e sistema delle imprese: la difficoltà di accesso al credito è infatti scesa dal 28% del 2009 al 20% della presente indagine, e dipende principalmente da fattori non di costo legati all’erogazione dei servizi finanziari (in particolare, richiesta di maggiori garanzie e minori concessioni di credito/scoperto).

Infine, analizzando le strategie delle aziende, una ulteriore conferma della seppur timida inversione di tendenza arriva dai comportamenti degli imprenditori, per i quali si segnala una diminuzione nel ricorso a misure “difensive”: è comunque necessario sottolineare come resti comunque consistente la quota di imprese che stanno tentando di agire sulla compressione dei margini e sulla razionalizzazione dei costi per recuperare livelli accettabili di competitività e di redditività. La ricerca di maggiori livelli di efficienza si realizza peraltro operando un controllo lungo l’intera catena del valore, come testimonia una quota relativamente elevata di imprese che cercano di razionalizzare non soltanto i costi di produzione, ma anche quelli di di approvvigionamento e logistica.

Cresce al contrario l’adozione di strategie di risposta di carattere “aggressivo” e di riqualificazione dell’offerta, oltreché maggiormente proiettate in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo. Aumentano infatti le imprese che perseguono non soltanto percorsi di miglioramento della qualità dei prodotti/servizi offerti (54%), ma anche di ampliamento della gamma di offerta (23%) e di diversificazione dei mercati di sbocco, strategia perseguita dal 44% delle imprese.

Più in generale, è infine necessario sottolineare come un crescente numero di imprese stia cercando di affrontare il dopo-crisi attraverso la realizzazione di programmi di investimento (22%), la cui diffusione appare nel complesso in significativa crescita rispetto agli anni passati (17% tanto nel 2008 che nel 2009). Si tratta di una propensione che non interessa soltanto il manifatturiero (27%), ma anche informatica e servizi avanzati alle imprese (26%). Su livelli leggermente inferiori si collocano invece l’agricoltura (23%) ed il turismo (21%), mentre decisamente al di sotto - seppur anche in questo caso in risalita - si attesta il commercio (15%, era al 12% nel 2009 ed all’11% nel 2008).