Monumenti, edifici e complessi di valore storico-artistico-architettonico e ancora, siti archeologici, musei e gallerie: l’Italia possiede da sempre il più straordinario patrimonio culturale del mondo. L’Italia ospita 51 siti patrimonio dell’umanità. Si tratta della maggiore concentrazione al mondo, sia in termini assoluti (l’Italia precede la Cina con 48 siti, e la Spagna con

44) sia in termini relativi (l’Italia conta 16,92 siti per 100.000 km2, contro gli 11,85 del Regno Unito e gli 11,2 della Germania).

 

Ma in che modo vengono gestiti i beni culturali nel nostro Paese?

 

Nonostante il settore sia stato oggetto, negli ultimi anni, di numerosi interventi legislativi, tali provvedimenti sembrano non costituire ancora una risposta adeguata alle criticità che investono il comparto.

Un esempio è rappresentato dalla Legge Ronchey: a più di vent’anni dalla sua emanazione i principi ed i contenuti in essa presenti, specie in tema di gestione dei servizi, non hanno ancora trovato diffuso recepimento; eppure fin dall’inizio degli anni ’90, la legge ha gettato le basi per l’avvio di una formula che prevedesse la collaborazione sinergica tra soggetti pubblici e privati, seppur con compiti distinti, per la gestione e la valorizzazione del patrimonio culturale in Italia.

 

Sul tema è stata di recente intrapresa una profonda riforma del MIBACT a livello strutturale ed organizzativo (DPCM 171/2014; DL 83/2014). Ultimamente, e a seguito di un accordo-quadro con il MIBACT, CONSIP – la centrale di committenza pubblica del MEF – ha bandito la prima importante gara per l’affidamento in convenzione dei servizi di gestione integrata e valorizzazione degli istituti e dei luoghi di cultura presenti sul territorio nazionale, aprendo la strada all’esternalizzazione dei servizi di Facility Management rivolti ai beni culturali. 

 

In questo contesto il Facility Management – insieme di servizi che afferiscono alla gestione di edifici e dei loro impianti (ne sono esempio gli impianti elettrici, idraulici, d'illuminazione, di condizionamento), ma anche a servizi cosiddetti “soft” (pulizia, ristorazione, portineria, giardinaggio) - può rappresentare una reale opportunità per recuperare il ritardo nel processo di valorizzazione del patrimonio artistico italiano, favorendo necessarie e sempre più adeguate condizioni di funzionamento e fruizione, in primis, delle strutture museali.

 

È a partire da queste considerazioni che si è tenuto presso l’Auditorium Museo dell’Ara Pacis a Roma, il convegno dal titolo “Gestire e valorizzare i beni culturali: il contributo strategico dei servizi di Facility Management. Esperienze, modelli e strumenti innovativi”, il primo in Italia, organizzato con il patrocinio della Facoltà di Architettura dell’Università de “La Sapienza” di Roma e il supporto di partner quali: ENGIE (player mondiale dell’energia) attraverso la sua filiale Cofely Italia (leader dell’efficienza energetica), IFEL (Fondazione ANCI), ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), FEDERCULTURE, FPA, IREFI (Istituto per Relazioni Economiche Francia-Italia).  

 

Tra i relatori del Convegno, sono intervenuti rappresentanti del MiBACT, sia in merito alla tutela e gestione del patrimonio culturale come risorsa strategica del nostro Paese, sia per presentare il progetto finalizzato a: realizzazione di una banca dati (planimetrie, sistemi tecnico-impiantistici, informazioni architettoniche e altri dati riguardanti 1.021 insediamenti del MiBACT), interventi di adeguamento e messa a norma dei siti MiBACT, analisi dei rischi e progettazione di sistemi di sicurezza dedicati.

 

Le strutture museali raccontano la storia intellettuale di ciascuno dei Paesi dove sono allocate. Tutelarle significa anche effettuare una serie di interventi di gestione efficiente, sia dal punto di vista tecnologico che energetico, che concorrono a minimizzare il rischio di degrado delle opere e dei locali espositivi - è quanto afferma Cofely Italia, Gruppo ENGIE, all’interno della tavola rotonda “Processi e prospettive di innovazione”. Puntare sul servizio di Facility Management e sull’innovazione all’interno di tale servizio, garantirà importanti benefici sia per le amministrazioni pubbliche che per le aziende private che avranno contribuito a salvare il pianeta per la prossima generazione. In questo momento di riforma tesa a valorizzare l’esclusivo e immenso patrimonio artistico dell’Italia, è importante cavalcare il cambiamento. Da un lato, con l’immediata formazione, nella gestione e valorizzazione dei beni culturali, del management interno ai Musei; dall’altro con l’innalzamento del livello di qualità dei servizi che, aziende private operanti nel settore del facility e energy management, possono erogare.

 

ENGIE, attraverso audit energetici e tecnologici e piani di sviluppo, è in grado di proporre soluzioni che assicurino la gestione intelligente degli impianti e dei processi negli edifici museali e il perdurare così delle condizioni ottimali di fruizione.

 

Tra le numerose referenze di gestione dei servizi in ambito museale/artistico culturale, in Italia e nel resto d’Europa, ENGIE annovera: il “Musée Magritte” di Bruxelles, per la progettazione e controllo automatico degli impianti di climatizzazione e l’ottimizzazione della relative performance; la “Pinakothek der Moderne” di Monaco di Baviera, per un piano di sviluppo delle prestazioni energetiche e un sistema di controllo remoto dei consumi; il Museo “Louvre” di Parigi e il “Victoria & Albert Museum” di Londra, intervenuti questi ultimi al convegno per presentare modelli innovativi di gestione dei servizi integrati.

 

L’evento ha rappresentato, altresì, un’occasione per promuovere il confronto tra soggetti pubblici e privati sul tema, anche mediante esperienze dirette e best practice realizzate in Italia.

Tra queste, si annoverano il “Palazzo delle Esposizioni” di Roma, che ha presentato l’esperienza maturata nella gestione del facility in termini di attenzione alla manutenzione dell’edifico, agli impianti tecnologi, energetici e di sicurezza; Il “Museo delle Antichità Egizie” di Torino, quale esempio di collaborazione pubblico-privato che ha portato alla recente valorizzazione e riqualificazione del bene museale.