178 imprese, 20 associazioni imprenditoriali, 12 gruppi bancari per un totale di 370 partecipanti. Questi i numeri della missione imprenditoriale che fa tappa a Teheran dal 28 al 30 novembre. Obiettivo, identificare e approfondire le reali prospettive di collaborazione commerciale e industriale che la progressiva fine delle sanzioni renderà possibili tra l’Iran e il

sistema produttivo italiano per tornare ai livelli di interscambio bilaterali (7 miliardi di euro) raggiunti prima dell’entrata in vigore delle sanzioni (attualmente l’interscambio bilaterale ammonta a circa 1.6 mld di cui 1.2 di export dell’Italia).

 

L’iniziativa è settoriale ed è focalizzata sulle filiere che si prevede potranno contribuire maggiormente alla crescita dell’Iran nei prossimi anni: ambiente, energia ed energie rinnovabili, meccanica, apparecchiature e attrezzature medicali, materiali edili e automotive.

 

La missione è promossa dai Ministeri dello Sviluppo Economico e degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale ed è organizzata da Confindustria, ICE-Agenzia, ABI e Unioncamere. La delegazione italiana è guidata dal Vice Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, insieme a Licia Mattioli, Presidente del Comitato tecnico per l’Internazionalizzazione e gli investitori esteri di Confindustria, Riccardo Maria Monti, presidente dell’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese, e Guido Rosa, Presidente per la Commissione degli Affari Internazionali dell’ABI.

 

I lavori avranno inizio a Teheran il 29 novembre con il Forum Italia-Iran, alla presenza dei rappresentanti delle principali istituzioni dei due Paesi, cui seguiranno sessioni di approfondimento settoriale e gli incontri di business tra le imprese italiane e le controparti locali. Il 30 novembre, invece, ci saranno le visite al Syndacate of Iranian Construction Companies, alla Italy Chamber of Commerce  e presso le società IRAN KHODRO e SAIPA.

 

Le sanzioni approvate dall’ONU e quelle introdotte su base unilaterale (USA e UE) hanno reso difficile operare in Iran per gli investitori stranieri e hanno influenzato gli scambi commerciali anche con Paesi non vincolati direttamente, come India e Cina. Le infrastrutture, sebbene siano state ammodernate, non sono ancora a livelli adeguati e le sanzioni hanno comportato l’abbandono di nuovi progetti di investimento. Nell’ambito Oil&Gas incide particolarmente la mancata possibilità di accesso alla tecnologia e all’expertise europeo, da cui l’Iran dipende fortemente, tanto che le esportazioni di greggio sono crollate ai minimi storici da 10 anni. Le sanzioni, prevedendo anche il congelamento del sistema SWIFT per le transazioni bancarie con l’Iran, hanno contribuito infine ad aumentare significativamente il rischio economico e reso estremamente limitata la possibilità di operare finanziariamente nel paese. Con la vittoria alle elezioni presidenziali di Hassan Rouhani, il 14 giugno 2013, si è segnato l’inizio di una fase di apertura verso l’Occidente, che ha portato all’accordo tra Teheran e le potenze mondiali sul programma nucleare iraniano - Joint Comprehensive Plan of Action (JCPoA) - siglato lo scorso 14 luglio. Questo nuovo capitolo nelle relazioni internazionali ridurrà l’isolamento politico di Teheran e aiuterà l’attrazione di investimenti diretti esteri che permetterebbero all’Iran, tra le altre cose, di ammodernare gli impianti industriali.

Tenuto conto di queste osservazioni il tasso di crescita del PIL a prezzi scontati previsto per il 2015 è di +2,3% rispetto al 2014, per un valore di 417 mld di USD. Per il 2016 è invece prevista una crescita del 6,1% per un valore di 491 mld di USD.