Il calcio inglese nell'ultimo decennio è stato un esempio virtuoso per quanto concerne introiti dei diritti tv, sponsor e soprattutto infrastrutture. Stadi sempre pieni e di ultima generazione: un'utopia se si fa il confronto con quanto avviene ad esempio in Italia, dove anche i top club fanno grande fatica per vedere i propri settori colmi.

Tutto ciò ha inevitabilmente portato le squadre inglesi ai vertici del calcio europeo, con vittorie sia in Champions che Europa League: ciò che la Serie A è stata negli anni '80 ma soprattutto '90. Oggi la Premier League è semplicemente il miglior campionato del mondo. i migliori tecnici hanno attraversato la Manica, da Guardiola a Mourinho, passando per Wenger e Klopp, fino all'ultimo arrivato Antonio Conte.

 

Fatta eccezione per i marziani del Barça e Cristiano Ronaldo, i migliori giocatori al mondo militano in Premier, ma dopo l'esito del referendum il cui risultato ha dato luogo alla Brexit, sarà ancora così? La domanda è più che legittima, soprattutto a lungo termine: se infatti nel breve i club non corrono grandi rischi, fra qualche anno quando tutti gli effetti dell'uscita della Gran Bretagna dall'UE avranno avuto luogo, potrebbero esserci pesanti conseguenze.

Tom Markham, esperto di finanza nel mondo del calcio, ha rilasciato un’intervista esclusiva sugli effetti della Brexit alla redazione di Bwin, nella quale prevede grosse problematiche per quanto concerne i top club che posseggono il cartellino di grandi giocatori. L'esempio di Ozil e Sanchez dell'Arsenal, fra i tanti: già ad oggi la Premier prevede una tassazione sugli stipendi dei giocatori pari al 45%, fra le più pesanti del Vecchio Continente. Con l'uscita dall'UE questa percentuale è destinata a salire, costringendo i procuratori a chiedere una rinegoziazione dei contratti a cifre più alte e scadenze prolungate, con il coletto che resta saldamente in mano ai giocatori. Sarà dunque molto più difficile per i grandi club mantenere in rosa i top player, che potrebbero essere la grande perdita del calcio inglese.

 

L'incidenza di questo fattore è enorme, basti pensare a quanti grandi calciatori hanno lasciato squadre importanti per approdare in Turchia: il motivo è presto spiegato, nella Super Lig vige una tassazione appena del 15%, capace di attrarre i vari Sneijder, Drogba, Van Persie, Mario Gomez e Nani fra gli altri. Come sempre, a rimetterci, saranno anche i piccoli club delle serie inferiori che facevano delle plusvalenze il loro principale pozzo di sopravvivenza: il mercato in Inghilterra subirà una svalutazione importante, anche per quanto concerne i baby prodigio spesso scippati dalle categorie inferiori da parte dei top club.

 

Oggi i vari Manchester, Chelsea, Liverpool o Arsenal tendono ad investire sempre più nei vivai, abbandonando la strategia di acquisto nei bassifondi delle leghe inglese. La Brexit non potrà che incentivare questo fenomeno, sia per quanto concerne giocatori inglesi che stranieri. Un apporto positivo può essere invece il ponte ideale che la Premier può rappresentare fra il Sud America e l'Europa, fino ad oggi rappresentato ad esempio dalla Cina. Il particolare status politico attuale della GB  può essere il viatico ideale per brasiliani soprattutto di debellare l'Oriente quale meta di passaggio, preferendo di gran lunga la Premier.

 

I sogni di vedere Messi in Inghilterra, questa volta, sembrano definitivamente svaniti...