Novartis ha pubblicato nuovi dati a favore del secukinumab che dimostrano miglioramenti prolungati dei segni e dei sintomi dell’artrite psoriasica (AP) nel corso di tre anni, anche in termini di dolore riferito dal paziente1,3. Tali risultati sono stati resi noti in occasione

dell’incontro annuale dell’American College of Rheumatology (ACR) a Washington DC (Stati Uniti), durante il quale Novartis ha presentato 28 abstract.

 

 Il secukinumab è il primo inibitore approvato dell’interleuchina-17A (IL-17A) interamente umano in grado di dimostrare un’efficacia mantenuta per tre anni in pazienti con AP1,4, una patologia cronica che colpisce la cute e le articolazioni. Il secukinumab è inoltre l’unico inibitore dell’IL-17A indicato per la spondilite anchilosante (SA), l’AP e la psoriasi4, un dato significativo in quanto fino a otto pazienti su 10 affetti da AP manifestano già la psoriasi5.

 

 “Il dolore articolare incide notevolmente sulle vite delle persone affette da artrite psoriasica. Sapere che il secukinumab è in grado di offrire un sollievo duraturo del dolore, ridurre il gonfiore e contribuire alla mobilità articolare è importante, poiché significa che potrebbe migliorare la mobilità e la qualità di vita complessiva del paziente”, spiega Vasant Narasimhan, Global Head, Drug Development e Chief Medical Officer di Novartis. “Il secukinumab allevia il dolore offrendo al contempo un’elevata e duratura risoluzione delle lesioni dovute alla psoriasi, di cui soffre la maggior parte delle persone affette da artrite psoriasica.”

 

 

 

 Durante il primo anno dello studio di estensione in aperto della durata di tre anni, che è una continuazione dello studio in doppio cieco di due anni descritto precedentemente, il 77% dei pazienti con AP ha raggiunto una risposta ACR 20 (criteri di risposta American College of Rheumatology) con secukinumab1*. Si sono registrati tassi di completamento dello studio di estensione elevati, in quanto il 95% dei pazienti ha completato il primo anno dello studio di estensione1. Questi nuovi dati dimostrano che i tassi di risposta sono stati coerenti dall’anno 1 (69,4%) all’anno 3 (76,8%), indipendentemente dal fatto che i pazienti avessero o meno ricevuto un anti-TNF prima di secukinumab1. È importante sottolineare che una componente di tale valutazione comprende il dolore riferito dal paziente. Il secukinumab ha dimostrato precedentemente che il 79% dei pazienti con SA ha raggiunto una risposta ASAS 20 (Assessment of Spondyloarthritis International Society) a due anni6§. Inoltre, dati precedenti indicano che fino all’80% dei pazienti con SA e fino all’84% dei pazienti con AP trattati con il secukinumab non hanno mostrato a due anni alcuna progressione radiografica della patologia a livello della colonna vertebrale e delle articolazioni, rispettivamente, come dimostrato dalla valutazione radiografica7,8. Il secukinumab continua ad avere un profilo di sicurezza favorevole, il che è coerente con quanto dimostrato negli studi di fase III9-12.

 

Inoltre, le analisi, basate sul metodo del confronto indiretto aggiustato per corrispondenze (MAIC) e presentate all’ACR, dimostrano che il secukinumab è associato a un maggiore miglioramento dei segni e dei sintomi dell’SA e dell’AP rispetto all’adalimumab†. Secondo un nuovo MAIC per l’SA, i tassi di risposta ASAS 20 alla settimana 52 sono stati superiori per il secukinumab (74%) rispetto all’adalimumab (65%)13 Allo stesso modo, nel MAIC per l’AP, i tassi di risposta ACR 20 alla settimana 48 sono stati superiori per il secukinumab (72%) rispetto all’adalimumab (56%)14

 

 

 

Alla luce di queste analisi MAIC, Novartis prevede di avviare nuovi studi clinici head-to-head per confrontare in modo diretto il secukinumab con l’adalimumab in pazienti con SA e AP2‡. Coinvolgeranno 850 pazienti e saranno i primi studi head-to-head con una potenza adeguata condotti con farmaci biologici al fine di distinguere l’efficacia del trattamento in queste condizioni.

 

Il secukinumab è un anticorpo monoclonale interamente umano che neutralizza in modo selettivo l’IL-17A. La ricerca suggerisce che l’IL-17A può svolgere un ruolo importante nello sviluppo di condizioni autoinfiammatorie nelle entesi e, infine, nella risposta immunitaria dell’organismo nella psoriasi, nell’SA e nell’AP15,16.

 

Il secukinumab è il primo inibitore dell’IL-17A approvato per il trattamento dell’SA e dell’AP in fase attiva in oltre 55 Paesi, inclusi i Paesi dell’Unione Europea, la Svizzera e gli Stati Uniti. È inoltre approvato per il trattamento dell’AP e della psoriasi pustolosa in Giappone.

 

Il secukinumab è approvato per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a grave in 65 Paesi, tra cui i Paesi dell’Unione Europea, il Giappone, la Svizzera, l’Australia, gli Stati Uniti e il Canada. In Europa, il secukinumab è approvato per il trattamento sistemico di prima linea della psoriasi a placche da moderata a grave in pazienti adulti4. Negli Stati Uniti, il secukinumab è approvato per il trattamento della psoriasi a placche di grado da moderato a grave in pazienti adulti che sono candidati alla terapia sistemica o alla fototerapia17.

 

 

 

 

 

 

 

Oltre 10.000 pazienti sono stati trattati con il secukinumab nel contesto di studi clinici per diverse indicazioni e oltre 50.000 pazienti sono stati trattati in un contesto post-marketing.