Lo è soprattutto per le aree in cui sono presenti svantaggi strutturali legati a fattori di localizzazione che ostacolano la specializzazione in altre attività produttive. Lo scrive l'Istat nel suo Rapporto Annuale 2019. Delle presenze turistiche

registrate lo scorso anno più del 20% si registra proprio nei Comuni geograficamente e logisticamente più isolati. Infatti, di questi, il 70% è classificato come "area interna periferica" o "ultra-periferica" e, nonostante i limiti di accessibilità, in quelli a maggiore attrattività il turismo è un’opportunità di crescita anche sul piano demografico e sociale: tra il 2011 e il 2017 la loro popolazione è cresciuta del 2,1% e nel periodo 2012-2016 il reddito per contribuente è aumentato del 6,5%, due punti percentuali in più della media nazionale. Dei Comuni più turistici e più isolati (521), circa il 70% è in un'"area interna periferica o ultra-periferica, ma non subiscono spopolamento e il reddito è aumentato più della media (+6,5% dal 2012 al 2016)".

"Sono dati molto importanti - commenta il Presidente Uncem, Marco Bussone - che leggiamo come stimolo a lavorare di più su questo fronte secondo la logica della legge 158-2017 sui piccoli Comuni, che all'articolo 13 afferma che lo sviluppo locale i Comuni lo costruiscono insieme, grazie a strumenti quali Unioni e Comunità montane. Questo impegno è decisivo per far salire numeri e risorse. Uncem sostiene da sempre che il turismo cresce solo se unito a una rigenerazione dei territori a vocazione agricola, con un aumento della superficie agricola, anche in porzioni di territorio invase dal bosco e oggi inutilizzate. Non va dimenticato questo aspetto, come non dobbiamo scordarci che senza servizi ai cittadini e ai turisti, in primis tecnologici e socio-sanitari, anche i flussi turistici vengono meno, crescono lo spopolamento, l'abbandono, i fenomeni di desertificazione".