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Il sistema moda allargato (quello che comprende tessile, moda e accessori) è vicino ormai a un fatturato di 100 miliardi di euro, il 60% del quale riferito al solo settore del tessile/abbigliamento.

Sono numeri significativi che posizionano il comparto al secondo posto in Italia, dopo quello della meccanica. Design, innovazione, qualità della materia prima rimangono quindi i punti di forza per vincere la competizione internazionale in considerazione del deciso rallentamento dell’economia nazionale.

Nel 2019 il PIL italiano infatti è atteso ad una crescita dello 0,2%. Il rallentamento dell’intera area euro con la Germania in testa e la decelerazione globale stanno impattando come di consueto in modo più marcato sul Paese Italia come ormai succede da oltre vent’anni. Secondo le nostre analisi, una lieve ripresa della produzione e dei consumi insieme ad un export più sostenuto grazie al deprezzamento dell’euro, consentiranno al Paese di ripartire dalla seconda parte dell’anno.

Il driver della crescita del comparto moda dovrà essere ancora una volta l’export attraverso una ripresa del commercio globale a partire dal secondo semestre 2019 grazie al calo delle tensioni commerciali e agli effetti del pacchetto di incentivi realizzato dalla Cina, insieme al recupero dei prezzi delle materie prime. All’interno di questo scenario, per i prodotti Made in Italy c’è spazio per una ulteriore crescita addizionale dell’export pari a € 23 miliardi nell’anno corrente grazie alla Meccanica (+ € 5,7 miliardi vs 2018), seguita dalla Chimica (+ € 4 miliardi vs 2018) e dal comparto Tessile/Moda (+ € 2.8 miliardi vs 2018).

Lo stato di salute finanziario del settore.  Al contrario di altri settori in difficoltà, il comparto moda mantiene un buon trend anche nel primo trimestre 2019 dopo un 2018 in crescita, anche sui mercati esteri e grazie soprattutto a una performance eccezionale degli articoli in pelle. La redditività operativa del comparto è allineata alla media del manifatturiero (EBITDA a 8,5%) e costante negli ultimi esercizi. L’indebitamento netto si è fortemente ridimensionato rispetto a tre anni fa. I tempi di incasso dei crediti, però, pur riducendosi, sono ancora nettamente superiori ai tempi di pagamento delle forniture. Questo, assieme a un magazzino di lenta rotazione, finisce per appesantire il circolante, specie nelle aziende meno capitalizzate. Gli oneri finanziari in ridimensionamento finiscono per pesare sul reddito operativo meno di quanto accade in altri settori. Nel settore della moda la frequenza degli insoluti sul mercato estero è aumentata nel 2018 del 23%, con uno spostamento degli “incidenti” verso le piccole forniture e di conseguenza le piccole aziende. Un rischio che cresce da due anni anche sul mercato interno, con tassi di crescita a doppia cifra sia per la severità che per la frequenza, mettendo in alcuni casi a dura prova l’elasticità di cassa delle aziende piccole. Le insidie, per quanto riguarda il mercato interno, sono principalmente legate al rallentamento dell’economia e alla stagnazione dei consumi interni che hanno ripercussioni sull’attività di commercio al dettaglio e al minuto, e sulla vendita all’ingrosso di articoli di abbigliamento e tessili.