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Quando torneremo alle abitudini sociali? Quando ci sentiremo sufficientemente sicuri per rientrare in ufficio, andare al ristorante, vedere uno spettacolo a teatro o viaggiare? Queste alcune delle domande a cui lo studio globale Deloitte State of the Consumer Tracker

vuole rispondere, un osservatorio quindicinale che ha preso il via lo scorso 15 aprile, con l’obiettivo di monitorare e raffrontare volontà e azioni dei consumatori in 13 paesi nel mondo.

Se si parla di ansie e preoccupazioni dal punto di vista sanitario i paesi che risultano essere più sensibili oggi sono Cina e India, seguiti da Spagna, Canada e Giappone. In Italia il 50% dei rispondenti dice di essere preoccupato per la propria salute, il 66% per quella di un familiare, dati leggermente più bassi rispetto a quelli raccolti nel primo giro di interviste a metà aprile (rispettivamente 56% e 69%), segno che sembra iniziare a delinearsi un quadro più positivo.

Oltre la salute, cosa impensierisce? Se guardiamo ai rischi economico/finanziari in Italia spaventa maggiormente l’ipotesi di non poter fare importanti acquisti per lungo tempo (54% vs 52% nella prima indagine), seguita dall’idea di perdere il lavoro (42% vs 48%) e non rispettare i pagamenti e indebitarsi (35% vs 43%). Nel complesso, timidi segnali di rassicurazione rispetto alla propria situazione finanziaria.

I paesi invece che sulla base dei dati raccolti sembrano essere più tranquilli sullo status occupazionale sono Francia e Olanda, mentre i più angustiati dalle scadenze dei pagamenti Olanda e Giappone.