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Anche se contingentati per ragioni pandemiche solo al sottoscritto e al Vice Presidente Vicario, Riccardo Alemanno - ha dichiarato il Presidente Deiana - siamo stati presenti unitariamente con tutte le idee e la capacità di rappresentanza quantitativa e qualitativa

che Confassociazioni esprime. D’altra parte, eravamo già pronti avendo pubblicato un libro dal titolo “Rilanciare l’Italia facendo cose semplici” già nel 2018 e nel 2019 in seconda edizione.

Prima di riflettere sul Piano Rilancio che ci ha sottoposto il Presidente del Consiglio, abbiamo suggerito - ha ricordato Angelo Deiana - una serie di soluzioni sia sul tema della liquidità che ancora sconta molti ritardi nelle banche, sia sul fatto che è una fase in cui nessuno paga più nessuno: molti per sopravvivere, altri per lucrare. Problemi che possono essere alleviati solo dal rinvio alla fine di luglio degli adempimenti fiscali di giugno e dai pagamenti senza formalità dei debiti della PA, anche attraverso il meccanismo delle compensazioni. Soluzioni per dare sollievo finanziario ad un Paese in ginocchio”.

Sul piano strategico - ha affermato il Presidente di Confassociazioni - abbiamo sottolineato 2 direttrici di sviluppo: la prima è il rilancio del Sud attraverso il sistema infrastrutturale digitale. Quindi digitalizzazione e 5G per tutto il Paese ma soprattutto per il Sud, anche con provvedimenti eccezionali come il WI-FI libero e la moltiplicazione delle ZES, le zone economiche speciali. La seconda, la più importante, è il tema della valorizzazione delle donne nel mondo del lavoro e nella maternità. Non bastano solo le politiche di conciliazione perché, nel nostro mercato del lavoro, l’occupazione femminile è alternativa alla vocazione alla maternità. E’ una dura realtà: le aziende si fanno carico di circa il 33% dei costi di qualsiasi maternità tra retribuzione, contributi, costi di formazione e sostituzione.

E allora, per incentivare le nascite, la prima cosa da fare sarebbe mettere la maternità totalmente a carico della fiscalità generale. Sarebbero necessari circa 9 miliardi di euro all’anno ma con un moltiplicatore importante. Se l’occupazione femminile fosse al 60% rispetto al 49% odierno, Bankitalia stima che a regime avremmo l’1% in più di PIL all’anno (circa 18 miliardi di euro). Eliminare una grandissima discriminazione in accesso al mercato del lavoro e fare un favore all’Italia perché un Paese che non valorizza le donne e il loro lavoro non fa figli, non fa PIL, e quindi non ha futuro”.