Condividere la grammatica dell’innovazione per dare nuovi strumenti in grado di garantire la trasmissione e lo scambio reciproco di informazioni, tecnologie, professionalità, tra le aziende piccole e grandi del territorio, i centri di ricerca, le Università e le associazioni

di categoria. Il tutto sotto il cappello e la supervisione delle istituzioni locali. È questa la sfida lanciata dalla Fondazione Democenter-Sipe di Modena all’intero mondo produttivo emiliano-romagnolo nel corso della tavola rotonda virtuale organizzata nell’ambito del progetto europeo InnoPeer AVM, finanziato dal programma Interreg Central Europe. Un appuntamento che ha visto la partecipazione di due multinazionali che hanno scelto proprio l’Emilia-Romagna per insediare i loro stabilimenti produttivi maggiormente all’avanguardia, Philip Morris International e Tetra Pak, insieme alle associazioni di imprenditori e artigiani, Unimpresa e Cna, e ad Art-Er, la società consortile che si occupa di favorire la crescita sostenibile della regione, attraverso l’innovazione e l’internalizzazione.

SFRUTTARE L’INTELLIGENZA COLLETTIVA. Per l’Emilia-Romagna, però, non si tratta di partire dall’anno zero. Al contrario, come hanno osservato nel corso del webinar sia Gianluca Capodimonte, Head of Environmental & Occupational Sustainability di Philip Morris International, sia il presidente di Tetra Pak Italia, Francesco Faella, l’Emilia può contare su una rete consolidata di scuole di formazione professionale e universitaria, su un know how tecnico diffuso e su una propensione mentale rivolta all’innovazione e alla ricerca. A questo si aggiungono caratteristiche culturali e geografiche, come la vicinanza alle principali città d’arte d’Italia e una consolidata tradizione enogastronomica, che la rendono particolarmente attrattiva per i professionisti provenienti da tutto il mondo.

Ciò che serve per permettere all’intero territorio di fare un salto di qualità, tuttavia, è un sistema di vasi comunicanti di cui gli enti locali per primi devono farsi promotori. Come sottolineato dal segretario di Cna Modena, Alberto Papotti, infatti, per l’83% delle imprese manifatturiere della provincia, l’Industria 4.0 resta un mistero, mentre solo il 20% ritiene prioritario un investimento in tecnologia.

Segno di due mondi che faticano a comunicare. Ed è per questo che un ruolo essenziale tocca alle realtà associative come Unindustria da un lato e Art-Er dall’altro. Il primo attraverso progetti specifici che puntano allo sviluppo di una manifattura di eccellenza ad alto contenuto tecnologico e digitale, la seconda indirizzando il sistema delle università e dei centri di ricerca verso una sinergia sempre più stretta con il mondo imprenditoriale.