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Il ruolo del RINA come Project Management Consultant (PCM) è stato decisivo nell’arrivare al risultato di completare in un tempo eccezionalmente breve i lavori di demolizione e costruzione del ponte Morandi, ora ribattezzato “Genova San Giorgio”: 596 giorni dall’avvio

delle attività di demolizione, solo 15 mesi per la ricostruzione del nuovo ponte, oltre 220mila ore di attività di ingegneria, più di 3200 documenti tecnici emessi e 10500 schede progettuali esaminate. Un team di 80 persone del RINA dedicate alla gestione del progetto per seguire le fasi costruttive, i tempi di realizzazione, i costi, l’avanzamento dei lavori, 20 cantieri operativi in contemporanea, 7 giorni su 7, 24 ore su 24 senza alcuna interruzione in quasi due anni, con l’unica chiusura nel giorno di Natale del 25 dicembre 2019. L'attività del RINA ha incluso la responsabilità, sia in fase di demolizione sia in fase di costruzione del nuovo ponte, della Direzione Lavori e del Coordinamento della Sicurezza in fase esecutiva e il Controllo di Qualità dell’eseguito. L’operato del RINA non si esaurisce con l’inaugurazione del 3 agosto, ma proseguirà nei prossimi mesi per completare il ripristino delle aree di cantiere sottostanti l’opera.

«Sono passati 596 giorni dall’avvio delle attività e oggi possiamo celebrare un progetto di ricostruzione e ripartenza» ha commentato Ugo Salerno, presidente e amministratore delegato del RINA. «Tutto è iniziato con un evento drammatico che non dimenticheremo mai, ma ora è il momento di fare tesoro dell’energia positiva e guardare al futuro. Si è parlato del fatto che il “Modello Genova” non sia replicabile, ma io non credo che sia vero. Non si tratta di saltare passaggi procedurali o avere minore attenzione, ma piuttosto di pianificare nel dettaglio ogni attività per superare senza ritardi gli inevitabili imprevisti e ottenere risposte immediate ed efficaci da parte di tutti i soggetti coinvolti e, in particolare, dell’amministrazione pubblica. La ripartenza del nostro paese credo dipenda anche da questo: impegno e dedizione uniti a una burocrazia che non ostacoli e rallenti le opere».

«Non è il ponte dei miracoli, ma il risultato positivo di un ottimo lavoro di squadra con tutti gli stakeholder e nel quale il RINA ha svolto un ruolo fondamentale di coordinamento e regia», spiega Roberto Carpaneto, amministratore delegato di RINA Consulting. «La figura del Project Manager è presente in tutto il mondo, soprattutto in realizzazioni complesse come quelle infrastrutturali e nel settore dell’energia. In Italia è poco adottata, e questo rende la realizzazione delle opere più lunga, spesso anche costosa, perché viene meno una gestione ottimale basata su un planning preciso dall’inizio al termine dei lavori. Nel caso del ponte di Genova, calamità naturali come l’alluvione del novembre 2019 e il Covid hanno richiesto una ricalibrazione della pianificazione, ma non hanno portato a ritardi nella consegna dell’opera. Voglio anche ringraziare la cittadinanza di Genova per il calore e la simpatia con cui ha sempre sostenuto il nostro lavoro».

Il ruolo di RINA come PMC è stato quello di supportare il Commissario straordinario, garantendo che i requisiti del progetto, la qualità, la pianificazione, la coerenza tra il progetto e la costruzione, i tempi e i costi fossero soddisfatti. In particolare, questa figura si occupa di offrire il proprio sostegno al cliente circa aspetti tecnici, manageriali, legali, amministrativi e finanziari, oltre che a revisionare e approvare i documenti di progetto sulla base delle conoscenze di esperti multidisciplinari in sistemi civili, strutturali, geotecnici, tecnologici, ambientali, acustici, ingegneria idraulica, architettura. Inoltre, esso garantisce la presenza sul territorio, grazie al rapporto intrattenuto con tutti gli stakeholder, come le autorità e gli organi governativi di alto livello e si occupa quindi delle relative procedure di approvazione, dialogando con progettisti, appaltatori e operatori.

La gestione del progetto ha trovato nella collocazione del cantiere, in un’area fortemente antropizzata, un punto di complessità ulteriore rispetto a dove solitamente vengono costruite infrastrutture simili. Il cantiere del nuovo viadotto, infatti, è inserito in un ambiente cittadino densamente popolato, adiacente a realtà industriali, in interferenza con quattro assi viari fondamentali, uno ferroviario principale per la logistica portuale, un fiume, innumerevoli reti preesistenti di sottoservizi alla città e alle realtà industriali sul territorio.

Le attività del progetto, ovvero la demolizione delle parti rimanenti della sovrastruttura del ponte e la pianificazione della ricostruzione sono iniziate il 15 dicembre 2018. Durante la fase di demolizione, è stato adottato un approccio basato sull’utilizzo di diverse metodologie combinate. Tra queste, attività di taglio e smontaggio, sgretolamento e, in alcuni casi, abbattimento tramite esplosivo. Alla necessità di compiere le operazioni di demolizione nel più breve tempo possibile, si è naturalmente affiancata la ricerca delle migliori soluzioni per la salute e la sicurezza non solo dei lavoratori, ma dell’intera popolazione.

Le fasi di demolizione e ricostruzione, parzialmente sovrapposte, hanno condotto alla realizzazione di un nuovo ponte lungo circa 1067m e alto 44m, ispirato all’idea dell’architetto Renzo Piano. Il nuovo ponte si appoggia su 18 pile in calcestruzzo armato distanziate di 50m l’una dall’altra, fatta eccezione per le 3 centrali che presentano una distanza di 100m. Il montaggio dell’impalcato metallico è avvenuto con gru (singole o in coppia) per le porzioni da 50m, e con gli strand jacks per le porzioni da 100m. Inoltre, le porzioni di impalcato delle spalle sono state sollevate in sezioni.

La forte volontà del gruppo di aziende al lavoro sul Polcevera e la centralizzazione del coordinamento su un unico soggetto svolto dal RINA hanno consentito di proseguire le operazioni anche durante l’emergenza Covid-19. In qualità di Coordinatore della Sicurezza, RINA ha attivato i dovuti protocolli necessari a mitigare il rischio di contagio alla prima comparsa del virus sulla scena italiana. Tra le principali azioni intraprese vi sono la formazione continua del personale sullo stato dell'emergenza e sulle misure obbligatorie di autoprotezione necessarie e fornite, il controllo giornaliero e sistematico della temperatura corporea, le turnazioni a gruppi per poter eseguire prontamente l’isolamento in caso di necessità, la tracciatura giornaliera dei “contatti stretti” tra persone, e il monitoraggio costante dell'applicazione delle procedure.