La miniera si trova a 4600 mslm. L’accesso è stato sempre molto difficile, anche per i diaguitas e gli inca, abituati a percorrere le montagne. Per questo, per trasportare il minerale è stata costruita quello che per l’epoca era una delle più grandi opere d’ingegneria

del mondo e che attualmente forma parte dei monumenti e luoghi storici dell’Argentina. Gli inglesi contrattarono nel 1903 l’impresa tedesca Bleichert & Co. per costruire un sistema di trasporto, funivia e vagoni, per portare i minerali dalla montagna Famatina (dove c’era la cava) fino a Chilecito (dove passava la ferrovia che consentiva di arrivare al porto a 1.200 km). Gli inglesi andarono via nel 1914. Altre imprese continuarono con lo sfruttamento fino al 1926, anno nel quale finirono per sempre le attività.

Tutte le strutture dovevano essere divise in parti per il trasporto a mano. Il trasporto dei cavi diventò il lavoro più difficile di tutta la costruzione in quanto dovevano essere fabbricati di una lunghezza di 200 a 300 metri, arrivando a un peso totale di 2.000 kg, il che aveva bisogno da 60 a 100 uomini per portare ogni tratto. Dal 1926 la funivia iniziò a trasformarsi in una attrazione turistica, con un circuito geologico che invita a conoscere le rovine di quello che una volta fu il centro della mineraria più importante dell’Argentina. Secondo tecnici esperti, se si volesse, sarebbe in condizioni di funzionare, nonostante siano passati più di cent’anni.

La storia della miniera La Mexicana inizia nel 850 quando gli abitanti originali, i diaguitas, hanno avuto uno sviluppo importante caratterizzato dal vasellame e dal uso dei metalli. I diaguitas erano popoli independenti del nordovest argentino che parlavano una stessa lingua, il cacán (oggi estinta). I metalli sfruttati erano l’oro, l’argento e il rame, adatti per essere lavorati a freddo e che si utilizzavano nei riti, come ornamenti o attrezzi. Opposero resistenza sia alla conquista dell’impero inca sia a quella degli spagnoli. I gesuiti, che “hanno saputo” utilizzare la mano d’opera indigena, sfruttarono la miniera fino al XVIII secolo quando furono espulsi. E’ stata riscoperta da un mexicano (da questo prende il nome) e dopo sfruttata dagli inglesi sin dalla fine del XIX secolo.

I numeri sono incredibili: 3600 m di dislivello, 35 km di lunghezza, 262 torri, 9 stazioni, 6 caldaie, 140 km di cavo, 10 milioni di tonnellate di bulloni, 12.000 tonnellate mensili, con 450 vagoni di 500 kg separati 112 metri, a una velocità di 2,5 m/s. In alcuni luoghi l’altezza dal suolo arriva ai 450 m. Ogni stazione si agganciava alla seguente con un cavo di supporto (sul quale si sospendevano i vagoni) e un cavo di trazione, tutto sostenuto dalle torri ubicate a intervali regolari. Quando arrivava a ogni stazione, il vagone si sganciava dal cavo di trazione e si agganciava a quello della stazione seguente. C’erano vagoni speciali per trasportare acqua, combustibile, alimenti, materiali di costruzione, persone e per la manutenzione del sistema.