Dall' indagine realizzata da Fondazione Onda in collaborazione con l’Istituto partner Elma Research, risulta che 9 italiani su 10 abbiano usufruito della medicina territoriale negli ultimi 6 mesi, ma solo un quarto di loro è soddisfatto del servizio. Le principali cause: difficoltà di prenotazione

(58 per cento), lunghi tempi di attesa (53 per cento) e disponibilità molto limitata (43 per cento) Attraverso la Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - PNRR sono stati stanziati 15,63 miliardi di euro proprio per riorganizzare l’assistenza sanitaria e sociosanitaria Istituzioni, società scientifiche ed esperti si confrontano durante il 6° Congresso Nazionale di Fondazione Onda dal titolo “La medicina territoriale in ottica di genere - La sfida del PNRR”

I due anni di pandemia hanno messo in prima pagina le lacune e le disuguaglianze territoriali ancora troppo presenti nel nostro sistema sanitario nazionale. Oggi, come previsto dalla Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - PNRR, è giunto il momento di investire per riorganizzare l’assistenza sanitaria e sociosanitaria. Su questi temi si sono confrontati oggi e si confronteranno esponenti di Istituzioni, società scientifiche ed esperti durante il 6° Congresso Nazionale di Fondazione Onda, dal titolo “La medicina territoriale in ottica di genere - La sfida del PNRR”, in programma dal 27 al 29 settembre in modalità virtuale.

La medicina territoriale è fortemente utilizzata dagli italiani ma pochi ne sono soddisfatti. Secondo l’indagine “Esperienza e percezione degli italiani sulla medicina territoriale”, realizzata da Fondazione Onda in collaborazione con l’Istituto partner Elma Research, risulta che 9 italiani su 10 si siano rivolti a medico di medicina generale, pediatra di libera scelta, guardia medica e/o consultorio negli ultimi 6 mesi, soprattutto per la prescrizione di farmaci (79 per cento), visite specialistiche o esami (67 per cento), eppure, solo un quarto di loro ne è soddisfatto. Purtroppo, le principali fonti di delusioni sono ancora la difficoltà di prenotazione (58 per cento), lunghi tempi di attesa (53 per cento) e disponibilità oraria molto limitata (43 per cento). Quasi la totalità degli utenti (88 per cento) ha contattato il medico di medicina generale per sé o per familiari negli ultimi sei mesi, mentre solo il 16 per cento ha contattato servizi di continuità assistenziale (es. guardia medica) e il 15 per cento un consultorio. Il 96 per cento della popolazione utilizza una forma di comunicazione digitale come e-mail (70 per cento) e telefonate (68 per cento) per interagire con i servizi offerti dalla medicina del territorio e circa la metà vorrebbe mantenere il più possibile questo tipo di approccio.