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Aviva assicurazioni si impegna da sempre a supportare i propri collaboratori al fine di garantire un ambiente di lavoro inclusivo e flessibile, perché le persone sono considerate la più grande risorsa dell’azienda. Guidata da questa convinzione, Aviva ha deciso

di aderire al progetto Jointly Fragibilità, iniziativa di welfare a sostegno dei caregiver, persone che forniscono assistenza in modo continuativo (non occasionale) a familiari non autosufficienti.

Nel dettaglio, la compagnia assicurativa ha firmato un accordo con Jointly – Il welfare condiviso, realtà che affianca le imprese nella progettazione e realizzazione di soluzioni di welfare aziendale costruite intorno ai bisogni concreti delle persone. Questo accordo nasce anche grazie all’impegno delle Aviva Communities, gruppi di lavoro interni ad Aviva che puntano a sviluppare un ambiente inclusivo e paritario nel rispetto della diversità di genere, anagrafica e di abilità. L’iniziativa permetterà alle persone che lavorano in Aviva di accedere ad un servizio di consulenza gratuita telefonica, online e tramite sportello fisico per ascoltare e orientare il dipendente, fornendogli un aiuto mirato sul suo bisogno e su quello del suo familiare. Si tratta di una sorta di guida gestita da operatori sociali qualificati e appositamente formati per strutturare un piano assistenziale personalizzato; inoltre, dopo una settimana dal primo contatto lo stesso operatore effettuerà una chiamata di follow up per fornire eventuale altro supporto. Il servizio prevede inoltre un portale online dove le persone che lavorano in Aviva potranno acquistare servizi rivolti alla cura della persona forniti da partner qualificati e a tariffe convenzionate e omogenee su tutto il territorio.

L’iniziativa si inserisce all’interno di un contesto che in Italia riguarda una fetta di popolazione sempre più ampia. Secondo una ricerca condotta da Jointly – Il welfare condiviso in collaborazione con il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell'Università Cattolica, nel nostro Paese ci sono infatti 8 milioni di caregiver e un lavoratore su tre si fa carico di un familiare anziano o non autosufficiente. Di questi, circa l’80% organizza le attività di assistenza in maniera “fai da te” e nel 15% dei casi viene valutata l’uscita dal mondo del lavoro per almeno uno dei due familiari impegnati in queste pratiche di sostegno.